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Anche Frattini va in tilt per Wikileaks

Il titolare della Farnesina minimizza e poi si lascia andare: "Elementi preoccupanti, risultato dannoso per l'Italia". Briguglio: "Se ci sono minacce per il paese, il ministro riferisca al Copasir"

L’Italia nel mirino di Wikileaks. L’Italia come un sacco di altri Paesi: mica il sito di Julian Assage ce l’ha con noi. Al massimo, ce l’ha con l’universale ipocrisia della diplomazia internazionale. Eppure, le reazioni romane, che partono bene con una dichiarazione del portavoce della Farnesina Maurizio Massari (“Le relazioni e l’amicizia tra Italia e Stati Uniti hanno un tale spessore che nessuna rivelazione potrà scalfirle”), salgono di tono col passare delle ore, fino all’ipotesi delirante di complotti orchestrati contro il nostro Paese.

Ai giornalisti il ministro degli Esteri, Franco Frattini dice: “Ho parlato con il Dipartimento di Stato, che mi ha anticipato che, nella fuga di Wikileaks, ci saranno documenti di scenario che riguardano anche l’Italia”. Una frase che sembra escludere riferimenti a situazioni di crisi specifica tra Roma e Washington, come furono la tragedia del Cermis o l’uccisione a Baghdad di Nicola Calipari o ancora il processo agli agenti della Cia per il sequestro di Abu Omar (la sentenza d’appello è attesa il 15 dicembre) o persino la vicenda dell’elicottero del presidente, un contratto che l’Agusta-Bell strappò alla Sikorsky negli anni di Bush e che Obama ha poi cancellato all’insegna del rigore. Fin qui, Frattini conferma quello che l’ambasciata degli Usa a Roma aveva già fatto filtrare: cioè d’avere notificato, come stanno facendo tutte le ambasciate americane nel Mondo, la possibile pubblicazione di documenti riservati del Dipartimento di Stato che potrebbero riguardare l’Italia. C’è chi dice di sapere che essi riguardano “dossier preparati dai funzionari americani sulle relazioni internazionali e rapporti con privati cittadini”: indicazioni così generiche da non potere essere smentite.

Ma, forse il ministro qualcosa di più sa se, dopo un foro italo-spagnolo alla Camera, afferma: “Non è un complotto. Sono elementi molto preoccupanti: una combinazione d’informazioni inesatte, di enfatizzazione mediatica, di fatti negativi per l’Italia e di dati, che presumibilmente arriveranno con la pubblicazione dei documenti di Wikileaks”. E, poco diplomaticamente, va avanti: “Non vi è un unico burattinaio, ma vi è una combinazione” di episodi “il cui risultato è dannoso per l’immagine dell’Italia”, che, invece, “nell’interesse nazionale”, va “difesa”. Sulle parole di Frattini, va a nozze il premier Berlusconi – ma, questa, è un’altra storia – salvo poi rigettare la responsabilità del “complotto” sul ministro degli Esteri, le cui frasi mescolano di tutto un po’, dalle indagini su Finmeccanica, che “rappresenta l’Italia in settori delicatissimi come l’industria della difesa e l’alta tecnologia”, alla rivelazioni di Wikileaks, passando per la spazzatura di Napoli. Proprio la sortita di Frattini, oltre che innescare l’eloquio del premier, desta interrogativi e timori nelle forze politiche: che cosa mai ci sarà nei file che stanno per uscire per innalzare una barriera di protezione così alta? “Se ci sono minacce reali contro l’Italia, il governo riferisca al Parlamento e al capo dello Stato. E il ministro degli Esteri riferisca, in particolare, al Copasir, dove l’audizione del presidente Berlusconi appare ormai ineludibile dopo il comunicato del Consiglio dei ministri che suscita preoccupazione, almeno nella parte che riguarda gli scenari internazionali e i rapporti con i Paesi alleati, in relazione alle notizie in arrivo da Wikileaks”. A dichiararlo per primo è Carmelo Briguglio, capo della segreteria politica Fli e membro del Copasir, il comitato di controllo sui servizi segreti. Chissà se Assange se l’aspettava: Obama, magari, non trema, ma Berlusconi (e Frattini) si agitano.

Da Il Fatto Quotidiano del 27 novembre 2010