I test per la diagnosi di allergie e intolleranze alimentari gonfiano un business da milioni e milioni di euro. “Non sono scientificamente provati, nove volte su dieci si tratta di un altro disturbo” dice Mauro Calvani pediatra dell’ospedale San Camillo di Roma e membro del Siaip. E in troppi ci cascano. È pieno di studi privati che offrono esami inutili e spillano un sacco di soldi. Come il test citotossico o di Bryan, quello del rilfesso cardio-auricolare, quello di provocazione e neutralizzazione sublinguale o intradermico, e poi il Pulse test, il Vega test, il Sarmtest, il Biostrenght test, la biorisonanza, il Natrix o Fit 184 test e perfino l’analisi del capello. “Sono studiati ad arte per ottenere esiti positivi e inventare intolleranze inesistenti” mette in guardia il medico. Non lasciarsi abbindolare neanche dai buoni sconti Groupon per test genetici: “Sono un inganno, per scoprire se una persona è intollerante a una sostanza il percorso è diverso, bisogna fare degli esami del sangue mirati. Mettersi a dieta, escludere a priori certi alimenti, fa dimagrire certo, ma non risolve il problema”.