Marx Reloaded, la newsletter sulla sinistra in Italia e nel mondo: questa settimana il “manchesterismo” di Andy Burnham nel Labour, il libro Tessitori di rivolte sulla storia del Luddismo e il ritorno di Tsipras.
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Politica/Nel Labour arriva il “manchesterismo”
Le elezioni suppletive di Makerfield nel Regno Unito sono state definite come le più importanti della storia del partito. Si tratta infatti di eleggere un deputato per il seggio che si è liberato solo per consentire ad Andy Burnham, sindaco della Greater Manchester, un’unione metropolitana di dieci comuni, di far parte della Camera dei Comuni e quindi avere il titolo per sfidare Keir Starmer come leader del Labour Party e come primo ministro. Si tratta di un marchingegno che avrà un effetto diretto nella vita interna al Labour, ma che potrebbe dover fare i conti con la vera variabile che sta sconvolgendo la vita politica britannica: l’estrema destra.
I sondaggi degli ultimi giorni, infatti, vedono il candidato del Labour in testa con il 46% delle intenzioni di voti sostanzialmente in linea con quanto aveva ottenuto alle ultime politiche. La differenza la fa però il partito della destra di Nigel Farage, Reform che, alcuni sondaggi stimano al 41% confermando una tendenza di destra dimostrata anche dalla presenza della lista Restore Britain stimata al 7% e che si colloca alla destra di Farage favorendo, paradossalmente, il Labour. E confermando quanto hanno mostrato gli episodi seguiti alla morte del ragazzo Henri Nowak, ucciso da un immigrato sikh (che si è difeso accusandolo di aggressione razzista, dimostratasi poi non vera) e soprattutto con i riots razzisti di Belfast che hanno incendiato per due giorni la capitale dell’Irlanda del Nord. Se Farage dovesse farcela in questa suppletiva si tratterebbe di un terremoto politico. In caso contrario Burnham potrebbe giocare le sue carte sfidando la leadership di Starmer, ormai più che traballante e a cui gli osservatori non danno più di un mese di vita politica.
Burnham appartiene a quella che viene definita la «sinistra morbida» del Labour con un passato al fianco di Jeremy Corbyn, ma senza condividerne tutta la traiettoria politica e quindi con posizioni che sposterebbero a sinistra l’asse del partito, e del governo, britannico, ma senza un cambiamento troppo profondo. La sua vittoria all’interno della compagine parlamentare, incaricata di poter modificare la leadership di governo, è data abbastanza probabile per il prestigio accumulato da Burnham, a partire dalla sua opposizione al piano Covid di Boris Johnson e ai suoi successi come sindaco di Manchester. Sono questi che hanno permesso di coniare il termine «manchesterismo» per definire l’esperimento locale, una sorta di «socialismo pro-imprese» come lo definisce un Le Monde in cui l’intervento pubblico si sposa alle preoccupazioni pro-crescita e a favore della creazione di posti di lavoro. Ancora Le Monde nota però che non è stato Burnham che ha inventato il “manchesterismo”: «I suoi padri fondatori sono Richard Leese, leader laburista del consiglio comunale di Manchester tra il 1996 e il 2021, e Howard Bernstein, capo dell’amministrazione cittadina, che ha lavorato al suo fianco per trent’anni». Da loro è partito un progetto di «rigenerazione» della città basato sullo «sviluppo della cultura, della musica, del calcio, della scena gastronomica, per riportare la gente nel centro città». La scelta di Abu Dhabi di acquistare il Manchester City ha dato una forte spinta a questo sviluppo e a questa dinamica, non esente da contraddizioni. Nel nord di Manchester i posti di lavoro mancano ancora e l’ostilità contro i migranti favorisce Reform così come è sospetto il rapporto privilegiato tra il Labour e i gruppi immobiliari. Il futuro di leader nazionale non si prospetterebbe insomma tutto rose e fiori.
Idee/ Ciò che Ned Ludd rende possibile
Chissà se il nome di Ned Ludd tornerà di moda dopo l’effetto dirompente che l’impiego dell’Intelligenza artificiale annuncia sul lavoro umano. Effetto distruttivo, secondo molti, in grado di decimare professioni e competenze nel giro di un quinquennio, mentre alti ritengono che l’IA possa invece generare una nuova leva di attività. Per il momento non si verificano episodi come quelli che invece riguardarono l’Inghilterra del XIX secolo quando tra il 1811 e il 1817 il nome del «generale Ludd» veniva evocato come l’emblema di un movimento che distruggeva le macchine tessitrici in difesa del futuro di una classe operaia incipiente. In realtà, Ludd non è mai esistito, ma ha costituito il referente «fiabesco» e «fantastico» di un movimento operaio che viveva un passaggio d’epoca.
