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il Fatto Quotidiano
23 Novembre 2022
A parole nostre

Sostegno economico alle case rifugio e ai centri antiviolenza, maggiore efficacia del Codice rosso, più braccialetti elettronici (che in realtà già ci sono, basta che i Gip li richiedano, come ci ha raccontato una volta il procuratore di Tivoli, Francesco Menditto): Giorgia Meloni ha parlato ieri di violenza sulle donne, a pochi giorni dalla Giornata mondiale, venerdì prossimo. Ma, oltre a replicare frasi che sentiamo ogni anno e da qualsiasi governo, ha usato un’espressione palesemente indicatrice del suo modo di pensare: “È necessario aiutare le donne – ha detto – a scoprire che non sono deboli, ma che sono in grado di ribellarsi”. Cioè se le donne scoprono all’improvviso la propria forza e si ribellano il problema della violenza si ridimensiona? E in tutto questo gli uomini che ruolo hanno? Devono essere puniti col carcere, ma non educati? Nella testa della premier manca, a nostro avviso, la consapevolezza che la violenza di genere è prima di tutto una questione culturale e che per sperare di ridimensionarne i numeri serve un capovolgimento di prospettiva.

E allora proviamo a dare il nostro contributo. Lo facciamo partendo proprio da quei dati che raccontano l’orrore: nel mondo viene uccisa una donna ogni 11 minuti. Sono circa 736 milioni coloro che hanno subito violenza fisica o sessuale almeno una volta nella vita. In Italia, il 16% delle donne tra i 15 e i 49 anni è stata vittima del proprio partner. Quest’anno sono 16 i giorni di iniziative mondiali contro la violenza. E c’è anche un decalogo concreto che potrete leggere nell’articolo di Sabrina Provenzani.

Tornando al discorso di Meloni, che sembra un appello femminista ma dal punto di vista patriarcale, ci poniamo una domanda: cos’ha fatto il femminismo per prevenire o contrastare la violenza? A sentire la scrittrice statunitense Jessa Crispin molto poco: nel suo saggio, che Elisabetta Ambrosi ha letto per noi, sostiene che – nella nostra rincorsa sfrenata verso i traguardi maschili – in realtà siamo rimaste sole. E che il femminismo, per avere oggi un senso, deve ripensare il mondo nella sua totalità, combattendo anche razzismo, omofobia, odio verso i poveri. D’altro canto, però, ci sono state battaglie del movimento che hanno fatto la storia, anche nel nostro Paese. Nel 1976, a Verona, si è celebrato il primo processo per stupro divenuto azione politica contro la parzialità delle istituzioni giudiziarie e la vittimizzazione secondaria. La docente Nadia Maria Filippini ha ricostruito magistralmente quei giorni e quelle proteste in un volume di cui pubblichiamo l’introduzione.

Tornando ai giorni nostri, Valentina Mira continua a occuparsi dei social network, perché anch’essi possono trasmettere messaggi violenti. È il caso di Tinder, la app di dating fondata su un algoritmo maschilista che favorisce l’incontro di uomini più vecchi con donne più giovani, meno ricche e con titoli di studio inferiori.

Federica Crovella ha invece intervistato Francesca De André, nipote del grande Faber e figlia di Cristiano, che in un libro appena pubblicato racconta la violenza che ha subìto dal proprio ex e invita le donne a denunciare sempre.

Infine un appuntamento culturale: Anna Maria Pasetti si occupa dello storico e militante Festival internazionale di Cinema e Donne di Firenze, che parte proprio oggi ed è dedicato ai mille volti della violenza.

Di seguito qualche altro appuntamento. Buona lettura.

A cura di Silvia D’Onghia

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LE INIZIATIVE ANTI-VIOLENZA

Giovani e violenza: “Gli adulti non ci ascoltano”

La Gen Z racconta la violenza di genere attraverso l’Osservatorio indifesa di Terre des Hommes e OneDay Group

Il 74% dei giovani crede che studenti e studentesse vittime di violenza non vengano presi sul serio dagli adulti. A denunciarlo è l’Osservatorio indifesa realizzato da Terre des Hommes e OneDay Group che ha coinvolto più di 10.000 ragazze e ragazzi delle community di ScuolaZoo di cui fanno parte ragazze e ragazzi tra i 15 e i 19 anni di tutta Italia. Un vero e proprio atto di accusa al mondo degli adulti visto lo scenario in cui si muovono le nuove generazioni: ben tre giovani su dieci ha infatti dichiarato di aver assistito a un episodio di violenza di genere. Il 46% a violenza psicologica, il 24% a violenza fisica, il 20% a violenza in rete, il 10% a episodi di violenza sessuale. Un dato preoccupante emerge anche dalle risposte sul contesto in cui si è assistito a episodi di violenza: al primo posto, con il 44% delle risposte, c’è la scuola, luogo che dovrebbe essere deputato alla crescita e alla sicurezza personale. In seconda battuta seguono i social (28%): gli spazi virtuali continuano a essere luoghi pressocché privi di controllo, pieni di pericoli reali. Al terzo posto ci sono la famiglia o la coppia (22%) e infine lo sport (6%).


