In Italia, forse in tutta Europa, non si leggono più i libri. Fin da ragazzi si leggevano tutti i libri possibili, si parlava di libri, si consigliavano libri, quelli da leggere e quelli da non leggere, e si scambiavano tutti i libri possibili. C’erano quelli che non li prestavano, perché c’eran dei farabutti che non li restituivano. In ogni conversazione si diceva: “Devi assolutamente leggere Il Processo di Kafka”, molti sapevano a memoria il canto V de L’Inferno e Francesca da Rimini era commovente quando raccontava la sua morte per aver tradito il marito. Era il mio cavallo di battaglia: “Siede la Marina, ove nata fui in su la pianura ove Po discende per trovar pace colli seguaci sui” e lo so ancora a memoria dopo 50 anni.

Quando si incontravano i giovani, parlavano soprattutto di libri negli uffici, nei bar, nei cessi… Tutti avevano un libro sul comodino, con il segnale che indicava la pagina dalla quale riprendere la lettura.

Poi trent’anni fa circa è comparsa prepotentemente la televisione, che è diventata presto l’argomento fondamentale delle nostre conversazioni, e di libri non si parla più. Ormai anche gli intellettuali di estrema sinistra domandano: “Non so se ha visto Ballando con le stelle o Ciao Darwin”. E anche quelli di estrema destra: “Non so se ha visto Ballando con le stelle o Ciao Darwin”. Poi negli ultimi dieci anni sono sopraggiunti i social network e la cosa più curiosa è che i libri sono quasi scomparsi e si parla solo di calcio, di programmi televisivi e purtroppo ogni conversazione finisce fatalmente con: “Sì, lo riconosco, è una trasmissione vergognosa. Ma lo sa almeno quanti milioni ha fatto?”.

Si è sviluppata una nuova categoria di lettori che non leggono.

Per stanarli è sufficiente chiedere a brucia pelo: “Ha letto Proust?”, e quelli: “Tutto!”, ma non è vero. L’unica persona che ha letto La Recherche è la mamma di Proust, però non tutto perché non ce l’ha fatta, povera donna!

Tutti ormai ascoltano, ascoltano, ascoltano a precipizio, ma non leggono quasi più neppure i giornali. C’è solo un modo per rilanciare le nostre conversazioni: non più parlare di libri letti, ma di libri ascoltati. Bisognerà tentare di diffondere per questo nuovo pubblico un modo nuovo di leggere: libri da ascoltare, cioè degli audiolibri!

Allora sarà possibile diffondere libri incisi che si possono ascoltare lavorando, sull’autobus, per strada, schivando le buche di Roma, mentre si fa la spesa, mentre si svaligia una banca, passeggiando sul Mar Morto, come ha fatto Gesù. E soprattutto quando stai scopando una fidanzata brutta, ma molto ricca.