Preferirei di no, di Paolo Frosina
24 Marzo 2026
Il miracolo civico a difesa della Carta
di Paolo Frosina

Care lettrici e cari lettori di questa newsletter,

l’esordio di questa puntata di saluto può essere uno solo: ce l’abbiamo fatta. Il No alla riforma Nordio-Meloni ha vinto nettamente il referendum costituzionale con quasi 14 milioni e mezzo di voti, due milioni in più del Sì, con l’affluenza che ha sfiorato il 60%. Un risultato che fino a pochi mesi fa sarebbe sembrato fantascientifico. A rendere possibile questo miracolo civico è stato l’impegno generoso e collettivo di tanti attori: la magistratura, la società civile, una parte della stampa (con il Fatto in prima linea) e alcune delle forze di opposizione (che però hanno iniziato sul serio a fare campagna soltanto all’ultimo, quando il traguardo era ormai in vista). I dati ci dicono che a trainare il No è stato soprattutto il voto giovanile, nonostante il governo abbia cercato di limitarlo impedendo agli studenti di votare fuori sede. E che il voto “politico” è stato meno rilevante delle attese: tra chi ha scelto il No, solo una minoranza dice di averlo fatto in una logica di contrasto al governo, mentre la motivazione più citata è anche la più semplice: “Il desiderio di non modificare la Costituzione“.

La campagna dell’Associazione nazionale magistrati – condotta attraverso il suo comitato “Giusto dire No” – è stata particolarmente efficace: giudici e pm sono usciti dalle torri d’avorio entrando i contatto con i cittadini e comunicando i rischi della riforma in modo non eccessivamente tecnico, con l’aiuto fondamentale dell’agenzia di comunicazione Proforma, ideatrice di uno slogan particolarmente riuscito e proprio per questo attaccatissimo dal centrodestra: “Vorresti giudici che dipendono dalla politica?“. Il governo, a partire dalla premier Giorgia Meloni, ha cercato in tutti i modi di convincere che la riforma non fosse un tentativo di punire o di controllare i magistrati. Ma gli elettori non ci hanno creduto, perché il contesto politico diceva tutt’altro. In questo senso, probabilmente, la pietra tombale sulla riforma è stata la confessione di Giusi Bartolozzi, la capo di gabinetto del ministero della Giustizia, sfuggita in un momento di comunicazione durante un dibattito in una tv locale: “Votate Sì e ci togliamo di mezzo la magistratura“. Un programma politico riassunto in una frase, che gli italiani hanno rigettato. Ma di certo ha pesato anche lo scandalo, sollevato dal Fatto subito prima del voto, che ha coinvolto il sottosegretario Andrea Delmastro, e i suoi affari con i prestanome del clan mafioso dei Senese.

Noi, come giornale, siamo convinti di aver fatto la nostra parte nel raggiungere il risultato. Ora si apre una partita tutta politica: Nordio sembra intenzionato a restare al suo posto e a blindare sia Bartolozzi sia Delmastro. Può darsi che nessuno dei tre alla fine si dimetterà: sappiamo come questa classe politica non abbia particolarmente a cuore la questione morale. Ma di certo la vittoria del No rende più difficile mettere la polvere sotto il tappeto, come la destra era già pronta a fare se avesse portato a casa il referendum. Speriamo, poi, che il voto mandi in archivio l’altro assalto programmato alla nostra Carta fondamentale, quello sul premierato. E che si fermino le leggi pro-impunità ancora in cantiere in tema di giustizia, dalla riforma della custodia cautelare a quella sul sequestro degli smartphone. Noi, come sempre, vi racconteremo quello che succede senza abbassare mai la guardia, fedeli alla “linea politica” dichiarata nel primo numero del Fatto: la Costituzione della Repubblica italiana. Vi ricordiamo che, per festeggiare la vittoria del No, da oggi al 7 aprile potete abbonarvi al giornale e al sito a un prezzo molto speciale.

Grazie a chi ha letto Preferirei di No e a chi l’ha fatta girare, grazie ai nostri abbonati, sostenitori e lettori. Ci risentiamo presto, sempre dalla stessa parte.

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