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mercoledì 21/09/2016

Olimpiadi, è No: a Roma niente Giochi del mattone

Raggi alle 15.30 spiega le ragioni del ritiro citando il libro di Mennea, lo studio di Oxford e tante foto di opere incompiute
Olimpiadi, è No: a Roma niente Giochi del mattone

Il Campidoglio ha deciso: ritirerà l’appoggio alla candidatura di Roma alle Olimpiadi del 2024. Oggi, alle 15.30, la sindaca Virginia Raggi in Campidoglio annuncerà la scelta della sua amministrazione di non sostenere il dossier olimpico. Un no definitivo, che non lascia spazio alle voci che si sono rincorse nelle ultime settimane su possibili ripensamenti o sul ricorso a un referendum cittadino. La Raggi, dopo il difficile avvio del suo mandato, deve arrivare alla manifestazione Italia a 5 Stelle a Palermo avendo mantenuto fede a uno dei tasselli del suo programma elettorale.

Inizialmente, per dare maggiore enfasi all’annuncio, era stato scelto come scenario Tor Vergata, sotto allo scheletro della Vela, il palazzetto dello sport avviato per i Mondiali di Nuoto del 2009 e mai completato, simbolo del fallimento degli ultimi grandi eventi sportivi cittadini. Poi però le cattive previsioni del tempo hanno consigliato un cambio di location.

La Raggi, accompagnata dalla giunta, sosterrà le ragioni del suo no a Palazzo Senatorio citando tre argomentazioni. La prima è legata a uno studio realizzato dall’Università di Oxford nel 2016, che mostra come in tutte le ultime edizioni il budget iniziale dei Giochi sia stato sistematicamente sforato. Per la candidatura romana la previsione di spesa è di 5,3 miliardi, somma che però non comprende i costi per le infrastrutture di trasporto. Senza contare gli extra che hanno caratterizzato tutte le ultime edizioni della rassegna iridata. Una spesa considerata fuori dalla portata delle casse capitoline, già in affanno nel coprire i servizi pubblici essenziali per i cittadini.

Un altro tassello dello stop ai Giochi è stato ispirato da I costi delle Olimpiadi, libro scritto dal velocista olimpico Pietro Mennea. Un testo molto caro al vice sindaco Daniele Frongia, l’uomo che più ogni altro ha gestito il dossier. La sindaca inoltre mostrerà un documento preparato dai suoi uffici in questi giorni, che raccoglie fotografie e numeri sulle opere sportive lasciate incompiute dopo gli ultimi grandi eventi cittadini: dalle strutture per i Mondiali di calcio del 1990 a quelle per i Mondiali di nuoto del 2009.

Ancora ieri sera l’ultimo tentativo di mediazione da parte del Coni. La coordinatrice del Comitato Roma 2024, Diana Bianchedi, è arrivata in Campidoglio per un incontro tecnico con il presidente della Commissione Sport Angelo Diario e il capogruppo M5S Paolo Ferrara. La delegazione del Coni inizialmente è di cinque persone, poi sale a undici. La tensione è alta: il progetto olimpico vede in prima fila gli interessi dei principali costruttori romani. Si entra nel dettaglio del dossier ma la decisione del Campidoglio è già stata presa. Per evitare uno strappo istituzionale, un’ora prima della conferenza stampa la Raggi vedrà il presidente del Coni Giovanni Malagò, il motore del progetto olimpico, per comunicargli la sua decisione. Per la settimana prossima invece è attesa la delibera dell’Assemblea capitolina che ritira il sostegno alla corsa olimpica.

Per la seconda volta consecutiva Roma ritirerà la sua candidatura mentre è in corsa. Sul dossier 2024 ha influito negativamente l’eccessiva corrispondenza tra gli interessi di alcuni influenti costruttori cittadini e le location scelta per realizzare strutture sportive e villaggio olimpico. Le “Olimpiadi del Mattone”, sono franate nell’assenza di condivisione con i cittadini. Intanto Raggi è sempre alle prese con la grana Bilancio. Ieri in Consiglio ha annunciato che cerca due nuovi assessori, uno per i conti e l’altro per le Partecipate. Mentre Alessandro Onorato (Lista Marchini) sostiene: “Raffaele De Dominicis non è mai stato revocato, l’assessore è ancora lui”.

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Politica
La querelle sull’invito

Razzi contro Parisi per la convention del sindaco di Milano

Antonio Razziproprio non ci sta a essere tacciato di esibizionismo da Stefano Parisi per la sua partecipazione alla Convention di Milano. E così, ieri, prima ha pubblicato l’invito ricevuto dall’ex Ad di Fastweb e poi, parlando all’Adnkronos, ha rincarato la dose: “Non ho bisogno della sua convention per esibirmi – ha detto – È lui che mi ha invitato, mi volevano mettere in prima fila e io mi sono accomodato dietro, figuriamoci… Mi rammarico – prosegue – per essermi fatto ore di treno, che mi hanno fatto male alla schiena. Penso che debba chiedermi centomila volte scusa. Sarà pure un bravo manager ma di politica non capisce… niente. Se vuoi fare il leader, devi capire come si trattano le persone”. Ma per cosa Parisi deve chiedere scusa? Ore prima, parlando a Rainews24, Stefano Parisi aveva commentato la presenza del senatore alla convention. “Razzi è un’esibizionista privo di qualsiasi contenuto, era lì come poteva essere in una trasmissione radiofonica, ha avuto intorno le telecamere per un’ora. Io non l’ho invitato”.

Politica
Processo Maugeri

Il pm: “Per i sollazzi di Formigoni, usati i soldi dei malati”

Il presunto girodi tangenti della sanità lombarda ha tolto “oltre 70 milioni di euro alle cure dei malati lombardi. Milioni finiti in una percentuale del 25% nelle tasche di Daccò e Simone per finanziare i sollazzi di Formigoni, dei suoi familiari e dei suoi amici”. Lo ha sottolineato, ieri, il pm Laura Pedio durante il processo sulla Fondazione Maugeri di Pavia che vede tra gli imputati l’ex governatore lombardo Roberto Formigoni, l’imprenditore Pierangelo Daccò, l’ex assessore alla Sanità del Pirellone Antonio Simone e altre 7 persone. Il pm ha paragonato Formigoni all’ex membro del Congresso degli Stati Uniti Duke Cunningham, condannato a 8 anni e 4 mesi per tangenti ed evasione fiscale. Anche il politico americano, ha detto il pm, “è stato corrotto con imbarcazioni e viaggi aerei”. Per l’accusa, tra vacanze in località esotiche, cene in ristoranti di lusso, yacht e finanziamenti per i meeting di Cl, l’ex governatore lombardo sarebbe stato ricompensato con benefit dal valore di 8 milioni di euro per favorire la Fondazione Maugeri e l’ospedale San Raffaele con delibere per 200 milioni di euro per le cosiddette prestazioni non tariffabili. Il processo è stato aggiornato a dicembre per le controrepliche della difesa.

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