Estintori, di Fabio Amato
30 Aprile 2026
La fine del mondo è qui, benvenuta fine del mondo
di Fabio Amato

Settimana 5: siamo già oltre il necessario. In sette giorni ho cambiato idea almeno settordici volte. Mi vedevo discettare dello Stretto di Schrödinger, aka Hormuz: l’unico canale contemporaneamente aperto e chiuso. O, come dice Jimmy Carr: “L’unica cosa dai tempi della friggitrice ad aria di cui non avevate mai sentito parlare fino a che non ne avete sentito parlare ogni momento”. Poi è arrivato il 25 aprile con il suo carico di polemiche e pallini. E pure su questo qualcosa da dire ci sarebbe. Ma ecco l’attentato a Trump e la decadente bellezza degli ospiti che si fregano le magnum di chissà che schifezza con le bollicine mentre tutto attorno il mondo brucia. Meglio del Titanic e della sua orchestra. Ma i nuovi zenith si susseguono implacabili: come non dedicare qualche parola a Nicole Minetti e alla sua edificante storia? Cosa dire di Netanyahu e dei suoi abbordaggi illegali?
Pronto a levare alti lai mi sono seduto alla scrivania e, solo lì, qui dove mi trovo ora, ho messo tutto insieme. Nella testa risuonava questa citazione, archiviata da decenni solo per ricomparire proprio qui e ora: “La tragedia dell’uomo impreparato alla tragedia. Cioè la tragedia di tutti”.

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Noi che non vi sopportiamo più
Noi che non ci sopportiamo più
Noi che ogni giorno ci chiediamo: “Chi è il mandante delle cazzate che faccio?” (
cit.)
Noi che un tempo abbiamo urlato, sperato e creduto in un destino migliore per le nostre intenzioni
Noi che ci meritiamo le stragi, altro che Alberto Sordi (cit.)
Noi siamo i falsi cinici, gli onesti rancorosi, i sinceri disillusi
Noi travolti dalla sindrome dell’impostore
Noi afflitti dall’
esprit d’escalier
Noi che se anche nulla ha senso, bisogna che io ceni comunque (
cit.)
Noi che se niente importa non c’è niente da salvare (
cit.)
Noi che almeno una volta al giorno invochiamo in silenzio: “Prendi me, prendi me”
Noi siamo gli Estintori.

Un po’ sul serio. Un po’ no.

PROLOGO – You only think about yourself (cit.)

Nel secondo dopoguerra ha conquistato risonanza pubblica un’ampia gamma di studi psico-sociali. Alcuni svelati postumi, come Mk Ultra, si sono guadagnati citazioni a non finire e canzoni (appena discrete). Ma io preferisco l’Universo 25 di John B. Calhoun, più noto come Fogna del comportamento: creiamo in laboratorio un mondo sovrappopolato e osserviamolo mentre le regole sociali si piegano fino al collasso sociale e all’estinzione di massa. Ora togliete i topi di Calhoun (che in effetti era un etologo) e sostituiteli con l’uomo e avrete una buona base per un romanzo distopico ma non troppo. O una newsletter.
Prima di Calhoun e dei suoi topi sociopatici, tuttavia, diverse scuole di pensiero a diverse latitudini si sono confrontate con la natura dei comportamenti sociali. Al centro di questo fiorire di sperimentazioni io leggo – con gli occhi di oggi – l’urgenza morale degli accademici di dare una spiegazione al Male assoluto vissuto durante il conflitto mondiale.
Di cosa siamo capaci? Di cosa è capace l’uomo?

PARODO – Ride the lightning (cit.)

Prendete un esperimento qualsiasi e avrete sempre la stessa risposta: di tutto.
Nel 1951, ad esempio, il polacco Solomon Asch mostrò il potere attrattivo del conformismo: metti otto persone in una stanza in cui sette (d’accordo tra loro) sostengano una evidenza sbagliata e anche l’ottavo si conformerà (nel 75% dei casi, nell’esperimento), pur di non essere socialmente escluso.
Salto di dieci anni: negli stessi mesi del 1961 in cui Adolf Eichman andava a processo, Stanley Milgram – che di Asch era stato allievo – condusse il suo esperimento sull’obbedienza, dimostrando che la maggioranza (il 65%, nel caso di specie) si beve qualsiasi ordine, anche il più abietto (dare corrente a un cristo sconosciuto, ad esempio), se riconosce legittimità dell’autorità ordinante. E questo nonostante le credenze morali e la consapevolezza del danno inflitto.
Recentemente, con sensibilità e metodi moderni, alcuni accademici hanno contestato l’esperimento di Milgram, almeno nella sua conformità scientifica, ma il valore simbolico resta intatto: chiunque potrebbe essere in grado di azionare la leva della sedia elettrica. E non per sadismo.

EPISODI – Pensati libera (cit.)

Ma l’esperimento più significativo, almeno in questa sede e per i miei biechi interessi, è quello sulla dissonanza cognitiva di Leon Festinger (1957). Quello di dissonanza cognitiva è un concetto affascinante: l’individuo deve sentirsi coerente, ne ha urgenza, pena la disintegrazione dell’Io. È la coscienza, bellezza. Solo che la nostra coscienza – così come la nostra logica e la nostra razionalità – è parziale, difettata. Lo è, mi pare, in modo tanto grottesco quanto geometrico: meno tendiamo alla coerenza e più facile ci risulterà giustificare le incoerenze. Più tendiamo al rigore e più una singola incoerenza ci sembrerà insopportabile. Attingendo al campionario dei luoghi comuni: beato lo stupido, perché non sa quello che fa. A noi, noi che stiamo nella lista qui in alto: beh, mettiamoci il cuore in pace. Da che ci poniamo il problema non possiamo che trovare falle.
Ora, ricostruisce Festinger, per non andare in frantumi esistono tre modalità: cambiare il mondo, cambiare noi, adulterare la logica.

