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È riflesso comune considerare le nuove tecnologie come fonte di rischi per la vita privata. A volte, però, gli strumenti digitali possono aiutare rimuovere o ridurre l’oppressione di genere. Ne è un esempio la “mobilitazione tecnologica” per la tutela del diritto all’aborto negli Stati Uniti, messo a rischio dall’abolizione della sentenza Roe v. Wade sancita dalla Corte suprema mesi fa. Sulla vicenda abbiamo pubblicato un reportage video su Fq Extra di Antonella Ciancio.
Qualche giorno fa Google ha annunciato che cancellerà dai suoi sistemi informatici la cronologia delle localizzazioni di chi visiterà cliniche per l’aborto o rifugi antiviolenza negli Usa, per evitare che i dati possano essere utilizzati contro di loro. Basterà questo a tutelare le donne? Il reportage di Federica Crovella risponde a questa domanda. Di funzione positiva della tecnologia parla anche Eva Prodi con una carrozziera di Fermo che racconta la sua routine lavorativa, per la serie “donne che fanno mestieri da maschio”.
Passando alla letteratura, Giuseppe Cesaro prosegue la sua rassegna di libri fondamentali per sfatare gli stereotipi sulla mascolinità e la femminilità. Questa settimana ritroviamo un grande classico pilastro della cultura femminista come Una stanza tutta per sé di Virginia Woolf. Continuiamo a parlare di discriminazione con Guido Biondi, che ha discusso di razzismo delle parole e delle immagini con il linguista Federico Faloppa del suo ultimo saggio Sbiancare un etiope. La costruzione di un immaginario razzista.
Buona lettura.
A cura di Silvia D’Onghia
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