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domenica 04/12/2016

Se vince il Sì, i senatori potrebbero essere così

Oggi il voto - I Consigli regionali (che nominerebbero i nuovi parlamentari) hanno 109 indagati, che andrebbero a Palazzo Madama con l’immunità

Il Senato delle autonomie. E degli indagati. Che, se vince il Sì, godranno di immunità anche se non eletti senatori dai cittadini. Se oggi il referendum darà il via alla Riforma costituzionale, in Senato planeranno sindaci, governatori e consiglieri regionali. Sì, soprattutto questi ultimi. Su 100 senatori, 21 saranno sindaci, 5 saranno personalità scelte dal Quirinale e 74 arriveranno dalle Regioni. Proprio la classe dirigente più toccata dagli scandali: negli attuali Consigli regionali si contano 109 fra indagati, imputati e condannati. Senza contare le Rimborsopoli che hanno coinvolto i precedenti: fondi pubblici riservati ai gruppi consiliari e usati per spese personali di nessuna rilevanza istituzionale (dagli slip a cene pantagrueliche). Ben 17 regioni su 20 (escluse solo Veneto, Abruzzo e Toscana) sono state toccate: 521 consiglieri indagati, oltre 300 imputati e decine già condannati, molti ancora in carica o rieletti.

Partiamo da governatori ed ex. In Sicilia due dei tre ultimi presidenti della Regione sono stati condannati. Salvatore Cuffaro in via definitiva a 7 anni per favoreggiamento aggravato a Cosa nostra e rivelazione di segreto. Raffaele Lombardo in primo grado a 6 anni e 8 mesi per concorso esterno (l’appello è in corso).

In Lombardia l’ex governatore Roberto Formigoni è imputato per corruzione con l’accusa di aver garantito finanziamenti milionari in cambio di “utilità”.

L’attuale governatore, Roberto Maroni è invece imputato nella nota vicenda sui viaggi a Tokyo chiesti per sue ex collaboratrici.

Dalla Lombardia avrebbe potuto andare in Senato Nicole Minetti: la Cassazione ha annullato con rinvio la condanna in appello. Senatore poteva diventare anche Filippo Penati, che poi dai processi è uscito indenne (anche per prescrizione).

Il governatore Pd della Campania, Vincenzo De Luca, è sotto processo per abuso d’ufficio per il Crescent di Salerno. In Valle d’Aosta il presidente della Regione Augusto Rollandin dell’Union Valdôtaine, è stato condannato nel 1994 in via definitiva dalla Cassazione a 16 mesi di carcere (con interdizione dai pubblici uffici, poi estinta) per abuso d’ufficio.

Passiamo ai sindaci. È ancora indagato – per falso in autocertificazione – Giuseppe Sala, primo cittadino di Milano. Ma la Procura ha chiesto l’archiviazione.

Avrebbe potuto entrare in Senato, come sindaco di Genova, Marta Vincenzi, condannata in primo grado (5 anni) per l’alluvione del 2011.

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Politica
Le schede

Gli uffici elettorali già al lavoro. Niente file (e niente boom estero)

Le urne si sono aperte questa mattina alle 7 e lo resteranno fino a stasera alle 23. Chi ha smarrito o deve rinnovare la tessera elettorale può farlo ancora oggi, durante gli orari di apertura dei seggi, presso l’ufficio elettorale del proprio Comune di residenza. Nelle grandi città gli sportelli sono affollati da giorni: niente code o disagi alla sede centrale di Roma, qualche problema in più nelle sedi distaccate dei municipi, dove è possibile ritirare la nuova scheda. Nella Capitale con il referendum costituzionale debutta una novità legata agli scrutatori, introdotta dalla giunta di Virginia Raggi. Per individuarli c’è stata una selezione elettronica da un elenco a cui ci si poteva iscrivere tramite bando, secondo un criterio di parità di genere e privilegiando i nominativi dei candidati con meno di trent’anni. Anche a Torino il via vai è già cominciato: “Molti stanno arrivando – racconta una dipendente comunale in pausa –. Nonostante sia il quarto voto dell’anno i cittadini sembrano avere ancora voglia di votare”. Arriva gente che aveva esaurito gli spazi per i timbri, alcuni l’avevano persa. C’è chi l’aveva stracciata, come Mario Martinetto, 70 anni: “Tre anni fa ero arrabbiato con tutto il sistema”, spiega. Adesso qualcosa lo spinge a votare: “Voglio votare ‘No’ perché Renzi e la sua truppa non hanno mantenuto le promesse”, dice. A una 51enne senza dimora, la tessera è stata rubata: “Voglio votare – afferma la donna – e voglio votare ‘No’ perché mio padre era un partigiano e la Costituzione non si tocca”. A ritirare la tessera arriva anche una sudamericana residente in Italia da 20 anni, contenta di poter votare per la prima volta: “La Costituzione è importante e non si cambia”, dice. La guarda con diffidenza un uomo, Biagio Ciancio, che voterà Sì: “Almeno mandiamo a casa un po’ di parlamentari e questo dovrebbe convincere tutti. Io non sono renziano, ho votato per il M5S, ma voterò Sì”. Procede anche la raccolta dei plichi elettorali in arrivo dalle circoscrizioni estere: niente boom di affluenza, nonostante gli annunci comparsi su alcuni giornali. Ieri pomeriggio, erano arrivate nell’hangar di Castelnuovo di Porto circa 900 mila schede: mancavano ancora quelle di Usa, Belgio, Spagna e Gran Bretagna. Nello scenario più ottimista, non si supererà la cifra di 1,2 milione di votanti, circa il 30% degli aventi diritto.

La Cattiveria

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