Basta riaprire i cassetti e tirarla fuori. La legge elettorale è bella e pronta. È quella che seguì al referendum popolare che nel 1993 aveva decretato l’abolizione del sistema proporzionale. Il popolo è sovrano, vero? Il Parlamento approvò la riforma che coniugava felicemente la governabilità (75% dei seggi attribuiti col maggioritario) con la rappresentanza (25% col proporzionale), introducendo il deputato di collegio e restituendo alla politica una relazione quotidiana e diretta con il proprio eletto. Con quella legge si sanerebbe poi la ferita del Porcellum, sistema di voto ideato per costruire la vittoria a tavolino di una parte, e si supererebbero gli eccessi dell’Italicum che regala il governo alla minoranza assoluta del Paese.

Il Mattarellum piaceva nel 2013 a Matteo Renzi, per fare un nome. E a Beppe Grillo, per farne un altro. Renzi sostenne lo sciopero della fame di Roberto Giachetti per convincere il Pd a superare le secche di una legge ingiusta e restaurare il Mattarellum. Allora il partito era guidato da Bersani, premier era Letta. E fu no. Ma quella mozione fu sottoscritta e condivisa anche dai Cinque Stelle e da Sel.

Vero che il centrodestra è stato sempre contrario, ma nel tempo i giudizi su quel sistema sono via via cambiati tanto che un esponente di quello schieramento, Gaetano Quagliariello, oggi sostiene l’opportunità di farvi ritorno.

E l’obiezione che, a differenza di ieri, il sistema sia tripolare è totalmente superabile. L’aggiornamento del Mattarellum con un premio di maggioranza di 90 seggi alla lista o coalizione meglio piazzata (la legge prevede il turno unico) è già stata illustrata fin nei dettagli da tre parlamentari del Pd che l’hanno riproposta.

Se si vuole andare a votare la legge c’è. Ed è finalmente uguale per tutti.