Marx Reloaded, la newsletter sulle sinistre in Italia e nel mondo: questa settimana il voto a Berlino del 20 settembre vede la sinistra come solo argine all’AfD; ancora sul luddismo con la ricerca storica di Brian Merchant e gli ultimi giorni per firmare la legge sulla Difesa civile nonviolenta.
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Occhio agli espropri di Berlino
Nonostante la fatica a digerire il voto della Sassonia-Anhalt, che ha visto la prorompente avanzata dell’AfD, il prossimo scoglio simbolico della politica tedesca saranno le elezioni per la città-stato di Berlino che si tengono il 20 settembre. Gli ultimi sondaggi continuano a dare la Cdu, il partito del cancelliere Friedrich Merz, in testa, ma si tratta di un vantaggio illusorio. I cristiano democratici, infatti, si collocano intorno al 20% con una perdita di almeno 8 punti e una proiezione sui seggi che li vede passare da 52 a 30. Anche qui, a beneficiare del declino della destra moderata è la destra estrema dell’AfD, valutata intorno al 18% con una crescita di circa nove punti e un balzo nei seggi che la vedrebbe arrivare a 27 scranni, dieci in più della legislatura uscente.
Stavolta, però, c’è la variabile della sinistra. Berlino è una città cosmopolita, moderna e non è un caso se la contestuale crisi della Spd favorisca il partito alla sua sinistra, Die Linke, che i sondaggi danno al secondo posto con il 19% e 28 seggi. Subito dopo, seppure in flessione, i Verdi, quotati al 15% con un calo del 3,4, stessa flessione della Spd che si colloca sulla stessa cifra. I seggi stimati per Verdi e Spd sono di 22 ciascuno. Al momento risulterebbe fuori dal Parlamento la formazione di Sahra Wagenecht, Bsw, data al 3%.
Uno scenario possibile, quindi, è il ritorno del centrosinistra, con una coalizione Spd-Linke-Verdi in sostituzione dell’attuale Grande coalizione tra Cdu e Spd. Si tratta di capire però su quali contenuti. Al centro del programma della Linke, infatti, la sua candidata, Elif Eralp, ha messo la crisi abitativa e il partito chiede l’esproprio dei grandi gruppi immobiliari accusati di alimentare la speculazione. Berlino ha visto crescere la sua popolazione di circa 500 mila abitanti in trent’anni e conta ormai quasi quattro milioni di residenti. Gli affitti in aumento e la difficoltà a trovare un’abitazione hanno permesso alla Linke di allargare i consensi anche nei quartieri occidentali. La proposta vede l’opposizione del candidato Spd, Steffen Krach, già sottosegretario alla Ricerca a Berlino e presidente della regione di Hannover mentre il capogruppo al Parlamento regionale, carica che ricopre da 15 anni, Raed Saleh, ha dichiarato: «Formeremo una coalizione di sinistra, anche se l’accordo di coalizione prevede l’espropriazione». A quel punto si tratta di capire chi andrà a ricoprire la carica di sindaco, a cui aspira anche il candidato dei Verdi Werner Graf.
Le cose non sono comunque così lisce. Il quotidiano di sinistra Taz, sottolinea che i partiti di centrosinistra potrebbero dividersi su questioni di politica nazionale, come ad esempio le accuse di antisemitismo che vengono mosse alla Linke. In alternativa a questa coalizione potrebbe esserci, quindi, quella “keniota” dai colori nero, verde e rosso dell’alleanza tra Cdu-Spd-Verdi. Questi ultimi potrebbe acconsentire in cambio della leadership, ma dipenderà dai risultati finali. In caso di fallimento anche di questa opzione, si tornerebbe al voto. Ed è evidente che una crisi anche a Berlino non farebbe che dare ancora una forte spinta al voto di protesta e anti-sistema sia per la Linke ma, probabilmente, soprattutto per l’AfD.
