A sinistra c’è il cuore e il cuore della sinistra batte per il No. Ieri Cgil, Arci e Anpi, associazioni di riferimento di quel mondo, hanno firmato insieme un breve appello finale al voto in vista di domenica: “Alle cittadine e ai cittadini raccomandiamo un voto consapevole e responsabile. Non si tratta di una legge ordinaria ma della Costituzione, la nostra Carta fondamentale. Modifiche sbagliate e destinate a non funzionare, così come lo stravolgimento del sistema ideato dai Costituenti, avrebbero effetti imprevedibili e disastrosi per l’equilibrio dei poteri, per la rappresentanza, per l’esercizio della sovranità popolare, in sostanza per la stessa democrazia, che invece va rafforzata, potenziata e difesa con la piena attuazione della Costituzione repubblicana”.

Durante tutta la campagna elettorale si è sentito parlare della contrapposizione tra Sì e No come un duello destra versus sinistra, Matteo contro Matteo (Renzi e Salvini ovviamente). Invece quel poco che resta della sinistra italiana – gli ex Sel e i transfughi del Pd confluiti sotto la sigla SI, il movimento di Pippo Civati, Possibile, la minoranza del Pd – e le storiche associazioni con cui da sempre i partiti di sinistra hanno dialogato, sono schierati contro la riforma. Tutti concordi nel dire che la revisione non dice nulla al futuro del Paese, che creerà danni di sistema (di funzionamento istituzionale), che i contrappesi e gli equilibri democratici sono in pericolo. E che la Costituzione andrebbe prima di tutto attuata e non sabotata.

L’altro giorno il presidente dell’Anpi Carlo Smuraglia aveva scritto agli elettori indecisi, su cui si gioca il tutto e per tutto in questi ultimi giorni prima del voto: “Bisogna bocciare questa riforma perché crea un soggetto ‘mostruoso’, un Senato non più eletto dai cittadini, occupato da Senatori eletti (non si sa bene come) dai Consiglieri regionali che manterranno la loro funzione originaria di Consigliere o di Sindaco e dunque svolgeranno il fondamentale lavoro legislativo part time (cioè, in modo impossibile); che sarà ‘a porte scorrevoli’ perché non avrà una durata precisa come la Camera, ma vedrà i Senatori decadere all’atto del venir meno, per qualsiasi motivo, dell’organismo da cui sono stati eletti; che avrà troppe funzioni per la sua stessa composizione e troppo poche per essere una vera Camera (che, in teoria, dovrebbe essere “alta”); che insomma, non potrà funzionare. E se ciò avverrà, come è certo, non si potrà fare con la sola Camera, ma bisognerà rimettere mano alla riforma costituzionale, con tutto l’iter previsto dalla legge”.

Quest’ultima affermazione smonta la bufala che ci vuol far credere che la riforma si potrà correggere in corsa. Dunque anche se è piena di falle si può votare con tranquillità. Così non è: ci vorranno anni per sistemare le cose.