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Subito dopo il femminicidio di Giulia Cecchettin, l’11 novembre scorso, altre donne sono state uccise per mano maschile: l’ottantenne Iride Casciani, per esempio, è stata colpita a martellate dal marito che poi si è tolto la vita; Vanessa Ballan è stata accoltellata in casa dal suo stalker, che lei aveva denunciato inutilmente. Eppure queste ultime due vittime, come molte, moltissime altre, non hanno avuto la “copertura” mediatica che ha avuto l’ingegnera padovana. E l’onda emotiva che ha portato in piazza centinaia di migliaia di persone il 25 novembre, Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, non è arrivata a lambire questi altri femminicidi. È vero che, a suo tempo, è passata una settimana tra la scomparsa e la scoperta del cadavere di Giulia, uccisa dal suo ex fidanzato Filippo Turetta: una settimana durante la quale si è affievolita la speranza ed è cresciuta l’angoscia di tutta Italia, complici le televisioni che stazionavano davanti a casa Cecchettin giorno e notte. Ma può essere solo una questione di tempo? Cosa spinge l’opinione pubblica a emozionarsi per un caso piuttosto che per un altro? Abbiamo chiesto la risposta a Nadia Somma, attivista dell’associazione Demetra donne in aiuto e blogger del Fatto Quotidiano.
Parliamo di diritti, ma andiamo all’estero. Che cosa accomuna oggi Russia e Stati Uniti? Incredibilmente, non soltanto le elezioni prossime, ma anche la guerra all’aborto. Sì, perché nel Paese in cui è presente dal 1920 una delle normative più evolute al mondo sull’interruzione di gravidanza – in Russia si può abortire fino alla 22esima settimana in caso di indigenza o di stupro –, adesso i politici vogliono vietare gli interventi nelle cliniche private, dopo essere già intervenuti sulla contraccezione d’emergenza. E il Cremlino, come ci racconta Michela Iaccarino, si spacca. Dall’altra parte del mondo, non contenti di aver ottenuto – il 24 giugno 2022 – il ribaltamento della storica sentenza Roe vs Wade, i repubblicani americani vorrebbero far adottare al prossimo presidente misure che vietino totalmente la Ru486 e costringano gli Stati a indagare sulle donne che abortiscono. È tutto contenuto in un documento di quasi 900 pagine che Antonella Ciancio ha letto per noi.
Con Elisabetta Ambrosi torniamo a Roma, dove rischia di finire un’esperienza ventennale di sostegno alle donne, ai bambini e, più in generale, alle persone in difficoltà economica: l’associazione Salvamamme – che fornisce cibo, vestiario, assistenza sanitaria; forma personale; collabora con enti come la Croce Rossa e con le università – potrebbe chiudere per mancanza di spazi e, soprattutto, per assenza di risposte concrete da parte delle istituzioni. In un momento, ci spiega la presidente Grazia Passeri, in cui la povertà è in vertiginoso aumento anche nella Capitale.
Buona lettura
A cura di Silvia D’Onghia
A Parole Nostre torna mercoledì 10 gennaio. A tutti i lettori buon anno.
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