Nel suo Tessitori di rivolte, la ricercatrice Ingid Anastasia Pedrazzini non si limita solo a ricostruire una storia del movimento luddista, ma cerca di decifrare quale sia la «grammatica luddista» per coglierne i movimenti interiori e quindi le possibili ricorrenze. Sul piano storico, quel movimento scoppia a seguito di una rivolta per i salari, duramente repressa durante una manifestazione del marzo 1811 che per reazione si trasforma in una ondata di distruzione dei macchinari. La protesta si espande anche oltre la dura risposta repressiva del governo con il Frame-Breaking Act del 1812 e, appunto, dura almeno fino al 1817. É un movimento che si connette al passaggio d’epoca, già descritto da Friedrich Engels nel suo La situazione della classe operaia in Inghilterra e, magistralmente, da E. P. Thompson in Rivoluzione industriale e classe operaia in Inghilterra (titolo che però non rende l’inglese The making of the English working class,).
Il luddismo è un’espressione di questo “farsi” della classe operaia inglese sia pure dentro una sconfitta e, secondo l’anali di Pedrazzini, in un movimento che proprio per la sua difesa di una condizione precedente ha un connotato sia rivoluzionario che «romantico». Nel senso che a questo termine danno gli studiosi Michael Lowy e Robert Sayre, un romanticismo dal sapore rivoluzionario e utopistico (con tutti i richiami a Walter Benjamin che sono doverosi quando si tratta di Michael Lowy). Il luddismo chiama in causa il rapporto tra operai, ma anche esseri umani, e «progresso» inteso come tecnologia che spezza i legami sociali per cui distruggere la macchina significa anche «difendere la comunità». Lo fa con una «grammatica» improntata a un «carnevale sovversivo» che ne costituisce la cifra in grado di generare una vitalità fantasiosa e un «sabotaggio che cura». Sono questi ingredienti che rendono possibile immaginare «il possibile» che resta la preoccupazione conclusiva dell’autrice che, ripercorrendo i contributi di Herbert Marcuse, Hartumd Rosa, Soshana Zuboff fino alla «common decency» di George Orwell, delinea una «antropologia del possibile» che rende una nuova vitalità a un movimento in parte dimenticato e in parte “maledetto” dalla ricostruzione storica. Se il generale Ludd non è mai esistito concretamente, la sua anima continua ad agitare il sonno del presente.
Movimenti: Tsipras in Grecia, movimenti anti-G7 e gli scontri in Bolivia
Il ritorno di Tsipras. Sembrava scomparso dalla scena politica ma Alexis Tsipras potrebbe tornare in gioco. Nelle intenzioni di voto pubblicate dal quotidiano greco Ekathimerini, mentre il partito conservatore Nuova Democrazia registra il 23,3%, al secondo posto si piazza la formazione creata dall’ex premier di sinistra, Elas con il 14,2%, mentre il Pasok, il partito socialista, è ora al terzo posto con il 10,3%. Maria Karystianou, ex attivista per la sicurezza ferroviaria, di orientamento conservatore con il suo Speranza per la Democrazia, si attesta all’8,1% nei sondaggi. Seguono il partito di estrema destra Soluzione Greca (6,6%), il Partito Comunista di Grecia (Kke) con il 6,2% e il partito di sinistra Corso di Libertà con il 3,6%. La percentuale di indecisi si attesta al 16%. Alla domanda su quale politico comprenda meglio i problemi della società, il 23% indica il Primo Ministro Kyriakos Mitsotakis, seguito da Tsipras con il 12%.
G7, movimenti ancora in piazza. Nonostante le autorità francesi abbiano cercato di ricorrere ala paura per scoraggiare la partecipazione alle mobilitazioni, decine di migliaia di persone hanno sfilato a Ginevra, il 14 giugno, per contestare il G7 e affermare che un altro mondo “non solo è necessario, ma che si sta costruendo attraverso lotte sociali”. Una partecipazione inattesa per molti degli organizzatori e che solo parzialmente ha interessato manifestanti in scontri avvenuti al termine del corteo e sui quali ha pesato anche la gestione di piazza della polizia.
La Bolivia infuocata. La Bolivia è al 47° giorno di scontri con 50 posti di blocco sulle autostrade di cinque dipartimenti. Le proteste sono state guidate dalla Central obrera boliviana (Cob), il principale sindacato del Paese e dalla Federazione dei contadini di La Paz Túpac Katari, che hanno chiesto le dimissioni del presidente Rodrigo Paz, di destra, eletto solo sei mesi fa. Secondo i dati della mappa dei trasporti, La Paz è stata ancora una volta l’epicentro delle mobilitazioni con 19 linee bloccate, mentre a Cochabamba se ne contavano 17. Gli effetti dei blocchi si stanno aggravando a causa della carenza di cibo, carburante, medicinali e altri rifornimenti, che sta colpendo diverse regioni, soprattutto La Paz ed El Alto.
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