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domenica 04/12/2016

Referendum: a rischio i rimborsi ai Comuni

I Prefetti comunicano i tagli. Proteste, e così il Viminale dice: ridaremo i fondi

Alla vigilia del referendum, l’ultima incognita è sui costi e sulle spese. Questa volta, delle operazioni referendarie in senso stretto. Tra giovedì e venerdì gli uffici comunali impegnati nelle operazioni di voto si sono visti recapitare una circolare della Prefettura, su disposizione del Viminale, in cui si diceva che il ministero dell’Interno riduceva di circa il 60 per cento le risorse destinate a sostenere le spese organizzative della consultazione. Scaricandole di fatto sui Comuni, in corso d’opera. Immediatamente sono partite le denunce e le domande. A chiedere chiarimenti al ministero dell’Interno è stato il presidente dell’Anci, Antonio Decaro. Che ieri ha ottenuto un “impegno” del Viminale, con nota scritta sul sito, a farsi carico di tutte le spese. Ma intanto i soldi andranno stanziati il prossimo anno. Mentre anche i Comuni hanno chiuso i loro bilanci.

Andando con ordine: dopo l’arrivo delle circolari, partono le denunce ufficiali. Dall’Anci Sardegna e poi dall’Anci Puglia stilano un comunicato: “Con una circolare recapitata dalla Prefettura a tutti i Comuni a poche ore dell’apertura dei seggi, il ministero dell’interno riduce del 60 per cento le risorse destinate a sostenere le spese organizzative della consultazione referendaria sulla riforma costituzionale del 4 dicembre”. Nelle operazioni di voto in tutta Italia sono coinvolti 8.000 Comuni e almeno 40mila persone. I costi fissi per un referendum che sia esso consultivo o abrogativo, variano tra i 170 e i 200 milioni di euro. Ma per il referendum abrogativo di aprile, la cifra stimata è stata assai più alta, oltre 300 milioni di euro. I Comuni anticipano e vengono rimborsati dal governo, attraverso la Prefettura. Ma le circolari intervengono sui costi già sostenuti di questo voto, oltre che su quelli da sostenere. Secondo l’Anci Puglia, i tagli rendono illegittima “l’adozione degli atti per la consultazione referendaria”.

Inoltre, “il provvedimento emesso dopo il termine utile per effettuare variazioni, espone i Comuni al rischio di formazione di debiti fuori bilancio e ad azioni risarcitorie da parte di fornitori di servizi”. Inoltre, questo taglio preclude lo straordinario elettorale per il personale: il Comune deve scegliere se pagare i fornitori o il personale comunale. A spiegare quale sarebbe l’effetto della Circolare è Gigi Di Mauro, dipendente comunale di Nocera Inferiore (provincia di Salerno): “La circolare arriva fuori tempo massimo per permettere ai Comuni di riaprire il bilancio e quindi eventualmente pagare i dipendenti impegnati nelle operazioni referendarie. Quindi, alcuni avranno in cassa le risorse per pagarli, tanti altri no. Così, molti lavorare gratis ora, in cambio di giorni di ferie dopo, che comunque vanno a impattare sulle risorse comunali”.

Così intervoene l’Anci nazionale, che chiede formalmente al governo di assicurare la copertura integrale delle spese. Ad attivarsi è Decaro, già venerdì, che poi ieri assicura di aver avuto “rassicurazioni definitive dal ministro dell’Interno Angelino Alfano”.

A stretto giro di posta arriva il comunicato del Viminale. Un dietrofront rispetto alla circolare per ribadire “che le risorse relative al conguaglio di quanto anticipato dai Comuni per le spese organizzative, in occasione della consultazione referendaria, saranno rese pienamente disponibili a beneficio dei comuni stessi”. Per adesso, però, non c’è nessun provvedimento. C’è solo un impegno a coprire tutte le spese, che però verrà contabilizzato solo nel prossimo anno. Tradotto, le risorse non le ha ancora stanziate nessuno.

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LECCA LECCA

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Avere un managernominato da te dentro un grande apparato pubblico torna utile nei momenti che meno ti aspetti. Deve averlo pensato anche Matteo Renzi che com’è noto con Ernesto Maria Ruffini – tributarista cui è cara la Leopolda del premier, piazzato nel 2015 a capo di Equitalia – sicuramente non parla da mesi. Giusto nel giorno del silenzio elettorale, infatti, Equitalia ha voluto rendere noto che gli accessi al suo sito a novembre sono passati a quasi 1,1 milioni rispetto ai soliti 600 mila. Perché? Ma grazie alla rottamazione estensiva delle cartelle (si applica persino a quelle che arriveranno da qui al 31 dicembre) regalata da Matteo Renzi, principe della Leopolda, agli italiani. Insomma, la campagna per il Sì questo sabato non si può fare, ma ci pensa Equitalia a ricordare agli italiani chi è loro amico, almeno a quelli che hanno una cartella da pagare e possono farlo (l’importo infatti va pagato in pochi mesi, chi non ha i contanti sufficienti s’attacca: niente rottamazione e deve dare tutti gli interessi e le sanzioni).

La notizia è piaciuta assai ai media: l’Ansa l’ha battuta attorno alle 11.30 del mattino e già all’ora di pranzo erano pronti i succulenti servizi sul gentile omaggio del premier su Tg1, Tg5 e Sky. Il silenzio elettorale, certe volte, è d’oro.

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