Dicono di cambiare la Costituzione… Dicono… Dico No! Dico No! E non è una questione di sì o di no ma di come, quando, perché e purchè… È che mi sarebbe piaciuto votare, casomai, per altre urgenze, altre tutele, altra giustizia, altra necessità, altra democrazia (alta democrazia), altra deontologia, altro avvenire, altre anime, altri referendum, altri cambiamenti. Ecco una cosa dovremmo cambiarla: la Costituzione Interiore, quella dentro! Cambiare noi! Non cambiare le norme, ma cambiare l’Enorme! Ma noi percepiamo il senso della parola giustizia, doveri, diritti? Dobbiamo cambiare poetica, quasi non fosse più una questione etica. Le abbiamo percepite queste norme? Le sappiamo vivere e applicare? Come siamo messi dentro?

Non è una questione di cambiare partiti ma di cambiare spartiti… è un tema musicale, bisogna cambiare musica, non le facce note ma cambiare le note: cambiare il “do” da dare, cambiare il “fa” da fare, cambiare il “mi” cambiare io, cambiare il “re” se è possibile, cambiare il “sol” son sol uno studente – son sol un lavoratore – son sol un votante – son sol un migrante… Cambiare quello! Noi, noi votiamo tutti i giorni: parlamento interiore, governo interiore. Facciamo delle leggi da quando ci alziamo, è un referendum, sono delle primarie, delle orinarie, delle coronarie, delle Canarie, delle otarie… Le facciamo tutti i giorni: quando guardiamo una donna, quando guidiamo, quando mangiamo, quando abbiamo paura, quando compriamo, quando sopportiamo, quando non reagiamo, quando subiamo. “Subì or not subì?” questa la domanda che si faceva Shakespeare…

Non è una questione di antipolitica ma di antepolitica, cioè come siamo messi prima, come siamo messi? Come abbiamo fatto ad arrivare a tanto? Non è una questione di anticorruzione o antimafia: è ante! Il lavoro lo dobbiamo fare prima! Non è solo una questione del corpo elettorale ma dello Stato d’Animo. Andare di corpo e tornare di Anima: il lavoro stà lì… A questo punto lancio un’OPA: ho paura… non amo un potere “carraio” che non accetta niente davanti, un’economia “carraia”, un mercato “carraio” che non transige che ci sia qualcosa o qualcuno che lo controlli (…) Siamo sotto dettatura? Dobbiamo cambiare capo, non chi ci comanda, ma soprattutto cambiare la testa. Dicono… dicono… dico No! Se è possibile e non voglio fare il profeta (sono per il “no profet”), forse non andava nemmeno proposto questo referendum… Però, adesso, così, ormai com’è, dico No. Dicono di cambiare la Costituzione? Dico No! Fate i bravi…