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il Fatto Quotidiano
5 Settembre 2025
Il fatto di domani
La giornata in cinque minuti

UCRAINA, PUTIN AVVISA: FORZE NATO “OBIETTIVI LEGITTIMI”. ZELENSKY TIRA DRITTO: “POSSIBILE DISPIEGAMENTO DI MIGLIAIA DI SOLDATI OCCIDENTALI”. Vladimir Putin ha ribadito di considerare obiettivo “legittimo” qualsiasi esercito occidentale schierato in Ucraina. Una risposta inequivocabile all’indirizzo dei Volenterosi, riuniti ieri in Francia per discutere sulle garanzia di sicurezza. Appena 24 ore fa il presidente Macron annunciava il consenso di 26 paesi al dispiegamento di soldati per difendere Kiev via aria, terra e mare. “Se dovessero arrivare delle truppe, soprattutto ora che sono in corso i combattimenti, partiamo dal presupposto che saranno obiettivi legittimi”, ha dichiarato lo zar durante l’Eastern economic forum (Eec) nella città di Vladivostok. Ma il monito del Cremlino resta inascoltato, a Kiev, desiderosa di coinvolgere i partner atlantici. “Migliaia di truppe occidentali potrebbero essere dispiegate in Ucraina nell’ambito delle garanzie di sicurezza contro la Russia” ha dichiarato il presidente Volodymyr Zelensky in una conferenza stampa congiunta con il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa nell’Ucraina occidentale. L’esponente portoghese ha annunciato nuove sanzioni europee in collaborazione con gli Stati Uniti, per convincere Putin ad incontrare Zelensky. Poi ha ricordato come Trump sia stato “molto chiaro nel garantire il sostegno degli Usa”. Secondo l’emittente Usa Nbc, gli Stati Uniti potrebbero assumere la guida nel monitoraggio di una zona cuscinetto demilitarizzata in Ucraina, nell’ambito di un accordo di pace, per evitare il coinvolgimento diretto della Nato nel conflitto: un punto cruciale per Mosca. Il piano, elaborato dopo l’incontro tra Donald Trump e Vladimir Putin in Alaska lo scorso 15 agosto, è ancora ipotetico. Sul Fatto di domani le ultime notizie sulla guerra n Ucraina e i desiderata di Donald Trump.


ISRAELE COLPISCE UN GRATTACIELO A GAZA CITY, KATZ: “LE PORTE DELL’INFERNO SI SONO APERTE”. LA COMMISSIONE UE SARICA RIBERA: “GENOCIDIO NELLA STRISCIA? NON È LA NOSTRA POSIZIONE”. “Le porte dell’inferno si sono aperte a Gaza”, scriveva stamane, sulla piattaforma social X, il ministro della difesa israeliano Israel Katz. Poco dopo, intorno alle 13, l’esercito israeliano ha annunciato di aver colpito il grattacielo Al Mushtaha a Gaza City. Secondo le Forze di difesa era diventato una roccaforte di Hamas, in attesa dell’invasione dei soldati di Tel Aviv. “All’interno dell’edificio, Hamas ha installato infrastrutture utilizzate per preparare e condurre attacchi contro le truppe dell’esercito israeliano”, si legge nel comunicato delle Idf. Poco prima, le truppe israeliane avevano annunciato attacchi ai grattacieli della city solo “nei prossimi giorni”. I tempi degli ordini di evacuazione non sono chiari: secondo Israel Katz oggi l’esercito avrebbe lanciato il suo primo avviso formale di evacuazione ai residenti di un edificio a più piani di Gaza city, in vista di un imminente attacco. “L’attività delle Idf aumenterà – ha scritto su X il ministro della Difesa – finché gli assassini e gli stupratori di Hamas non accetteranno le condizioni poste da Israele per porre fine alla guerra, in primo luogo il rilascio di tutti gli ostaggi e il disarmo”. Dopo l’attacco al grattacielo, Katz ha pubblicato su X il video della distruzione con il commento: “Abbiamo iniziato”. Ieri Israele ha annunciato di controllare circa il 40 per cento del centro abitato. Intanto, la Commissione europea prende le distanza da Teresa Ribera. La commissaria spagnola aveva usato il termine genocidio, ieri. Oggi palazzo Berlaymont fa un passo indietro: “Non è la posizione della Commissione”. Secondo Al Jazeera, dall’alba i raid israeliani nei confini della Striscia hanno ucciso almeno 44 palestinesi, 30 a Gaza City. Tra i morti ci sono almeno sette bambini. Sul Fatto di domani tutti gli aggiornamenti sul dramma di Gaza.


