Marx Reloaded, di Salvatore Cannavò
27 Maggio 2026
La dubbia solidità di Sanchez, la democrazia di Gobetti
di Salvatore Cannavò

Pedro balla da solo

Pedro Sanchez si è conquistato la palma del miglior leader progressista d’Europa. Forse anche del mondo, soprattutto dopo il successo del vertice internazionale di Barcellona. Se da un lato questo ruolo gli si addice e si possono comprendere i motivi per cui viene incensato, dall’altra non si possono tacere limiti e contraddizioni che hanno caratterizzato i suoi otto anni di governo (prima da solo, poi con la sinistra di Podemos prima e di Sumar poi). Altrimenti, non si capisce perché funzionino le manifestazioni di piazza della destra, non si coglie il senso di sconfitte elettorali come quella appena subita in Andalusia e non si percepisce la portata degli scandali che attorniano il Partito socialista operaio spagnolo (Psoe) da diverso tempo a questa parte.

É chiaro che Sanchez goda di un favore internazionale per via della capacità che ha avuto di reagire a Donald Trump sull’aumento delle spese militari in ambito Nato e sul contrasto, immediato e senza ambiguità, alla guerra in Iran. Una posizione di autonomia europeista che però va vista anche con l’ambizione spagnola di ritagliarsi un ruolo privilegiato sul piano internazionale. Basti pensare che nell’arco del suo mandato Sanchez si è recato già tre volte in Cina, che sta dando corpo a un vasto piano di energia rinnovabile, con risultati che pongono la Spagna ai primi posti in Europa e con una prospettiva di egemonia come ha dimostrato l’atteggiamento sull’accordo Ue-Mercosur: il premier spagnolo lo ha difeso, ma non si è messo frontalmente contro la Francia che invece frenava. Insomma, Sanchez è quel leader autonomista e multilateralista, aperto all’energia verde, disponibile al sociale che gran parte delle sinistre oggi non riescono a essere, basti guardare il Labour di Keir Starmer.

Però ci sono anche gli aspetti meno conosciuti. Ad esempio, gli insegnanti hanno indetto una mobilitazione al grido di: “Sense condicions dignes, no acabarem el curs”. “Senza condizioni degne, non finiremo l’anno”. I sindacati hanno convocato oltre diciassette giornate di sciopero per maggio e giugno. Già con il suo primo mandato, Sánchez ha mancato di abrogare completamente la “legge bavaglio”, approvata dal suo predecessore popolare, Mariano Rajo, come anche la riforma del lavoro che aveva portato allo sciopero generale contro Rajoy. Molti elementi dannosi di queste due leggi sono rimasti intatti (ricordando così l’atteggiamento spesso avuto dal centrosinistra italiano rispetto alle riforme delle destre: vedi Bossi-Fini). Più in generale in questi otto anni di governi di “coalizione progressista”, nonostante una decente progressione salariale – tra il 2019 e il 2024 il salario mediano è salito del 19% – non c’è stata una reale redistribuzione della ricchezza. A dare conto di questa contraddizione è il rapporto della Rete europea contro la povertà datato 2025 in cui si legge che “il rischio di povertà e/o esclusione sociale riguarda il 25,7% della popolazione , circa 12,6 milioni di persone. Dal 2014, cioè da oltre dieci anni, “le cifre non sono scese al di sotto del 25% della popolazione. In altre parole, almeno una persona su quattro in Spagna è rimasta a rischio di povertà e/o esclusione sociale nell’ultimo decennio”.

