Cipriano Chianese, avvocato e imprenditore, considerato l’inventore dell’ecomafia in Campania, è stato condannato a venti anni di carcere per disastro ambientale, associazione mafiosa, avvelenamento delle falde ed estorsione. I fatti si riferiscono alla gestione della discarica Resit, a Giugliano, in provincia di Napoli. Il verdetto, pronunciato dal giudice Adriana Pangia, presidente della quinta sezione della Corte di Assise del Tribunale di Napoli, è arrivato dopo oltre otto ore di camera di consiglio.

Ad attenderlo, oltre ad avvocati e giornalisti, c’erano anche le madri della Terra dei fuochi, i comitati, Don Maurizio Patriciello e Monika Dobrowolska, vedova del poliziotto Roberto Mancini che già nel 1996, venti anni fa, aveva individuato in una informativa, rimasta ignorata, l’organigramma criminale che ha contaminato alcune aree della terra campana. In aula era presente anche Alessia, figlia di Monica e Roberto Mancini: la ragazza ha voluto assistere al verdetto ricordando l’impegno del padre che, stroncato da un tumore, fino all’ultimo respiro ebbe come tormento quello di non aver visto alla sbarra i responsabili della mattanza ambientale.

Il pubblico ministero Alessandro Milita aveva chiesto per Chianese trenta anni di carcere nel processo che lo vedeva alla sbarra insieme ad altri 28 imputati. Lui è ritenuto l’imprenditore che, insieme al clan dei Casalesi e al boss Francesco Bidognetti (meglio noto come Cicciotto e’ mezzanotte, già condannato con rito abbreviato), ha messo in piedi il grande affare del pattume tossico.

Tra i condannati c’è anche Gaetano Cerci, per lui sedici anni di carcere, imparentato con Bidognetti e legato alla massoneria di Licio Gelli. Pena di quattro anni e sei mesi per Filomena Menale, moglie di Cipriano Chianese. Nella lunga lista dei colpevoli anche Giulio Facchi, condannato a cinque anni e sei mesi (il pm ne aveva chiesti trenta) per disastro ambientale colposo. Facchi, ex sub-commissario all’emergenza rifiuti in Campania, è stato vice di Antonio Bassolino tra il 2000 e il 2004.

La discarica Resit, una cloaca, è tutt’oggi una vera e propria bomba ecologica. Secondo una perizia agli atti del processo, nel 2064 ci sarà il picco della degenerazione delle sostanze inquinanti e del percolato prodotto dalle 341 mila tonnellate di rifiuti speciali pericolosi seppelliti nel ventre della terra.

Chianese, già arrestato e assolto ad inizio anni Novanta, ha potuto negli anni aumentare il suo potere grazie all’enorme capacità di relazioni. Uomo capace di cenare con ministri, di interloquire con le forze dell’ordine, di favorire trasferimenti di agenti dei servizi, di vantare amicizie tra magistrati e inquirenti, Chianese è rimasto in sella per decenni.

Nel 1994 si candida con Forza Italia e sfiora l’elezione, ma continua ad avere tra i suoi contatti deputati e senatori. “Mi hanno proposto più volte di diventare consulente del ministero dell’Ambiente, ma ho sempre rifiutato”, ha riferito durante il processo. Invece adesso per lui, che si è sempre dichiarato innocente, è arrivata la condanna. Il deposito delle motivazioni è previsto entro 180 giorni. Di certo ieri, dopo anni di processo, anche se ancora in primo grado, è stata scritta una pagina nella ricostruzione delle responsabilità nel disastro ambientale campano.