GPS DEL VOLO VON DER LEYEN, LA COMMISSIONE AMMETTE: “NON È STATO ATTACCO RUSSO”. MA LUNEDÌ DICEVA: “PALESE INTERFERENZA DI MOSCA”. Sul sabotaggio russo contro Ursula von der Leyen, la Commissione europea ha smentito se stessa in pochi giorni. Lunedì 1 settembre accusava Mosca di aver messo fuori uso il sistema elettronico per rilevare la posizione, obbligando l’aereo con a bordo la presidente dell’esecutivo europeo ad atterrare grazie alle mappe cartacee, in Bulgaria. Una “palese interferenza della Russia”, aveva annunciato ufficialmente la Commissione europea. Il caso nasce con l’articolo del Financial Times: secondo il quotidiano britannico, il Gps avrebbe smesso di funzionare mentre l’aereo viaggiava da Varsavia a Plovdiv. Gli incidenti legati al disturbo del segnale – riferiva la testata – sono aumentati notevolmente nel Mar Baltico e negli stati dell’Europa orientale vicini alla Russia, colpendo aerei, imbarcazioni e civili che utilizzano il servizio per la navigazione quotidiana. La portavoce Arianna Podestà, nel briefing quotidiano con la stampa, ha subito accusato la Russia della “palese interferenza” contro von der Leyen. Ma le attività di jamming (disturbo dei segnali elettromagnetici) sono all’ordine del giorno sul fianco orientale europeo per via del conflitto in Ucraina: spengono le onde radio su vaste aree, non i singoli dispositivi. La smentita alla versione della Commissione Ue è arrivata a stretto giro, lunedì stesso, dal ministro dell’Interno bulgaro: “Possiamo affermare categoricamente che non si tratta di un attacco informatico”. Oggi anche Palazzo Berlaymont è tornata sui suoi passi: “Non abbiamo mai detto che l’interferenza al segnale Gps riscontrata dall’aereo sul quale volava la presidente Ursula von der Leyen in Bulgaria sia stata espressamente contro di lei”, ha detto Podestà ai giornalisti. E la “palese interferenza da parte della Russia?” La colpa, ha spiegato la portavoce, è di un “comunicato stampa” delle “autorità bulgare”. Intanto, la fake news è stata rilanciata dalle principali testate italiane. Sul Fatto di domani la storia della bufala.


LE ALTRE NOTIZIE CHE LEGGERETE

Usa, blitz anti-immigrati nelle fabbriche Hyundai Motor e LG: arrestati 450 lavoratori, tra cui 300 sudcoreani. La Corea del Sud ha espresso “preoccupazione e rammarico” per il raid negli stabilimenti produttivi dei colossi tecnologici di Seul, nello Stato americano della Georgia. “I diritti delle persone non devono essere ingiustamente violati”, ha dichiarato il ministero degli Esteri. “Le attività economiche delle nostre aziende che investono negli Stati Uniti e i diritti e gli interessi dei nostri cittadini non devono essere ingiustamente violati”, ha affermato il portavoce del ministero Lee Jae-woong. Le autorità americana hanno spiegato che la retata e gli arresti facevano parte di un’indagine su individui privi di documenti, secondo quanto riportato dai media locali.

Stellantis raddoppia la produzione della Grande Panda: ma la nuova fabbrica sarà in Algeria. Prima la Serbia, ora lo Stato nordafricano. Dopo le indiscrezioni arriva l’ufficialità: il sito scelto per montare i pezzi sarà a Tafraoui, nell’area occidentale dell’Algeria. A Torino, quello che i vertici di Stellantis continuano a definire il “cuore pulsante” dell’azienda, l’auto è stata solo concepita nel Centro Stile Fiat e presentata in pompa magna.

Trieste, fermato 25enne pakistano indagato per terrorismo. L’indagine è coordinata dalla Procura Distrettuale Antimafia e Antiterrorismo di del capoluogo del Friuli-Venezia Giulia. Nasce dal monitoraggio che i Ros effettuano, anche sul web, relativamente a soggetti potenzialmente a rischio radicalizzazione. L’uomo è indagato per associazione con finalità di terrorismo anche internazionale e istigazione a delinquere. iIl giovane avrebbe effettuato ricerche online di materiale di ispirazione jihadista, che a sua volta rilanciava su social media.

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