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giovedì 19/10/2017

Roma, i casi Raggi e Consip dietro la “stretta” sugli indagati

Pignatone ordina di iscrivere solo se ci sono indizi
Roma, i casi Raggi e Consip dietro la “stretta” sugli indagati

Il caso Raggi è esemplare. A giugno del 2016, a poche ore dal ballottaggio (contro il dem Roberto Giachetti), arriva in Procura un esposto per la vicenda, rivelata dal Fatto, degli incarichi di Virginia Raggi alla Asl di Civitavecchia. L’esposto era stato fatto a nome di un’associazione dal suo vicepresidente, che ricopriva un incarico nel Pd. L’iscrizione era, come si dice, “un atto dovuto”: nell’esposto si faceva il nome della Raggi e si indicava un’ipotesi di reato. Doveva essere indagata. A poche ore dal voto. Da quel momento i giornali, come è giusto, hanno rincorso la notizia, cavalcata dai dem.

Il fascicolo verrà aperto solo dopo le elezioni e la appena nominata sindaca sarà indagata e archiviata. Ma la vicenda della Raggi non è un caso isolato: sono circa 350.000 le notizie di reato vagliate ogni anno dalla Procura di Roma. La prima cittadina romana è tra le preferite di vari querelanti. E, se riguardano politici, esposti e relative iscrizioni non vengono ignorati dalla stampa. Così anche per evitare la “strumentalizzazione dei modelli 21”, ossia i fascicoli con indagati noti, la Procura di Roma ha emesso una circolare, rivelata martedì dalla rivista on line Questione Giustizia. Con la circolare il procuratore capo di Roma Giuseppe Pignatone chiede ai suoi cento magistrati di “non precedere ad iscrizioni a modello 21 in modo affrettato e in assenza dei necessari presupposti”. “Non può essere trascurato che dall’iscrizione si dispiegano, per l’indagato, effetti pregiudizievoli” sotto il profilo professionale e della reputazione. Dopo aver valutato le notizie di reato, i pm dovranno procedere “all’iscrizione a modello 21 (con indagati e reati)” nei casi in cui emergano “nei confronti di un soggetto identificato elementi indizianti specifici”.

Se invece gli esposti sono confusi o rivelano vicende non configurabili in una “fattispecie incriminatice” si aprirà un fascicolo modello 45, senza reati né indagati. Negli altri casi, ossia quando si trova solo un reato, si procede con un modello 44, cioè contro ignoti.

La circolare sottolinea anche che le iscrizioni non possono essere decise dalla polizia giudiziaria o dal privato denunciante. Infatti gli organi di polizia, nelle informative, spesso indicano specifiche ipotesi di reato. Tra i casi più recenti c’è l’informativa del 9 gennaio depositata nell’inchiesta Consip, in cui è coinvolto anche Tiziano Renzi per traffico di influenze.

Alcuni passaggi di quell’atto per i pm romani sono stati falsificati dal maggiore del Noe Gianpaolo Scafarto, che è indagato. Nel capitolo 12 c’è un riferimento a un reato: in un passaggio si parla degli incontri di Alfredo Romeo (l’imprenditore imputato per corruzione, il processo inizia oggi) “finalizzati – è scritto – a definire gli accordi che sono alla base da un lato al- l’acquisizione di informazioni dalla Consip, (…) e dall’altro di una dazione di denaro a Tiziano Renzi (30 mila al mese: pagamento mai accertato, ndr) nell’ambito di un accordo quadro che vede protagonista il padre dell’ex premier attraverso Carlo Russo che attraverso la corruzione o l’istigazione a commetterla di Luigi Marroni (ex ad di Consip, ndr), attuata mediante la promessa di più prestigiosi incarichi governativi, avrebbe dovuto avvantaggiare Romeo nell’aggiudicazione di commesse”.

Si dice quindi di indagare Marroni, cosa che i pm non faranno mai. Di fronte a questi casi, i magistrati devono iscrivere o no, rischiando una denuncia per omissione di atti d’ufficio? Secondo la circolare, sono necessari “elementi indizianti di carattere specifico”.

Un’altra considerazione a monte della circolare riguarda le vittime dei reati, titolate a ricevere notizie sull’iscrizione di indagati, “il che – scrive Pignatone – consente che l’iscrizione divenga strumentalmente utilizzabile per fini diversi (…), specie in contesti di contrapposizione di carattere politico, ecc”.

Da Bologna a Messina, diversi altri procuratori ne hanno già adottato disposizioni simili. Altri iniziano a lavorarci: “Sentirò presto il parere dei miei aggiunti e dei coordinatori dell’ufficio”, ha detto il procuratore capo di Catania Carmelo Zuccaro.

Meno entusiasti i penalisti: “Non diventi un modo per eludere la necessità di una data certa di inizio delle indagini”, dice il presidente dell’Unione delle Camere penali Beniamino Migliucci. Dall’iscrizione si calcola infatti la durata massima delle indagini. E gli avvocati temono anche gli atti compiuti in loro assenza finché il procedimento è contro ignoti.

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