Altro dato citato nel rapporto è quello relativo alla crisi abitativa, “una delle principali preoccupazioni della popolazione spagnola” che costituisce anche “un importante fattore di povertà che accentua le disuguaglianze già esistenti nelle Comunità Autonome”. Negli scorsi giorni si è svolta una enorme manifestazione, “La casa ci costa la vita”, indetta dall’Unione degli Inquilini di Madrid, che protestavano contro l’aumento vertiginoso dei prezzi degli alloggi e la precarietà abitativa. Tra il 2014 e il 2024 il costo medio mensile degli affitti è cresciuto del 39,3% a livello nazionale “quasi il doppio rispetto all’aumento dei mutui (20,1%).” A suggellare questa incertezza nella politica abitativa c’è anche la bocciatura nelle Cortes, un mese fa, del decreto sul congelamento degli affitti che il governo aveva varato lo scorso marzo e fortemente voluto dall’ala sinistra dell’esecutivo, Sumar. Molto inquietante anche il fatto che la Spagna si collochi al di sopra della media dell’Unione europea in tutti gli indicatori di povertà, esclusione e disuguaglianza , ed è il quarto paese con la più alta percentuale di persone a rischio di povertà ed esclusione sociale, con 2,3 milioni di bambini e adolescenti che vivono in condizioni di povertà.
I dati smentiscono così un’idea di governo delle sinistre tutto schiacciato sul mondo del lavoro e dei più bisognosi, anzi, forse il successo di Sanchez, almeno per ora, si basa soprattutto sul consenso delle classi medie. Caratteristica che riguarda anche gli altri partiti della sinistra europea a cominciare dal Ps francese fino al Pd italiano. Senza questo sguardo non si capirebbe la continua ascesa dell’estrema destra di Vox che beneficia soprattutto di una progressiva disaffezione alla politica dell’elettorato tradizionale della sinistra, cosa che rappresenta il problema principale per queste forze. Infatti, la destra estrema avanza soprattutto a scapito della destra moderata con un travaso di voti al suo interno come hanno dimostrato le recenti elezioni andaluse. Da segnalare su questo fronte che, nell’audizione con papa Leone XIV, il Pontefice ha senz’altro concordato con Sanchez sui temi della politica internazionale ma gli ha anche chiesto “di favorire un dialogo proficuo tra la Chiesa locale e le Autorità governative, nonché tra le varie componenti della società civile, basato sul rispetto reciproco e volto alla promozione del bene comune”. Insomma, un rapporto di apertura e disponibilità con le comunità cattoliche scherate a destra.

Inoltre si aggiungono i guai giudiziari. Begona Gomez, moglie di Sanchez,è stata rinviata a giudizio dal giudice Juan Carlos Peinado sulla base di quattro reati ipotizzati: traffico di influenze, corruzione negli affari, malversazione e appropriazione indebita. Ma l’indagine forse più letale per l’intero Psoe è quella contro l’ex premier José Louis Zaptatero accusato per un opaco salvataggio pubblico della compagnia aerea Plus Ultra, salvataggio da cui avrebbe ricevuto vantaggi personali dell’ammontare di circa 2 milioni di euro.
Le vicende di Sanchez si rifletteranno sulla sinistra italiana, visto che Elly Schlein ha deciso di legare la propria segreteria all’immagine del premier spagnolo. Non a caso la stampa di destra italiana ha dato ampio risalto al pestaggio delle forze di polizia basca contro i militanti della Flotilla rientrati a Bilbao, capitale della regione autonoma. Un “incidente” di immagine per il governo progressista di Sanchez che però alimenta la contraddizione di cui parliamo e che invita a non fidarsi solo della politica dell’immagine, ma di basarsi sulle dinamiche reali. E queste dinamiche dicono che il futuro del socialismo spagnolo non è così solido come sembra.

Idee/La democrazia secondo Gobetti

Per ricordare lo stato comatoso in cui versa la tradizionale democrazia liberale, lo studioso Marco Revelli, peraltro impegnato anche politicamente, nel suo La democrazia è antiqua, elenca efficacemente i maggiori scritti di colleghi e colleghe degli ultimi anni: La democrazia sfigurata di Nadia Urbinati, Come muoiono le democrazie di Steven Levitsky e Daniel Ziblatt, Democrazia, ultimo atto? di Carlo Galli per poi ribadire la centralità di un classico del pensiero politico, Il futuro della democrazia, a opera di uno dei maestri di Revelli, Norberto Bobbio, scritto negli anni 90 del ‘900. E poi il “visionario” Postdemocrazia di Colin Crouch che a inizio degli anni 2000 aveva già individuato la crisi di un regime insidiato dalla forza degli interessi economici e dalla tecnica capitalistica.

