Ebbene sì, lo ammettiamo. La nostra scommessa è quasi persa. Un paio di mesi fa scrivevamo di essere tentati dall’azzardo. Sostenevamo che alla fine, davanti all’arma nucleare del ritorno al voto, un accordo tra i partiti sarebbe stato trovato e che un governo sarebbe in qualche modo sorto. Anche perché per il Pd (e Forza Italia) le nuove urne erano (e sono) un rischio folle. Nel ballottaggio di fatto tra Luigi Di Maio e Matteo Salvini, l’unico risultato ragionevolmente certo, dicono molti maghi dei sondaggi, è l’ennesima emorragia di consensi e seggi per le due formazioni politiche ormai minori. Prospettiva disastrosa, come ripetono ora ai giornalisti frotte di parlamentari forzisti e dem che, dopo aver provato l’ebbrezza di vedersi bonificare a fine aprile i primi 13 mila euro mensili, si chiedono come, in caso di mancata riconferma, rientreranno delle ingenti somme spese durante la vecchia campagna elettorale. Ma tant’è. La strada pare segnata. E se a noi le nuove urne porteranno alla perdita di un’unica puntata, peggio andrà ad altri scommettitori che è giusto definire seriali. Persone in preda a una manifesta ludopatia che hanno fatto del gioco una ragione di vita, finendo così per rovinarla a sé e agli altri.

Ieri, ad esempio, il Corriere della Sera, per la penna di Francesco Verderami, segnalava la storia di un tizio di Firenze, già noto alle cronache per aver puntato e perso un patrimonio sul referendum costituzionale del 2016.

Il giocatore azzardo-dipendente nel pomeriggio di lunedì ha telefonato a Salvini e dopo essersi presentato (“Ciao Matteo, sono di nuovo io, Matteo”) ha chiesto: “Scusa, ma, davvero non riuscite a far fare un passo indietro a Berlusconi?”. Verderami non scrive nulla sul tono utilizzato nella chiamata. Ma immaginiamo che fosse piuttosto preoccupato visto che il Matteo in questione, un giovane politico con un grande avvenire dietro le spalle, nelle scorse settimane aveva giurato ad amici e compagni del Pd che il governo Lega e M5S era ormai cosa fatta e che loro, i Dem, avrebbero ricominciato a crescere stando all’opposizione: “Lì ci hanno messo gli elettori e lì staremo”, aveva sentenziato. Frase bellissima, tranne per un particolare. Per opporsi è necessario un governo.

Così, quando era diventato chiaro che i Cinque Stelle, a causa del pregiudicato Berlusconi, un esecutivo con l’intero centrodestra non lo avrebbero mai formato, il giovane Matteo aveva rilanciato: “Con Di Maio noi Dem non dobbiamo nemmeno discutere di un teorico programma comune per sedere a Palazzo Chigi. Ma non preoccupatevi, ci torniamo lo stesso. Vedrete, governeremo tutti assieme per fare le riforme”.

Ovvio quindi che nella sua telefonata con Salvini il ludopatico Matteo fosse agitato. E che l’agitazione si sia trasformata quasi in disperazione quando, come scrive il Corriere, si è sentito rispondere: “No, non riesco a convincere Berlusconi. Ma Matteo, visto che ci vai d’accordo più di me, prova a convincerlo tu”. Anche per questo oggi ci sentiamo di confessare di non aver perso tutte le speranze. Non per l’Italia ovviamente (questa è un’altra storia). Ma per la nostra puntata. Fare un governo ormai per Berlusconi e Renzi è diventata una questione di sopravvivenza. Il primo teme di essere cancellato dagli elettori. Il secondo è invece certo di venir menato dai suoi: se si torna subito al voto gli ex-amici e i compagni di partito lo andranno a prendere a casa. Sì, forse la nostra scommessa non è ancora persa. Vogliamo crederci: sarà Matteo a convincere Silvio.