Una cosa prima di iniziare: il San Domenico non è alla portata di tutti. Parliamo di un tempio della cucina da 40 anni costantemente nella top ten dei ristoranti migliori d’Italia, e questo si paga. I prezzi salgono ulteriormente se alla buona cucina si aggiunge un vino adeguato. Ma è una tappa – a chi piace la cucina raffinata – inevitabile. Il patron, Gianluigi Morini, lo aprì il 7 marzo del 1970 e da allora non ha più smesso di raccogliere consensi e stelle Michelin. A New York, in zona Central Park, esiste anche il gemello del locale di Imola, San Domenico.

A Imola come a New York, dove era vicino di casa, Luciano Pavarotti, arrivava per tradire la dieta con un intero menu degustazione. A Imola, Ugo Tognazzi faceva tappa almeno un paio di volte all’anno, e ripartiva con brioche e champagne a colazione. Woody Allen, a New York, ordinava solo gnocchi. Brad Pitt e Angelina impazzivano per l’uovo al raviolo. John Gotti entrava coi body guard, ed era a cena al San Domenico il giorno prima di finire in galera. Ma l’episodio diventato celebre è quando Giusva Fioravanti, ex leader dei Nar, si ferma con altri due terroristi nel locale di Imola. In sala c’è il patron Morini, sempre impeccabile, e che a fine cena, come sua abitudine, si avvicina al tavolo per la domanda di rito “tutto bene signori?”. Era il 1980, Fioravanti già un latitante. Quell’uomo in grigio che si stava per avvicinare al tavolo gli parve un poliziotto così, sotto il tavolo, Giusva impugnò la pistola pronto a sparare. Una mossa in più e Morini sarebbe finito nella lista delle vittime del terrorismo.

La passione e il talento sono alla base del successo di questo ristorante, uno di quelli dove si sta meglio in Italia: grande raffinatezza, servizio eccellente, alta cucina. Lo chef Valentino Marcattilli propone il celebre menu di carne a 125 euro: per iniziare aperitivo e leccornie e come antipasto la mattonella di fegato d’oca marinata al tartufo nero con purea di mele, gelatina al Porto, pan brioche tostato e gelato di fegato al rosmarino. Uomo Mollet in crosta di pane bianco con schiacciata di patate, punte di asparagi e e crema acida al caviale imperiale. Si continua con i tortellini “classici bolognesi” con prosciutto di Parma, verdure primaverili e crema di piselli. Per secondo sella d’agnello al verde di bietola con salsa all’agro di pepe nero e uva zibibbo con crema cotta di cavolfiore caramellata. Infine, una accurata selezione dei migliori formaggi italiani accompagnati con pane ai fichi, miele d’acacia e confetture di produzione propria.

II ristorante si trova nel complesso conventuale di San Domenico, appunto, complesso che ebbe alla fine del XV secolo la sua definita sistemazione architettonica nella città disegnata da Leonardo da Vinci nel 1501. All’interno un ampio ingresso introduce a varie piccole sale con pochi e distanziati tavoli. Una grande sala per banchetti o gruppi ospiti fino a 40 commensali. Un salotto con camino per I’aperitivo o per fumare i sigari o la pipa. Nuovi ampi bagni rivestiti con ceramiche dipinte a mano della ditta Musa di Roma, una grande cucina suddivisa nelle varie partite; al piano superiori gli uffici e i servizi. Pavimenti di cotto fiorentino, pareti ricoperte di ruvida tela di lino soffitti rivestiti con un tessuto decorato con uno dei famosi disegni naturalistici ideati nella seconda meta’ dell’Ottocento da William Morris. Lo stesso tessuto e’ usato per i paralumi appesi su ciascun tavolo. Nelle salette divani continui ricoperti di cuoio a “pieno fiore” colore testa di moro, sedie a braccioli Tonet su disegno di Marcel Breur degli anni venti. Sui tavoli, imbanditi con tovaglie e tovaglioli di lino pesante colore fucsia, bicchieri di cristallo di Riedel, piatti Richard Ginori, sottopiatti d’argento come d’argento sono le posate, i candelieri e i portafiori. Su ogni tavolo fiori freschi.

Ristorante “San Domenico”

Via G. Sacchi

Imola (BO) Italia

Tel. +39-0542-29000 – Fax +39-0542-39000

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