Gentile dottoressa Caterina Uggè, cara dottoressa Giovanna Ceribelli, lunedì pomeriggio, il nostro presidente del Consiglio Matteo Renzi parlerà davanti alla direzione del suo partito. Non ho la minima idea di che cosa dirà. Ma so cosa mi piacerebbe che dicesse. Vorrei per voi, ma anche per noi, che Renzi vi ringraziasse pubblicamente. In questi ultimi mesi siete state l’esempio dell’Italia che vuole davvero cambiare e che può farcela. Lei, Caterina, ha dimostrato che i corsi anticorruzione, che il Comune di Lodi aveva istituito tra i dipendenti, possono davvero servire. Che non tutti in questo paese alzano le spalle e si voltano dall’altra parte davanti alle ingiustizie. Quando si è trovata davanti al suo sindaco, Simone Uggetti, che assieme a un avvocato le chiedeva di truccare un bando di gara d’appalto, lei, sia pure con il cuore in gola, ha denunciato. E lo ha fatto sebbene il sindaco le avesse offerto di far entrare nell’affare delle piscine anche una società di sua sorella.

Per questo sogno che lunedì, di fronte ai membri del Partito democratico, Renzi si ricordi di essere il premier di tutti gli italiani. Il presidente del Consiglio anche di chi non lo ha votato (per ora tutti) e di chi non lo voterà mai. Spero che chieda per lei un applauso e che la indichi a ogni iscritto dem e a ogni nostro concittadino come un modello.

Lei del resto non è sola. Nelle istituzioni, nella Pubblica amministrazione, nelle società private e pubbliche, ci sono cittadini e cittadine che davvero vogliono contribuire per quel possono alla svolta buona italiana. Penso, ma i casi sono tantissimi, a ciò che è accaduto solo qualche mese fa a Vimercate, a soli 55 chilometri da Lodi, dove la dottoressa Giovanna Ceribelli ha fatto il suo dovere di revisore dei conti della locale azienda ospedaliera. E tra l’incredulità di tanti ha presentato l’esposto che ha permesso di scoperchiare l’ultimo scandalo della sanità lombarda: quello delle cure odontoiatriche d’oro che ha portato all’arresto del leghista Fabio Rizzi, braccio destro del presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni.

Sarebbe davvero bello che il nostro presidente del Consiglio, lunedì annunciasse di aver deciso di invitarvi, care Caterina e Giovanna, a Palazzo Chigi per mostrare a tutti come, al di là delle legittime diverse posizioni politiche, l’obiettivo sia comune: far funzionare e ripartire davvero l’Italia. In queste settimane, il premier ha spesso rivendicato le norme anticorruzione e contro i crimini dei colletti bianchi approvate negli ultimi anni. Alcune, lo sappiamo, sono buone. Altre, invece, presentano delle gravi falle. Ma complessivamente sarebbe ingiusto negare che dei passi avanti sono stati fatti. Le leggi però da sole non bastano. Come ci ha insegnato molti secoli fa Aristotele, uno Stato è meglio governato da un ottimo uomo che da un’ottima legge. Noi, quindi, dobbiamo far evolvere i comportamenti delle donne e degli uomini che ci amministrano. Dobbiamo riscoprire il valore dell’esempio e delle scelte scomode. Quelle che nell’immediato possono far perdere a un partito una tornata elettorale, ma che negli anni lo rendono più forte, più credibile, più adatto all’amministrazione della cosa pubblica.

Per questo, gentili dottoresse Uggè e Ceribelli, aspetto davvero ciò che il nostro presidente del Consiglio dirà durante la direzione di lunedì. E spero, se non ci ha già pensato, che leggendo questa lettera aperta senta non solo il dovere, ma pure il bisogno, di ringraziarvi. Perché siete le figlie, le sorelle e le madri dell’Italia che non si arrende. Perché rendervi onore è giusto.