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martedì 15/08/2017

Sondaggi, ora lo dicono i numeri: Berlusconi può rivincere

Da Ipr a Ixè, da Ipsos a Emg, gli istituti di rilevazione sono concordi: il “vecchio” centrodestra è davanti a Pd e M5s, Forza Italia sta risalendo dal baratro

Stare fermi, limitarsi a discutere stancamente della leadership e, nel frattempo, guadagnare consensi. Soprattutto grazie agli scivoloni degli altri partiti. Che sia una casualità o una precisa strategia politica, a pochi mesi dalla scadenza della legislatura (febbraio 2018) Silvio Berlusconi e i suoi possibili alleati di centrodestra nei sondaggi sono in leggero vantaggio su tutte le altre ipotetiche coalizioni. Le rilevazioni sono piuttosto omogenee: Forza Italia, Fratelli d’Italia e la Lega, in coalizione, possono valere al momento tra il 33 e il 35%, dato a cui non arrivano né i 5 Stelle da soli, né tantomeno il Pd, neppure affiancato da Mdp.

Il partito renziano non ha ancora elaborato la sconfitta al referendum costituzionale, i nuovi soggetti a sinistra faticano a trovare un’identità riconoscibile e il M5S che paga alcune incertezze dei suoi amministratori locali, il centrodestra unito scavalca tutti gli altri schieramenti. Forte anche dell’effetto traino delle ultime Amministrative, che hanno premiato i candidati sindaco di una coalizione rediviva forse anche oltre le aspettative dei suoi stessi leader.

Certo, ancora non è chiaro con quale legge elettorale si andrà al voto, con quella attuale dalle urne potrebbe uscire una situazione simile alla Spagna degli ultimi anni, ovvero senza reali vincitori. Non si sa nemmeno chi sarà il candidato premier della coalizione: Silvio Berlusconi si è ritagliato un ruolo di padre nobile (a non voler citare l’ineleggibilità per via di quella sciocchezza della condanna per frode) e lancia candidati “tecnici” diversi ogni settimana (Carlo Calenda, Sergio Marchionne, ecc.), mentre Matteo Salvini e Giorgia Meloni appaiono ancorati a profili troppo identitari per riuscire a mettere d’accordo sul loro nome tutte le anime della coalizione (c’è da trovare una sistemazione alla bad company di Forza Italia che si va radunando attorno a Raffaele Fitto e soci).

Nonostante tutto l’ultimo sondaggio di Ipr Marketing, fatto nei primi giorni di agosto, vede gli azzurri tra il 12 e il 13%. Il risultato di coalizione, senza Alternativa Popolare di Angelino Alfano, viene valutato al 33%, tre punti sopra il Movimento 5 Stelle, cinque rispetto a un ticket Pd-Mdp, coi dem sotto al 25%. “Forza Italia è leggermente cresciuta rispetto al 10-12% stimato a inizio anno, il suo dato va collocato all’interno di una coalizione di centrodestra perché i suoi elettori, come quelli del Pd d’altronde, sembrano profondamente contrari a un’ipotesi di larghe intese”, analizza Antonio Noto, direttore di Ipr.

Anche le rilevazioni di Ixè, l’ultima è dell’11 agosto, vedono Forza Italia al 13,3%, con la Lega al 15% e Fdi al 4,5%. Insieme sfiorano il 33%, sei punti sopra il 27,3% dei dem e il 27% dei 5Stelle. “Forse il dato sul partito di Berlusconi è leggermente sovrastimato ma di sicuro il centrodestra quando sente le urne avvicinarsi si organizza, al momento può contare su uno zoccolo duro di voti tra Friuli, Veneto, Lombardia, Liguria e poi pezzi importanti di Sud”, argomenta il presidente di Ixè Roberto Weber. Poi osserva: “Ci sarebbe spazio anche a sinistra, vale almeno sette punti, l’elettorato con quelle idee c’è ma manca un soggetto capace di parlargli”.

Numeri simili a quelli raccolti da Ipsos a fine luglio per il Corriere della Sera: stavolta Forza Italia e Lega sono appaiate al 15,1% ed Fratelli d’Italia si attesta al 4,9%, quindi la coalizione totalizzerebbe il 35%. Mentre il Pd si posiziona al 26,9% e il Movimento 5 Stelle al 27,6%. Cambia poco nei dati forniti il 24 luglio da Emg per La7, che stimano il Carroccio al 15,2%, il partito dell’ex Cavaliere al 12,8% e quello della Meloni al 5,3%.

Il motivo di tanto successo? Una rilevazione di Euromedia dei mesi scorsi attestava questa alleanza a tre al 36% soprattutto per merito del “ritrovato attivismo dell’ex Cavaliere”.

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Il tribunale dà ragione alla Raggi: prelievi d’acqua a settembre

Niente stop ai prelievi: nonostante la crisi idrica e il livello dell’acqua sceso pericolosamente sotto la soglia d’allarme, la captazione dal lago di Bracciano proseguirà anche a settembre. Il Tribunale superiore delle Acque pubbliche ha infatti accolto il ricorso della sindaca di Roma, Virginia Raggi, contro l’ordinanza della Regione che aveva stabilito una limitazione dei prelievi in agosto, prima dello stop definitivo a partire dal primo settembre. Quel provvedimento era già una concessione del governatore Zingaretti, su pressione del ministero dell’Ambiente, per permettere ad Acea di continuare ad approvvigiornarsi dal lago ed evitare il razionamento dell’acqua. Nonostante ciò, il Comune aveva poi impugnato pure quella ordinanza. E adesso si vede dar ragione dai giudici, secondo cui l’interesse per la salute dei cittadini è “prevalente” sulla tutela ambientale del lago. Soddisfatta la sindaca Raggi: “Abbiamo garantito l’acqua ai cittadini romani e scongiurato che a settembre un milione e mezzo di persone ne restassero senza”. La Regione, invece, fa sapere di aver preso atto della sentenza, che comunque permetterà di ridurre i prelievi a 400 litri al secondo rispetto ai 1.100 abituali.

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