Tendenze di Fatto
11 Luglio 2026
I giovani rottamano il vecchio mito dell’estate del desiderio
di Ilaria Mauri

Dalle spiagge assolate di Sapore di sale ai balli sensuali di Dirty Dancing, dai falò notturni della serie L’estate nei tuoi occhi passando per l’erotismo languido di classici della letteratura giovanile come Chiamami col tuo nome, la narrativa pop ci ha sempre venduto un copione infallibile. L’estate è il teatro per eccellenza del risveglio ormonale. Il caldo, la salsedine, il tempo dilatato e i tramonti vacanzieri sono da sempre i complici storici della scappatella estiva, quel rito di passaggio che mescola i primi baci a nottate di passione bruciante e senza filtri. Passavano i decenni, si aggiornavano i look e le località, si susseguivano volti più o meno noti, ma tutto concorreva a consacrare le vacanze estive come la stagione delle prime cotte, dei baci dati troppo presto e delle promesse finite insieme all’abbronzatura. Eppure, analizzando le vere tendenze di fatto della società contemporanea, questo immaginario sembra non trovare più spazio nella realtà dei ventenni. Il mito della stagione dell’amore è stato ufficialmente rottamato: la Generazione Z non fa più sesso. O meglio, messa di fronte alla scelta tra una notte di sesso sfrenato e una solida, ininterrotta dormita di otto ore, preferisce di gran lunga la seconda.

La scena è quasi comica: mentre gli adulti continuano a immaginare i ventenni come una massa ormonale fuori controllo, molti diretti interessati sembrano preferire una notte di sonno. Secondo un sondaggio di EduBirdie condotto su 2.000 adulti della Gen Z, il 67% sceglierebbe una dormita riposante al posto del sesso. Il 64% metterebbe prima la stabilità lavorativa, il 59% il successo personale, il 50% le amicizie e il 46% perfino il tempo da trascorrere da soli. La coppa della generazione più disinibita, per ora, può tornare nello scatolone. Guai, però, a definirla una generazione puritana: lo stesso sondaggio registra anche sperimentazione sessuale, sexting e comportamenti tutt’altro che casti. Il punto è un altro: il sesso è entrato nella grande categoria contemporanea delle attività da valutare in termini di costo-beneficio. Costa tempo, soldi, energie emotive, esposizione, possibilità di rifiuto, performance, imbarazzo. Dormire, invece, ha un vantaggio competitivo notevole: non giudica, non ghosta, non pretende chiarimenti il giorno dopo.

È la cosiddetta sex recession, la recessione del sesso. Il Time ne parlava già nel 2018, segnalando che il calo non era un’impressione moralista ma una tendenza misurabile. Un rapporto americano del 2025 citato dal Times ha poi indicato che la mancanza di sesso nell’anno precedente tra i giovani uomini è passata dal 9% del periodo 2013-2015 al 24% nel 2022-2023; tra le giovani donne dall’8% al 13%. Non un blackout improvviso, dunque, ma una lenta disattivazione. A certificarla non sono soltanto i numeri. Esther Perel, psicoterapeuta belga trapiantata a New York e autrice di Mating in Captivity, lo ha spiegato chiaramente: «La Gen Z esce meno. Ha meno sesso. Beve meno. Si assume meno rischi». Secondo Perel, la questione non è solo la mancanza di occasioni, ma la trasformazione stessa dell’intimità. «La libertà deriva dal rischio», dice. E il rischio, oggi, è esattamente ciò che molti giovani cercano di evitare.

Il paradosso è che tutto questo accade nell’epoca in cui il sesso è ovunque: nei feed, nelle serie tv, nel porno online, nei corpi levigati dagli algoritmi. Ma l’esposizione continua può aver reso il sesso reale meno semplice, non più facile. Il porno, soprattutto quando diventa il primo manuale sentimentale di una generazione, produce aspettative distorte: corpi sempre disponibili, performance senza goffaggine, nessun silenzio imbarazzante, nessuna trattativa. La realtà, al confronto, richiede ascolto, consenso, frustrazione, presenza. In una parola: corpo. E forse proprio per questo la Gen Z non sembra più così interessata alle scene di sesso patinate, perfette, commerciali, infilate dentro film e serie come escamotage narrativo. Secondo una ricerca del Center for Scholars & Storytellers dell’Università della California, circa metà degli Zoomer pensa che nei contenuti che guarda ci sia troppo sesso. Anche Olivia Wilde, regista del nuovo film I Want Your Sex, ha riconosciuto che Hollywood per anni non ha rappresentato l’intimità in modo particolarmente realistico. La Gen Z, sostiene, chiede storie meno incastrate nelle vecchie formule — ragazzo incontra ragazza, ragazzo va a letto con ragazza, ragazzo si innamora — e più capaci di raccontare la confusione, gli errori, i tentativi, la rivoluzione sessuale privata che ogni persona attraversa a modo suo.

Il contesto fa il resto. La Gen Z è cresciuta tra pandemia, isolamento, precarietà, affitti proibitivi, ansia per le guerre e i cambiamenti climatici, dibattiti sul consenso, confronto permanente con i social e discussioni sempre più polarizzate su genere, sesso e potere. Non proprio la cornice ideale per lasciarsi andare con leggerezza. Se vivi ancora con i genitori, lavori a intermittenza, hai l’ansia da prestazione e una chat che può finire lì in qualunque momento con un visualizzato, la scappatella estiva diventa una fonte di ansia più che una tentazione. Il punto non è rimpiangere un passato che spesso era solo più ipocrita, più maschilista e meno attento al consenso. Il punto è capire che cosa succede quando anche il desiderio entra nella logica dell’ottimizzazione: dormire meglio, lavorare meglio, mangiare meglio, allenarsi meglio, amare meglio. La Gen Z non sembra rifiutare il sesso perché lo disprezza. Sembra inserirlo dentro una graduatoria di priorità in cui il piacere deve competere con salute mentale, lavoro, sicurezza e necessità banalissima di tenere tutto insieme.

E così l’estate resta lì, con il suo vecchio repertorio: il mare, il caldo, le notti in spiaggia, i messaggi mandati troppo tardi, i romanzi in cui qualcuno si innamora sempre nel momento meno opportuno. Solo che una parte dei ragazzi guarda quel copione e lo trova faticoso. Non impossibile, non vietato, non immorale. Faticoso. La vera rivoluzione non è la castità: è la trasformazione del desiderio in una tra le tante voci da spuntare in agenda.

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