Sono un po’ stanchino, ma gasatissimo, perché questa rimonta spettacolare possiamo portarla a casa. Siamo alle 48 ore decisive che possono cambiare il futuro dei nostri figli”. Lo dice da Piazza della Signoria a Firenze, Matteo Renzi, da dove lanciò la volata per il 40% alle Europee nel maggio del 2014. E lo dice il 2 dicembre, il giorno in cui perse le primarie contro Bersani, 4 anni fa, facendo “il discorso della sconfitta” che lanciò le basi della riscossa. Il palco di Firenze, due giorni prima del referendum, gioco di luci da grande spettacolo, e una serie di “persone comuni” dietro di lui, è la chiusura più facile per il premier nel momento più difficile. In piazza la gente è tanta. Ci sono i ministri: Delrio, Boschi, Giannini, Franceschini. E c’è la famiglia, Agnese e i 3 figli, che lui ringrazia dal palco.

A Firenze, Renzi arriva dopo quasi un anno di campagna elettorale (dall’annuncio nella conferenza stampa il 29 dicembre 2015 “se perdo lascio la vita politica”), dopo mesi di annunci, cambi di strategie, promesse, dopo una settimana in cui ha indotto gli italiani a chiedersi se per caso avesse un sosia, vista la continua e sistematica invasione di schermi tv, trasmissioni radio e Facebook. “Se vince il Sì”: la scelta per l’ultimo comizio è quella di battere sul futuro. Affondi contro l’Europa, proiezioni verso il G7 di Taormina: Renzi prova a battere sul ruolo dell’Italia nel mondo. Perché “se vince il Sì l’Italia è più forte”.

Si rimette l’abito scuro e la cravatta da premier. Stavolta, l’apocalisse “se vince il No” è sullo sfondo. Le dimissioni, in caso di sconfitta, sono sul tavolo. Ma non le evoca. Però le mani avanti le mette, rispetto a chi ha annunciato ricorsi sul voto degli italiani all’estero: “Questo non è il voto dei brogli”. Renzi, alle 9 e mezza del mattino era in diretta Facebook, poi a Palermo per un comizio (in prima fila il plenipotenziario ex Dc, Totò Cardinale), poi a Reggio Calabria. Sicilia e Calabria sono considerate le Regioni in bilico. Decisivo capire se il voto clientelare, corteggiato dagli uomini del premier, andrà sul Sì. Video sui social, apparizione su La7 e al Tg1. Fino ad arrivare a sera. Una maratona senza respiro, scandita dalle dichiarazioni ai suoi: “Siamo in rimonta”, “siamo avanti”, “con il voto degli italiani all’estero vinciamo”. Consultazione compulsiva dei sondaggi riservati (che fotografano una ripresa, ma continuano a dare un distacco tra i 4 e i 5 punti), tentativo di interpretare gli umori della gente, di tastare il polso agli indecisi. Nei sondaggi, mancano le 48 ore finali e gli italiani all’estero possono fare la differenza. Le stime che girano parlano di 1 milione e 300 mila votanti, le proiezioni di Palazzo Chigi vogliono il 60-70% di Sì. Tutto da verificare. “Comunque vada, lunedì mattina il sole sorgerà comunque”, è la frase più gettonata tra i vicinissimi al premier. Lo ha detto Obama, poche ore prima della vittoria di Trump. In una giornata forsennata, Renzi dice ancora tutto e il contrario di tutto. Intanto il Pd manda un sms dopo l’altro agli elettori. “Serve il nostro impegno personale, casa per casa, voto per voto”. Un anno fa Renzi non avrebbe mai creduto di giocarsi il tutto per tutto nelle ultime ore, come ha detto più e più volte ieri.