Condividi

Vita da campo, il lodge come in un set del cinema

Di notte la temperatura arriva anche allo zero. La tenda non ha riscaldamento ma la sera, mentre si è a cena, qualcuno provvede a scaldare il letto. E a disposizione ci sono piumoni e coperte degni di un campo base sull’Everest. Dopo la prima notte passata con l’orecchio teso ad ascoltare tutti i rumori dell’intensa vita notturna dell’Africa selvaggia, le altre non si fatica certo a prendere sonno. Per via che i timori di vedersi aprire la tenda da un leone che usa un’unghia come taglierino sono spariti e la fatica della giornata è una costante. Ma il leone non sa che una tenda si può aprire con un’unghia. Resterebbe anche deluso dal sapore della preda possibile, qualche coriaceo turista. Meglio una tenera gazzella. Un safari come si comanda comincia presto perché le piste e gli animali vanno scovati e qualche volta i trasferimenti sono lunghi. Da questa Africa si deve tornare con il carniere fotografico, e quello delle sensazioni, pieni.

Il safari day tipico comincia alla 5 del mattino. Alla porta della tua tenda senti una voce che pronuncia sommessamente “knock knock” che sarebbe il rumore di quando si bussa ad una porta. Ma siccome questa è una tenda, l’inserviente che ti porta il caffè deve “bussare a voce”. La temperatura è di uno o due gradi, di notte arriva anche allo zero. Il cottage non ha riscaldamento ma la sera prima qualcuno ha provveduto a scaldare il letto e a disposizione ci sono coperte e piumoni capaci di tenere in caldo una spedizioni di alpinisti in quota. Il caffè lo bevi che è ancora buio, la doccia (bollente) ti riporta in vita.

Giacca a vento pesante mimetica, zuccotto di lana in testa e cappello all’Indiana Jones per quando verrà il sole, pantaloni con varie tasche con dentro torcia elettrica, fazzoletti, crema per il sole, batterie per la macchina fotografica, taccuino ecc. e sei pronto. La colazione all’inglese (uova, burro, bacon, porridge) è pronta sul tavolo da campo e un paio di inglesi (i turisti più affezionati) che divorano pane tostato e imburrato sono già all’opera.

La Land Rover è pronta. Una decina di posti scoperti. I sedili più alti sono panoramici ma gli scossoni sono più evidenti, i posti bassi dopo più confortevoli ma il leone di passaggio te lo trovi a un centimetro dal naso. Cominciamo con quelli alti. Sul sedile trovi una boule d’acqua calda e un poncho con cappuccio di pile e nylon. In effetti a stare fermo lassù la giacca a vento non basta. Si va. L’autista spiega che si sono visti leoni in quel certo posto.

Scossoni, polvere, un freddo gelido. Fa freddo finchè non spunta il sole perché la terra arida non è riuscita a trattenere il calore del giorno prima.

Oppure ippopotami nella tal laguna. O antilopi rarissime nella radura a sud della laguna. Quindi si va. Scossoni, polvere, un freddo gelido. Fa freddo finchè non spunta il sole perché la terra arida non è riuscita a trattenere il calore del giorno prima. E’ così che funziona. Ma l’alba è uno dei momenti da non perdere. Un sole enorme si alza facendosi largo nella bruma e illumina in controluce quei pochi alberi all’orizzonte. Sarà anche l’immagine più classica della savana ma resta di un fascino unico.

Quando il sole è appena alto sull’orizzonte è come se si fosse accesa una grande stufa. Via il poncho, via la giacca a vento, via il maglione, si resta in camicia e cappello Indiana Jones. Qualche volta l’obbiettivo (elefanti, leoni, antilopi, ippopotami e il resto) si raggiunge in fretta, qualche volta le “prede” ti fanno sudare. Devi scovarle, inseguirle, giocare d’astuzia, capire le tracce e gli odori. E la guida ti inonda di affascinanti racconti di "caccia". L’obbiettivo per un malato d’Africa che si rispetti è catturare i big five: elefante, rinoceronte, leone, bufalo, leopardo. A metà mattina sosta caffè e spuntino. Dal bagagliaio della Land Rover spuntano thermos e dolcetti.

Via ancora dietro tracce di animali. All’ora di pranzo pausa. Tavolata comune e scambio di racconti di viaggio tra i componenti dei vari equipaggi delle differenti Land Rover. Spuntano anche i computer dove sono state scaricate le foto fatte da far vedere agli altri. Sono i carnieri moderni. Due leonesse con i piccoli che sbadigliano scatenano l’invidia di tutti. La sera cena tutti insieme con i maglioni stile Cortina e ancora computer (se le batterie hanno retto), quattro chiacchiere intorno al fuoco, poi a letto presto sotto una montagna di coperte. Ti accompagna uno dello staff, di solito, perché è di notte che i carnivori si mettono in caccia. E magari sul sentiero che ti porta al tuo lodge ci trovi un rarissimo licaone, un leopardo curioso, un paio di iene affamate. La prima notte ci si sveglia ad ogni piccolo rumore. E di rumori la foresta e la savana là fuori ne producono tanti. La seconda si cerca di individuarli i rumori: sarà uno sciacallo quello che passa rasente la tenda? Un ippopotamo che grufola quella specie di rantolo appena lì fuori? Iene che banchettano gli urli lontani? Un leopardo il ruggito? Domani studieremo le tracce intorno alla tenda. La terza notte, ormai abituato, te la prendi con la savana che disturba il tuo sonno come a casa il rumore del traffico. Anche se è difficile non crollare esausti dopo una giornata di safari.

Vita da campo, il lodge come in un set del cinema

Per offrirti il miglior servizio possibile questo sito utilizza cookies. Continuando la navigazione nel sito acconsenti al loro impiego in conformità alla nostra Cookie Policy

×