» Cronaca
venerdì 28/04/2017

Renzi dice no alla Moschea, dà fastidio agli amici dell’Unità

Firenze, l’ex premier smentisce il sindaco. L’area interessa anche al gruppo Pessina

La moschea di Firenze non s’ha da fare. O almeno non nell’ex caserma Gonzaga, la stessa a cui è interessato il gruppo Pessina, editore dell’Unità, il giornale del Pd. A deciderlo, però, non è stato il sindaco di Firenze Dario Nardella, cui formalmente spetta amministrare il Comune ma – a stare alle dichiarazioni – l’ex inquilino di Palazzo Vecchio, Matteo Renzi. A inizio aprile, infatti, Nardella comunica che una parte della struttura verrà concessa come moschea temporanea, dando a 30 mila musulmani un luogo di preghiera per il ramadan (26 maggio-24 giugno). Un modo “per evitare di avere centri abusivi in città” e, nelle intenzioni del sindaco, per poi destinare lo spazio a una moschea stabile. Passano pochi giorni e interviene Renzi: “Tecnicamente e giuridicamente non si può fare lì. Forse non è stato neppure Nardella a pensare quella soluzione. La partita è chiusa”. Nardella ne prende atto, spiega che la sua era solo “una proposta, un’ipotesi, non una decisione già presa” finendo preso in giro dalle opposizioni in Comune.

Il vincolo “giuridico” di cui parla l’ex premier è presto spiegato. L’ex Caserma è passata dal demanio al Comune, che si è impegnato a valorizzarla. A inizio 2015 arriva un bando per destinare parte dell’area di 53 mila metri quadri ad housing sociale. Si presentano Investire Immobiliare, società del gruppo Nattino e la Pessina Costruzioni, dell’omonimo gruppo da 400 milioni di fatturato: progetti che mettono insieme una parte a edilizia residenziale per le fasce deboli e un’altra a servizi e commerciale. Ieri l’ad di Pessina, Guido Stefanelli (che guida anche l’Unità) ha confermato al Corriere fiorentino che la società è ancora interessata: “Mi auguro proprio che la Moschea non la facciano lì”. Nello stesso periodo del bando la Pessina si aggiudicava (maggio 2015) l’appalto per la costruzione dell’ospedale di La Spezia e trattava l’acquisto de l’Unità, oggi in forte perdita. Nei giorni scorsi un’inchiesta di Report ha sollevato dubbi che l’investimento nel giornale sia valso come tornaconto, grazie al rapporto con l’ex premier, per appalti e affari. La società ha smentito e annunciato querela.

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