STASIMI – Se non parliamo siamo infelici, e se parliamo non ci comprendiamo (cit.)

L’esperimento di Festinger (e Carlsmith) dimostrò – i puristi mi passeranno le reiterate semplificazioni – che il metodo preferito dall’individuo è il terzo: mentire a se stessi fino a convincersi. Raccontarsela, per banalizzare ulteriormente. Questa la situazione: ti chiedono di svolgere un compito noioso, tipo trovare i refusi negli articoli del tuo giornale. Poi ti chiedono di dire a quello dopo di te che si tratta di un compito fantastico. A un gruppo di “motivatori” viene dato un dollaro per farlo, a un altro 20. Risultato: chi ha avuto 20 mentirà con facilità (è un lavoro di merda, mi pagano tanto, posso mentire e continuare a pensare che sia un lavoro di merda). Chi ha avuto uno si troverà di fronte al dilemma: non può svelare che il compito è una palla, ma non ha nessuna voglia di mentire per un dollaro. Ecco la dissonanza cognitiva: il compito e i miei valori sono incongruenti. Risultato osservato? Convinco me stesso che è tutto assolutamente meraviglioso, poi mento con straordinaria determinazione. Perché? Perché nella mia testa non sto mentendo.

Digressione per amanti: ecco spiegato il meccanismo per cui i litigi all’interno di una coppia non arrivano mai a nessun risultato se non allo sfinimento. Che abbiate ragione o meno, l’altra parte proteggerà sempre il proprio Io dall’incoerenza: se sono una brava persona, come posso avere fatto una cosa così? Kaboom: io sono una brava persona, lui si sbaglia per forza.

ESODO – Moriremo tutti (cit.)

Ecco, che ci crediate o meno, io, voi, il pistolettatore di Roma, gli sbandieratori di Israele, le migliaia di persone intrappolate sotto il sole nel corteo in attesa di una soluzione, Donald Trump e Nicole Minetti apparteniamo tutti alla stessa specie. Condividiamo il 99,9% del Dna con il Taco arancione, il 99,9% con l’igienista dentale di Berlusconi così come con Netanyahu e i suoi accoliti. E abbiamo tutti lo stesso problema: difendere il nostro Io dall’assalto di un mondo di miliardi di Io belligeranti. Persino il presidente degli Stati Uniti, solo in bagno a fissarsi le caviglie gonfie, si sarà trovato almeno una volta in disaccordo con se stesso al punto da non riconoscersi. La differenza tra me e lui, quello 0,1%, è che nel continuum infernale che è il mondo, ci collochiamo in punti diversi. Tra il Trota e l’Avversario di Carrere ci sono infiniti gradi di menzogna che, volenti o nolenti, raccontiamo a noi stessi e al mondo per tirare a campare.

Questo dice molto di noi e di come nel modo più vario ci convinciamo di vivere le nostre vite pienamente anche quando sono gabbie maleodoranti. Conduciamo esistenze mediamente insignificanti, ma ci convinciamo di essere padroni del mondo perché qualsiasi altra opzione ci disintegrerebbe. Facciamo cose deprecabili, ma le giustifichiamo a noi stessi con naturalezza incolpando altro o altri delle nostre stesse lacune. Alcuni di noi troppo lontani dallo stato animale per vivere per il puro scopo di vivere e insieme troppo lontani da una razionalità perfetta per annullare ogni incoerenza. Altri così vicini all’assenza di morale da sembrarci bestie.
E invece sono come noi. Siamo sempre e solo noi.

Da Molto forte, incredibilmente vicino di Jonathan Safran Foer:

E il cuore mi va in pezzi, certo, in ogni momento di ogni giorno, in più pezzi di quanti compongano il mio cuore, non mi ero mai considerato di poche parole, tanto meno taciturno, anzi non avevo proprio mai pensato a tante cose, ed è cambiato tutto, la distanza che si è incuneata fra me e la mia felicità non era il mondo, non erano le bombe e le case in fiamme, ero io, il mio pensiero, il cancro di non lasciare mai la presa, l’ignoranza è forse una benedizione, non lo so, ma a pensare si soffre tanto, e ditemi, a cosa mi è servito pensare, in che grandioso luogo mi ha condotto il pensiero? Io penso, penso, penso, pensando sono uscito dalla felicità un milione di volte, e mai una volta che vi sia entrato.

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Le altre citazioni di questa settimana, per chi non ha tempo da perdere per cercarle su Internet: Pastorale americana di Philip Roth, Albert Camus, Se niente importa di J.S. Foer, La caverna di José Saramago, Italo Calvino (semicit), i Ministri, i Muse, gli Incubus, i Metallica, Altan, Lenny Bruce e la schiena di Chiara Ferragni.

Io sono Fabio Amato e sono caporedattore a ilfattoquotidiano.it. Le mie dissonanze cognitive sono a vostra completa disposizione, se non altro perché i miei colleghi non le tollerano più.

Ed ecco i miei tre motivi di questa settimana per desiderare la scomparsa del genere umano:

– La deprimente involuzione cognitiva dei sapiens
– Nicole Minetti
– La sfacciataggine di Nicole Minetti

Qui trovate la classifica degli Estintori, aggiornata a ieri sera. Continuate a mandare i vostri tre motivi, scrivete a f.amato@ilfattoquotidiano.it. Se invece volete titillare il mio ego o abbatterlo, mi trovate qui e qui.

¡Hasta el fin del mundo!

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