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martedì 24/10/2017

Rosatellum, arriva la fiducia al Senato. Oggi tutti in piazza dalle 16: i comitati del No, il Fatto, Mdp, M5s

In aula - Il governo annuncia che il dibattito sarà impedito: “Ci sono troppi voti segreti”. Alle 16 c’è la manifestazione dei Comitati del No: hanno aderito Articolo 1, M5S, SI, Cgil

Sulla legge elettorale sarà di nuovo fiducia, anche al Senato. L’ha ammesso ieri pomeriggio, intercettato nei corridoi di Palazzo Madama, il sottosegretario per i rapporti con il Parlamento Luciano Pizzetti (Pd): “È impensabile che affrontiamo l’aula senza ricorrere alla fiducia quando ci sono decine di voti segreti. Sono state presentate decine di emendamenti sulle minoranze linguistiche, che in Senato si trasformano in decine di voti segreti. Se fossero ritirati non penseremmo alla fiducia”.

La conferma è arrivata subito dal renziano Andrea Marcucci: “Sono ottimista, c’è un’ampia maggioranza in aula favorevole al Rosatellum bis. Credo che sia opportuna la fiducia per evitare gli agguati di chi chiederà voti segreti”.

La maggioranza ha deciso quindi di strangolare di nuovo il dibattito parlamentare sul sistema di voto, come già successo alla Camera due settimane fa.

Le “decine di voti segreti” di cui parla Pizzetti (sarebbero in tutto 48) sono il risultato degli emendamenti presentati dal Movimento 5 Stelle, in tutto una settantina, distribuiti tra i sei articoli della legge. I grillini hanno depositato anche una pregiudiziale di costituzionalità che sarà votata domattina prima dell’inizio dell’esame del testo.

La maggior parte degli emendamenti del M5S – sottolineano alcuni senatori di maggioranza – incidono su materie soggette a voto segreto (come appunto le minoranze linguistiche). Una precipitazione, quella dei senatori 5 Stelle, che non nasconde una quota di ingenuità: un numero così elevato di voti segreti si è trasformato in una scusa su misura, per la maggioranza del Rosatellum, per giustificare l’ennesima forzatura dei regolamenti parlamentari. “Una scusa penosa”, in ogni caso, secondo la capogruppo di Mdp Cecilia Guerra.

Ieri sera l’esame in commissione è terminato prima del previsto. M5S, Mdp e Sinistra italiana hanno abbandonato i lavori per protesta. Dopo l’uscita dei senatori dell’opposizione, tutti i loro emendamenti in commissione sono decaduti. “Non hanno intenzione di accettare nessuna delle modifiche che abbiamo presentato – ha detto il grillino Giovanni Endrizzi –. Hanno paura del voto in Sicilia e vogliono approvare la legge elettorale prima di scadere come una mozzarella acida”.

La maggioranza ha votato all’unanimità dei presenti il mandato al relatore Salvatore Torrisi: sarà lui a riferire in aula sulla legge elettorale.

L’approdo nell’assemblea di Palazzo Madama del Rosatellum (stamattina alle 11) coincide con le proteste fuori dal palazzo. Alle 16 scende in piazza il Coordinamento Democrazia Costituzionale, vale a dire la forma attuale del comitato di costituzionalisti, giuristi e personalità della cultura che sostenne le ragioni del No nel referendum dello scorso dicembre.

“Esprimiamo la più ferma opposizione a questa legge – scrive in una nota il Coordinamento – che toglie ai cittadini il diritto di scegliere i loro parlamentari. Il voto di fiducia, contrario all’articolo 72 della Costituzione, è un’imposizione inaccettabile, che mortifica il ruolo del Parlamento”.

La piazza anti Rosatellum – dove ci saranno, tra gli altri, anche Anpi, Cgil e il direttore del Fatto Marco Travaglio – si raduna proprio di fronte al Senato.

Si compie un piccolo miracolo politico: manifesteranno insieme – o almeno condivideranno lo stesso spazio – Movimento 5 Stelle, Mdp, Sinistra Italiana e Possibile di Civati.

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Avvocati “antitalikum”

Ricorso alla Consulta: “Via libera di Boldrini incostituzionale”

Gli avvocati del coordinamento “Antitalikum” e “antiporcellum” tornano alla carica per ottenere a colpi di carte bollate una legge elettorale che non vada a cozzare ancora una volta contro i dettami della Costituzione. Ieri è stato depositato alla Consulta un ricorso contro l’Italicum per conflitto di attribuzione. L’articolo 72 prescrive per l’approvazione dei disegni di legge in materia costituzionale ed elettorale la procedura normale. Una norma che, a giudizio dei ricorrenti, è stata violata con l’apposizione della fiducia “illegittimamente accordata” nel 2015 dalla presidente Boldrini. “Il ricorso vuole essere un monito anche per l’imminente discussione in aula del Rosatellum 2.0 al Senato” che inizia oggi, ha spiegato il coordinatore Felice Besostri. A depositare il ricorso due deputate, Adriana Galgano e Claudia Mannino e due deputati Domenico Menorello e Riccardo Nuti. “Si tratta di un conflitto di attribuzione di nuova generazione – ha rimarcato Besostri – bisogna sperimentare tutte le strade, quando si tratta di difendere la Costituzione dalle leggi elettorali incostituzionali, già due, come accertato con la sentenza contro il cosiddetto Porcellum e contro l’Italicum”.

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L’appello Per una legge elettorale contro i nominati e costituzionale

212.000 firme

Il coordinamentodemocrazia costituzionale – che prosegue la battaglia dopo aver salvato col referendum la Carta dalla riforma del governo renziano – ha approvato un appello in cinque punti per una nuova legge elettorale che, sia chiaro, parte dal presupposto di far scegliere i parlamentari ai cittadini. Al punto 1, per esempio, c’è scritto: “La partita che si sta giocando sulla legge elettorale è una partita sulla Costituzione perché il modello di democrazia consegnatoci dai Costituenti e convalidato dal referendum del 2016, è fondato sulla centralità di un Parlamento rappresentativo attraverso il quale trova espressione il principio supremo che la sovranità appartiene al popolo”.

Tanti i nomi in calce: da Massimo Villone a Domenico Gallo, da Lorenza Carlassare a Alfiero Grandi, fino al presidente del comitato scientifico Alessandro Pace. La petizione, lanciata dal Fatto Quotidiano, può essere sostenuta firmando sulla piattaforma di Change.org. Fino a questo momento l’appello ha già ricevuto oltre 212.000 sottoscrizioni.

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