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L’ultima in ordine di tempo è stata ieri Ilaria Maiorano, 41 anni, uccisa a botte a Osimo dal marito El Gheddassi Tarik, che poi è stato arrestato per omicidio volontario aggravato. In Italia viene ancora uccisa una donna ogni tre giorni, un trend che non accenna a diminuire, e ci devono venire a spiegare perché continuano a chiamarla “emergenza”. La verità, come scriviamo spesso, è che la violenza sulle donne affonda le sue radici nella cultura maschilista e patriarcale nella quale siamo imbevuti tutti, pure noi esponenti femminili del genere umano. Oggi a certificarlo c’è anche uno studio universitario: Daria Denti e Alessandra Faggian hanno dimostrato, numeri alla mano, che nei Comuni con più di cinquemila abitanti, dal 2013 a oggi, l’aumento dell’1% delle elette nei consigli municipali riduce l’incidenza dei femminicidi dell’80%. Laddove, cioè, le donne rivestono ruoli politici, la comunità ne beneficia in termini di parità culturale, autodeterminazione e pacificazione. Federica Crovella ha studiato la ricerca e intervistato le due docenti.
Bisognerebbe farla leggere ai neo parlamentari e, perché no, alle donne del Pd che adesso tanto si lamentano. Restando in tema violenza, raccontiamo oggi il lavoro di altre due ricercatrici, Flaminia Saccà e Rosalba Belmonte, che per tre anni hanno studiato la rappresentazione sociale della violenza sulla stampa e nei tribunali e si sono rese conto che da questa rappresentazione manca un elemento determinante: le vittime. Hanno pensato bene, allora, di dare la parola proprio alle donne che hanno subìto violenza, per cambiare il punto di vista e osservare come sono state trattate dalle istituzioni, dalla rete delle relazioni di prossimità e dalle professioniste cui si erano rivolte. Abbiamo chiesto a Flaminia Saccà di raccontarci la genesi del loro libro “Sopravvissute”.
Parità, dicevamo, quella che non esiste neanche nel mondo del lavoro. Alle donne viene chiesto di lavorare di più, essere pagate meno e non fare figli, perché la maternità diventa un “impedimento temporaneo invalidante”. Ricordate le incredibili parole della stilista Elisabetta Franchi, che qualche mese fa ha spiegato di assumere soltanto coloro che hanno compiuto i 4 giri di boa (matrimonio, figli, divorzio, soglia dei 40 anni)? Quelle parole hanno generato un movimento di giornaliste, che hanno poi raccolto decine di storie di lavoro intorno all’hashtag #senzagiridiboa. Oggi è diventato un libro: ne pubblichiamo uno stralcio del capitolo a firma Francesca Fornario. Guarda il video su Fq Extra.
A proposito di presenza femminile nella narrazione, passiamo poi alla terza puntata della nostra inchiesta sulla letteratura. Giuseppe Cesaro ha intervistato questa settimana Vicki Satlow, fondatrice dell’omonima agenzia letteraria, secondo la quale “esiste il genere fluido anche nei libri”. E però ci sono scrittrici molto connotate per il loro femminismo, aggiungiamo noi: ne è un esempio la francese Pauline Harmange, che due anni fa è diventata un caso letterario con il suo “Odio gli uomini”. Oggi torna in Italia con un romanzo, “Spigoli”, in cui continua a detestare l’universo maschile, ma si apre all’amore. Riccardo Antoniucci lo ha letto per noi.
È proprio l’amore che attanaglia, ancora una volta, la nostra Amalia Caratozzolo, che continua a raccontarci le favole poco convenzionali: questa settimana è la volta di quella sfigata della Sirenetta, costretta a mille peripezie per non avere – nella versione originale – neanche l’happy end.
Buona lettura.
A cura di Silvia D’Onghia
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