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Archivio cartaceo | di Sandra Amurri | 8 agosto 2010

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Se Nichi torna un gay

“Non darei la comunione a Vendola perché ostenta la sua condizione perversa e malata di omosessuale praticante. A questa gente come lui, un gran furbacchione che specula sulla sua presunta vicinanza alla Chiesa, i vescovi e i sacerdoti sappiano dare un bel calcio nel sedere”. Questo è il pensiero di monsignor Vincenzo Franco, vescovo emerito di Otranto. “Se muore un gay certamente me ne dolgo e prego per lui, ma non posso celebrare una messa funebre per la semplicissima ragione che è morto senza pentimento, senza cambio di vita e da pubblico peccatore, pietra di scandalo. Il Vaticano spesso tace su questioni importanti dando un’idea di indulgenza a buon mercato”. Il riferimento è sempre ai gay ma anche a chi convive more uxorio. “Esiste una mal celata idea di misericordia”. E se si prova a ricordargli che Dio è misericordioso risponde: “Certo ma allora costoro se la vedano direttamente con lui, noi in terra non possiamo cambiare le regole imposte dal diritto canonico”. Parole che sgomentano, respingono e allontanano e danno il la ad una musica che, seppure in sordina, serpeggia anche negli ambienti politici cosiddetti progressisti da quando Nichi Vendola ha dichiarato che si candiderà a governare il Paese.

In assenza di argomenti politici o di argomenti deboli da contrapporre al presidente della Puglia che smuove le piazze e le coscienze – e che viene apostrofato come “il poeta di cui la politica non sente il bisogno” o come “il sognatore” a cui manca la concretezza dell’agire – il solo leit motiv sembra essere la sua omosessualità dichiarata e mai ostentata, come il suo essere cattolico.
Due condizioni inconciliabili per monsignor Franco che lancia alla Chiesa un duro richiamo di fedeltà alle regole su cui si fonda, di chiara matrice integralista. Ma questo è un Paese che saprebbe fare i conti con un premier omosessuale? Oppure l’omosessualità, al di là delle enunciazioni utili per conquistare il patentino di “uomini civili”, continua ad essere un fattore di discriminazione? “Credo che posizioni così brutali e razziste, che sono evidentemente l’indicatore che esiste ancora una forte discriminazione, vengano espresse in quanto la politica continua ad essere subalterna alla Chiesa”. Risponde così Franco Grillini, responsabile nazionale Diritti civili dell’Idv e presidente onorario di Arcigay, associazione fondata con Nichi Vendola. “Altrimenti – prosegue – al vescovo emerito di Otranto e a tutti gli altri vescovi e cardinali che di volta in volta si uniscono al coro, verrebbe spiegato che il nostro Stato è regolato dalla Carta costituzionale. Punto”.

Ma secondo Grillini, a dimenticarlo è anche il maggiore partito di opposizione, il Pd, a cui non ha mai aderito da ex Ds contrario allo scioglimento e alla mescolanza con la Margherita. “È ovvio che certe posizioni retrive e razziste trovino terreno fertile nei settori clericali conservatori del Pd. Sono una sorta di richiamo della foresta, come dimostra la posizione che il Partito democratico ha avuto in consiglio provinciale a Pesaro votando contro la mozione sulle unioni civili, o in consiglio comunale a Udine dove si è schierato contro la campagna anti-omofobia. Invece su questi temi noi dell’Idv non ci siamo mai divisi: sui diritti civili abbiamo una posizione chiara e netta”. Ci sono i presupposti perché nel Pd si scateni una campagna anti-Vendola fondata sulla sua omosessualità? “Se accadrà non avverrà certamente in maniera palese perché vorrebbe dire assumersi la responsabilità di fare del razzismo a buon mercato e questo li penalizzerebbe, nel senso che provocherebbe una tale levata di scudi che di fatto sarebbe una campagna pubblicitaria pro-Nichi”.

Alcuni anni fa, Eugenio Scalfari, rispondendo alla domanda di un lettore sul Venerdì di Repubblica che chiedeva se l’Italia avrebbe potuto avere un presidente della Repubblica gay scrisse: “Io non ho pregiudizi ma è difficile che un gay possa rappresentare tutti i cittadini”. Mentre il Paese potrebbe avere un premier gay? Risponde Grillini: “I cittadini vogliono essere ben governati soprattutto di fronte alla drammaticità del momento che vede crescere la disoccupazione e la povertà, poi, che il presidente del Consiglio sia omosessuale credo che non gliene freghi proprio niente”. Però l’elezione di un premier gay segnerebbe anche la fine di un tabù. “Certamente – prosegue l’esponente Idv – Quando Nichi venne eletto in Puglia dissi che era un fatto storico. Se diventasse capo del governo sarebbe una rivoluzione copernicana”. E magari anche in Italia come in Islanda governata da Johanna Sigurdardottir lesbica il Parlamento approverebbe la legge sui matrimoni gay ribattezzata ad personam perché ha permesso alla premier di sposare la sua compagna.

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