Un viaggio nel mondo della maternità. Tabù, disinformazione e violenza ostetrica

I dati dell’ indagine Doxa-OVOItalia dicono che dal 2003 sono circa 1 milione le donne in Italia – il 21% del totale – che affermano di aver subito una qualche forma di violenza psicologica o fisica durante il parto. Oltre la metà ha subito l’episiotomia e il 61% dichiara di non aver dato il consenso informato per questa pratica. AMINa OdV ne parlerà venerdì 25 novembre alle 18 presso il presso Teatro Kopó, a Roma. L’evento si aprirà con lo spettacolo teatrale Il mestiere più antico del mondo, di Gabriella Pacini, con Laura Nardi. Diretta Instagram @amina_odv


“L’amavo troppo e le ho sparato”

Un progetto concepito dall’artista Irene Pittatore e dalla formatrice e coach francese Isabelle Demangeat: un quaderno interattivo e transmediale, con l’obiettivo di sviluppare un set di strumenti di natura artistica e pedagogica per favorire il riconoscimento delle radici culturali della violenza di genere e delle sue manifestazioni per imparare a contrastarle. Il quaderno, bilingue (italiano e inglese) in formato e-book, sarà progettato avvalendosi delle competenze e dell’esperienza di donne che hanno subito violenza, così come di professionisti e professioniste internazionali. Per info e crowdfounding https://www.eppela.com/projects/8311


Il progetto NoiNo.org

Un progetto decennale della Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, che ha l’obiettivo di contrastare la violenza di genere cercando di cambiare i modelli maschili e sensibilizzando i più giovani attraverso percorsi educativi rivolti agli studenti delle scuole superiori e agli insegnanti, laboratori e spettacoli teatrali. Il ciclo 2020-2022, a cura di Rete Attraverso lo Specchio, si concentra sulle forme di violenza online ed è coordinato da Cristina Gamberi, esperta in gender studies a capo del master europeo in studi di genere e sulle donne dell’Università degli Studi di Bologna. Maggiori info su NoiNo.org

La Giornata mondiale

Violenza, un femminicidio ogni 11 minuti: la Terra è un Pianeta ostile

Secondo le Nazioni Unite, nel mondo sono circa 736 milioni le donne che hanno subito violenza fisica o sessuale almeno una volta nella vita. A restare uccise, nel 2020, sono state 81mila. Il decalogo per prevenire gli abusi

di Sabrina Provenzani

Il saggio

La provocazione di Jessa Crispin: “Il femminismo non salva dalla violenza”

La scrittrice statunitense abbatte i cliché che si sono venuti a creare intorno alle lotte femminili: “La verità – sostiene – è che per raggiungere gli uomini siamo rimaste sole, senza aiuti e con lavori schiaccianti. Bisogna ripensare il mondo nella sua totalità, combattendo anche razzismo, omofobia, odio verso i poveri”

di Elisabetta Ambrosi

Lo spartiacque

Verona, 1976: un processo per stupro, la prima mobilitazione contro il sistema

“Mai più sole contro la violenza sessuale” è un volume in cui Nadia Maria Filippini, socia fondatrice della SIS e docente di Storia delle donne, ci restituisce una storia tralasciata – in parte volutamente – del femminismo italiano. Un dibattimento divenne azione politica contro la parzialità delle istituzioni giudiziarie e la vittimizzazione secondaria

di Nadia Maria Filippini

Due miliardi di match al giorno

Tinder e l’algoritmo maschilista: così la app veicola la violenza di genere

Il mese scorso Cosmopolitan ha riportato un sondaggio secondo il quale il 61% di chi usa i social di dating ha avuto una pessima esperienza. Alla base, la scelta di favorire l’incontro di uomini più vecchi con donne più giovani, meno ricche e con titoli di studio inferiori

di Valentina Mira

L’intervista

Francesca De Andrè: “Ciò che limita la libertà non è amore, ma violenza”

In un libro il racconto degli abusi subiti da parte del suo ex: “All'inizio mi sono chiusa in me stessa. Poi ho raccontato in un’intervista ciò che mi era successo: subito dopo, tante donne mi hanno scritto. Adesso dico: denunciate”

di Federica Crovella

L'appuntamento

I volti della violenza: a Firenze un Festival di cinema combatte il patriarcato

Torna la kermesse ideata dalle donne e concentrata sulle donne: piccole grandi opere che sostengono la battaglia per i diritti e contrastano la brutalità del potere maschile

di Anna Maria Pasetti

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