Il libro/Il controllo delle macchine sul lavoro
«Immaginiamo milioni di persone comuni afflitte dalla paura che la tecnologia stia subendo un’accelerazione incontrollata. Temono che le macchine stiano per portare via il loro lavoro, erodere la loro posizione, minacciare il loro futuro e sconvolgere l’ordine delle loro vite (…) Tutti i segnali fanno pensare a un immenso sconvolgimento sociale ed economico all’orizzonte». L’incipit dell’introduzione di Brian Merchant al suo Sangue nelle macchine non nasconde affatto che questo libro focalizzato sul fenomeno luddista intende parlare all’oggi. Anzi, lo precisa subito dopo: «Potrebbe riferirsi a oggi. Potrebbe riferirsi anche a duecento anni fa, ai primordi della Rivoluzione industriale, quando ebbe inizio la storia della ribellione contro l’uso di quelle macchine e contro i primi titani della tecnologia».
E così, l’autore si addentra in tre anni di ricerche, in materiali di archivio, testimonianze inedite per ricostruire chi fossero gli uomini che insanguinarono l’Inghilterra, che fecero tremare i padroni delle nuove macchine, costruite per sostituirli. E la rinnovata attenzione per il movimento luddista – segnaliamo il libro Tessitori di rivolte di cui abbiamo già parlato su Marx Reloaded – si spiega molto probabilmente per questa analogia storica, anche se oggi non ci troviamo nell’incipiente rivoluzione industriale, ma al suo punto culminante e ancora trasformatore e foriero di chissà quali nuovi orizzonti. Lo stesso Merchant scrive che «nel XVIII secolo i commercianti, imprenditori e industriali iniziarono a investire in macchinari automatizzati» iniziando a «sostituire un tipo di lavoratori che trovava sostentamento in questo da secoli». E così «nel XXI secolo dirigenti d’azienda, fondatori di startup e giganti della tecnologia come Azanon e Uber stanno riattualizzando lo stesso concetto per consolidare modelli di lavoro basati sull’automazione».
Quello che torna, quindi, è la paura di perdere il lavoro, il proprio sostentamento – le statistiche attualmente forniscono previsioni terrificanti – il proprio futuro. Valeva agli inizi dell’800 e vale ancora oggi, anche se non si vedono movimenti luddisti all’orizzonte. Ma c’è anche un’altra analogia, più rilevante: allora, come oggi, la proprietà dei mezzi di produzione, la gestione delle nuove tecnologie, la modernizzazione dei macchinari è il frutto di una decisione calata dall’alto su cui chi lavora non ha alcun potere né alcuno strumento per influenzarla. Una disparità sociale che sostanzia il capitalismo realmente esistente e rende questa riflessione quanto mai necessaria anche per capire se e come organizzare la produzione in forme diverse.
Movimenti/Ultimi giorni per la Difesa civile nonviolenta
Mancano pochi giorni al 15 settembre data in cui la raccolta firme per la Legge di iniziative popolare per una Difesa civile vedrà scadere i termini. A oggi, 9 settembre, le firme raccolte sono 30 mila e quindi manca ancora un 40% all’obiettivo proposto dal Cnesc, dalla Rete Italiana Pace e Disarmo e da Sbilanciamoci! La proposta prevede «l’istituzione di un Dipartimento della difesa civile, non armata e nonviolenta» che sarà collocato presso la Presidenza del Consiglio e coordinerà i Corpi civili di pace. Si prevede poi un Istituto di ricerca per la pace e il disarmo e un Consiglio nazionale per la difesa civile che dovrà garantirà il raccordo interistituzionale. Il finanziamento avverrà tramite un Fondo nazionale, alimentato dalla Legge di Bilancio e dalla facoltà dei contribuenti di destinare il 6 per mille dell’Irpef, senza alcun onere aggiuntivo. «In un momento in cui il dibattito pubblico europeo sembra aver capitolato all’equazione “più sicurezza = più armi” – scrive la campagna in corso – questa proposta afferma con chiarezza l’opposto: la vera sicurezza si costruisce con prevenzione dei conflitti, mediazione, coesione sociale e cooperazione internazionale». Firmiamo.