Per Revelli, la democrazia è “antiquata” non solo perché i dati in possesso ne evidenziano la progressiva regressione su scala mondiale, ma perché è come se avesse perso l’anima, essendo “sempre più snaturata, sempre meno coerente con la propria ‘anima’ in un’epoca di ulteriore parossistica accelerazione della vita individuale e collettiva per opera della tecnica”. E così diventa una democrazia sempre più “esecutoria” “senza popolo” come dimostra l’astensionismo imperante, riservata “a pochi” e governata dal “denaro”, in preda alla “disinformazione” e soggetta allo strapotere delle armi. Si è rotto il “patto keynesiano” che ha segnato la fase centrale del ‘900 e quell’ambito politico-produttivo – la grande fabbrica fordista – che costituiva l’habitat più favorevole allo sviluppo di una democrazia. Lo strapotere della finanza, la crisi produttiva e il potere del consumatore rendono la democrazia desueta e superabile. Lo dimostra, scrive Revelli, quello studio di JP Morgan che imputava alle costituzioni democratiche europee l’incapacità di quesi sistemi di reggere lo scontro finanziario globale.

Al termine della sua utile rassegna di questa democrazia vetusta, l’autore ricorre a una preziosa risorsa del passato per offrire una prospettiva: Piero Gobetti. Il padre del socialismo liberale (quando questo termine era impregnato di nobiltà e serietà e non nel senso volgare che gli è stato conferito dagli adepti della Terza via) in un breve saggio intitolato semplicemente Democrazia “contrapponeva il suo modello di democrazia – definito come ‘la democrazia del fare’ – alla forma spuria, inautentica e degradata battezzata all’opposto ‘democrazia dell’armonia’ (destinata a tradire i propri stessi presupposti e a preparare la propria rovina)”. Una democrazia attiva, quindi, intesa come progressione di relazioni, scontri, conflitti e quindi sostanziata dagli stessi individui che le danno forma. Questo approccio permetterebbe di reagire alla malattia sociale del nostro tempo, per definire la quale Revelli ricorre al termine della psicosomatica “alessitimia”, con una pratica democratica basata sul divieto dell’uso della forza e della violenza e fondata su un “lavoro di cura” che richiederà tempo e pazienza.

Movimenti

Socialisti in the Usa: il deputato statale Chris Rabb sarà il secondo rappresentante al Congresso degli Stati Uniti sostenuto a livello nazionale dai Democratic Socialists of America (Dsa), dopo aver vinto le primarie democratiche per il 3° distretto congressuale della Pennsylvania. Non c’è nessun candidato repubblicano per questo seggio, che rappresenta il distretto più democratico del Paese. Oltre a Rabb, candidati sostenuti a livello locale o nazionale avevano vinto le elezioni legislative statali in Georgia (il deputato uscente Gabriel Sanchez), Pennsylvania (Ce-Ce Gerlach e Mark Pinsley), Kentucky (Robert LeVertis Bell) e Oregon (Farrah Chaichi) o erano passati al ballottaggio (Mathewos Samson in Georgia).

La Serbia agli studenti. Più di 180.000 persone hanno manifestato il 23 maggio, a Belgrado per chiedere elezioni, nella speranza di dare nuovo slancio al movimento anticorruzione nato dopo il tragico incidente alla stazione di Novi Sad nel novembre 2024. Si tratta della “seconda più grande manifestazione in Serbia dalla caduta [del presidente Slobodan] di Milošević nel 2000”, ha dichiarato Arhiv javnih skupova (AJS), un gruppo indipendente di giornalisti e intellettuali specializzato nel conteggio delle manifestazioni, sul social network X.

La Bolivia in piazza Proseguono in Bolivia le proteste cominciate a inizio maggio contro le misure di austerità decise dal governo del presidente conservatore Rodrigo Paz, i tagli ai sussidi del carburante, la proposta di riforma agraria voluta dal centro-destra, l’aumento del costo della vita. Centinaia di migliaia lavoratori manifestano da oltre tre settimane non solo nelle aree agricole ma anche nella capitale La Paz, per chiedere le dimissioni del capo dello Stato, al potere da appena sei mesi.

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