» Cronaca
sabato 03/12/2016

“Neanche una riunione sui morti in ospedale”

Non ci sono verbali della commissione che “assolse” l’anestesista poi arrestato
“Neanche una riunione sui morti in ospedale”

Ospedale di Saronno. Dopo l’amore criminale tra Laura Taroni e Leonardo Cazzaniga, ora la Procura di Busto Arsizio punta su quella Commissione interna alla struttura sanitaria che avrebbe dovuto capire e decidere ma che, invece, ha liquidato la questione assolvendo l’operato dell’anestesista. Ma c’è di più: secondo la valutazione del pm e dei consulenti quella commissione non si è mai riunita. Tutte le comunicazioni finali e non, sono state indirette, con telefonate o strumenti telematici. La convinzione dell’accusa, dunque, aggrava la posizione dei medici della commissione indagati per omissione e favoreggiamento. Insomma lo strumento che già tre anni fa – ancora prima dell’omicidio di Massimo Guerra (ex marito della Taroni), morto il 30 giugno 2013 e per il quale sono indagati infermiera e anestesista – poteva bloccare il Dottor Morte, altro non fu che una Commissione fantasma. Ieri, intanto, i due amanti sono stati interrogati dal gip di Busto Arsizio. E se la donna non ha aperto bocca, Cazzaniga ha detto: “Alleviavo solo la sofferenza dei pazienti”.

La Commissione, dunque. Messa in piedi da Roberto Cosentina, direttore sanitario dell’azienda ospedaliera, dopo le segnalazioni degli infermieri Clelia Leto, che poi denuncerà tutto ai carabinieri subendo le minacce di Cazzaniga, e Ilescu Radu. Di quei lavori la Procura ha acquisito tutti gli atti disponibili. Non i verbali della commissione perché “non sono stati redatti”. Nessuna, prova, dunque che quelle riunioni si siano tenute. Solo uno dei componenti, Paolo Valentini, direttore medico a Saronno, ha detto, e dovrà dimostrarlo, che la commissione si sarebbe riunita il 22, il 24 aprile e il 3 maggio. Di certo si sa, che le relazioni finali dei medici arrivano a Cosentina tra il 13 e il 17 maggio 2013. Mentre è del 20 maggio la comunicazione finale ai due infermieri. Poche parole che assolvono Cazzaniga. Si legge: “Non si ravvede un comportamento discordante il codice etico e deontologico professionale”. Dunque, tutto bene. Ma è solo apparenza, perché il 3 luglio 2015, Cosentina a colloquio con Valentini dimostra di sapere. “C’è questo scemo che va in giro a dire che lui è l’angelo della morte, ragazzi miei più di così…”. Dopodiché, annota il pm, “spiega di aver appreso da Cazzaniga nel periodo della Commissione che lo stesso faceva uso di cocaina”.

Poche settimane prima, il 25 maggio, la dirigente di medicina legale Maria Lusia Pennuto, anche lei in commissione, è sconvolta dopo essere stata sentita in Procura. Al telefono con un amico dice: “Prenderò un avviso di garanzia! (…) Perché ero nella commissione (…). La colpa è solo mia, per stare dietro ai ‘ma no’ alla fine mi sono fidata”. L’amico dice: “Loro hanno cercato di mettere sempre tutto a tacere”. Risponde la Pennuto: “Lo so”.

Per capire basta leggere i ragionamenti dei consulenti del pm che hanno analizzato le comunicazioni dei medici. Già il prologo non è dei migliori. Oltre ai verbali fantasma “non sono stati sentiti gli infermieri segnalanti, né altri infermieri che hanno assistito Cazzaniga nei casi in esame. Non è stata esaminata alcuna documentazione medica ulteriore rispetto ai verbali di Pronto Soccorso”. La prima relazione esaminata è quella di Nicola Scoppetta, primario del Pronto soccorso. Per lui i pm avevano chiesto i domiciliari. Richiesta respinta dal gip e sulla quale ora pende un ricorso della Procura al tribunale del Riesame. Scrivono i consulenti: “Scoppetta non ha proceduto a un’analisi concreta dei singoli casi allo scopo di dimostrare se i dosaggi scelti da Cazzaniga fossero conformi e si è limitato a una sbrigativa affermazione di assenza di criticità”. Ieri, alla domanda se la commissione si fosse mai riunita, il primario ha chiuso la telefonata con un laconico: “Buonasera!”.

Valutazioni simili vengono espresse per gli altri componenti, tranne per il dottor Claudio Borgio (indagato) la cui relazione è apprezzata. Sulla dottoressa Pennuto spiegano. “Ha competenze in tossicologia, ed era in grado di esprimere un giudizio autonomo. Nonostante ciò, ha preferito rimettersi acriticamente alle conclusioni degli esperti, di fatto abdicando al proprio ruolo”. In conclusione e di nuovo si torna a quei verbali mancanti che “avrebbero consentito di vagliare il percorso logico seguito e le opinioni espresse dai singoli”. Non sarà così.

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