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Le motivazione del gip di Bari: “Arrestate Lavitola, può ancora inquinare le prove”

Nell'ordinanza del giudice Sergio di Paola, il faccendiere viene descritto come un personaggio 'processualmente arrogante': sotto accusa il suo utilizzo spregiudicato dei mezzi mediatici, attraverso i quali è in grado di trasmettere comunicazioni con altri indagati

Valter Lavitola a Bersaglio Mobile

Valter Lavitola deve essere arrestato – aveva scritto il gip di Bari, Sergio di Paola – anche perché è in grado di inquinare le prove. Ma non solo. Nelle pagine dell’ordinanza d’arresto si legge qualche dettaglio in più sulla ‘indole’ dell’ex direttore de L’Avanti!, descritto alla stregua d’un personaggio processualmente arrogante. La procura barese menziona, per esempio, l’utilizzo spregiudicato dei mezzi mediatici di diffusione nazionale. Lavitola ha potuto leggere ieri questi documenti, dalla sua latitanza, proprio mentre s’apprestava a farsi intervistare nella prima puntata di Servizio Pubblico, la nuova trasmissione condotta da Michele Santoro.

C’era stato un precedente, l’intervista concessa a Enrico Mentana su La 7, nel corso di Bersaglio Mobile. Nel perfezionare il ritratto di Lavitola, peraltro, si deve aggiungere che l’arroganza rilevata dai magistrati si unisce a un’altra peculiarità: il ‘faccendiere’ latitante non s’è sottratto alle domande dei giornalisti. E’ soprattutto con i magistrati che vogliono arrestarlo, insomma, che non intende parlare. La richiesta d’arresto firmata dal gip Di Paola resta ancorata alla vicenda Tarantini-Berlusconi. Il reato ipotizzato è il 377 bis: induzione a mentire. Ai pm baresi che indagavano sulle 30 donne portate al premier da Gianpaolo Tarantini, infatti, l’imprenditore avrebbe detto il falso, negando, per esempio, che Berlusconi conoscesse il loro ruolo di prostitute.

E Lavitola, in questa condotta di Tarantini, avrebbe giocato un ruolo: l’avrebbe indotto a dire il falso. E’su questo reato che il gip Di Paola confeziona l’ordinanza d’arresto. E bisogna ricordare che, in un primo momento, il sostituto procuratore Pasquale Drago ha ritenuto che Lavitola non andasse arrestato. Poi Drago s’è allineato alla posizione del gip, il quale, nell’ordinanza, scrive che per Lavitola persiste un evidente pericolo di fuga. Un’ovvietà – considerato che Lavitola è latitante – alla quale s’aggiunge una fitta ‘rete’ di ‘rapporti’ in grado di consentirgli lo spostamento tra più Stati. Il pericolo di reiterazione del reato è elevato, secondo il gip, che indugia sulla personalità spregiudicata di Lavitola, in grado di inquinare tuttora le prove, avendo peraltro, a sua disposizione, notevoli risorse finanziarie e collegamenti con personaggi molto influenti.

C’è poi il riferimento alle sue presenze in tv, nel quale il gip sottolinea che, in questo modo, Lavitola è anche in grado di trasmettere comunicazioni con altri indagati. Considerazioni che si aggiungono agli atti, già depositati dal tribunale del Riesame di Napoli, dove è nata l’indagine. A settembre, infatti, i pm Francesco Curcio, Vincenzo Piscitelli ed Henry John Woodcock avevano chiesto – e ottenuto – sia l’arresto di Lavitola, sia quello di Tarantini, accusati di aver estorto al premier almeno 500 mila euro al premier. In cambio, nella posta in gioco, c’era la strategia difensiva, adottata da Tarantini, nel procedimento, aperto a Bari, sulle prostitute portate nel 2008 a Berlusconi. E’ da allora che Lavitola è irreperibile. In due mesi, tranne l’esigenza di arrestarlo, è però cambiato molto. Il Tribunale del Riesame di Napoli, infatti, è intervenuto sia sulla competenza territoriale, sia sull’ipotesi di reato, mutato in “induzione a rendere dichiarazioni mendaci”. Furono gli stessi pm napoletani a chiedere, proprio in quell’udienza, se non fosse il caso di mutare il reato da estorsione a induzione a mentire.

Il Riesame trasmise i fascicolo per competenza a Roma, dove s’indaga ancora oggi per estorsione, mentre a Bari è stato aperto un ulteriore fascicolo per l’induzione a mentire. Un’ipotesi di reato che, se confermata, mette nel mirino della procura direttamente Berlusconi: sarebbe il premier, infatti, ad aver tratto vantaggio dalle menzogne di Tarantini, indotte, secondo l’accusa, proprio da Lavitola. Il procedimento è stato affidato al procuratore aggiunto Pasquale Drago che, come abbiamo scritto, ha dovuto valutare se, per Lavitola, si dovesse confermare l’arresto già disposto dai pm napoletani. Drago aveva chiesto la revoca dell’arresto, mentre Lavitola era ospite di Mentana, facendosi intervistare da Panama. Il gip ha respinto con fermezza la richiesta del procuratore aggiunto: Lavitola va comunque arrestato. Ora sappiamo perché.

da Il Fatto Quotidiano del 4 novembre 2011