Marco Morelli è stato scelto da Padoan e Renzi per dare discontinuità al Monte dei Paschi. Stamattina sarà nominato dal Cda, ieri si è presentato alla Bce a Francoforte con il presidente Massimo Tononi. Dovrà gestire una banca con crediti deteriorati per 27,7 miliardi. Ma quando era vicedirettore generale, nel 2008, ha partecipato a una partita emblematica del credito allegro ai tempi di Giuseppe Mussari. Prima di nominarlo, il Cda di Mps dovrebbe leggere le intercettazioni dell’inchiesta sul mutuo da 150 milioni al gruppo Btp di Riccardo Fusi e poi porsi due domande: che fine hanno fatto i 60 milioni della quota di Mps? Che ruolo ha avuto in quella vicenda il futuro amministratore?

Su quel finanziamento (60 milioni da Mps, 50 da Unipol, 20 da Cariprato e 10 a testa da Credito Fiorentino e Banca MB) è in corso un processo a Firenze. Il procuratore aggiunto Luca Turco contesta ai due maggiori esponenti delle società beneficiarie, Riccardo Fusi (amico e in passato in affari con Denis Verdini) e Roberto Bartolomei, di aver fornito notizie false alle banche. Gli imprenditori sostenevano di volere usare i 150 milioni per sviluppare il gruppo che invece “già versava in un grave stato di crisi”. Altro che sviluppo. I milioni sono stati usati per coprire esposizioni pregresse. Pochi mesi dopo, scrivono i pm, il gruppo “avviava un procedimento per la ristrutturazione del debito verso il sistema bancario, circa 800 milioni di euro”. Marco Morelli era il manager sul quale Fusi contava per spingere questo ardito finanziamento. Dalle intercettazioni del Ros dei Carabinieri emergono i contatti con due uomini di Fusi che parlano con Morelli e lo incontrano: l’ad della Btp Vincenzo Di Nardo e Andrea Pisaneschi, professore ed ex consigliere di Mps e allora presidente di Antonveneta nonché consulente di Fusi e Bartolomei nell’operazione, oggi è uno dei costituzionalisti favorevoli alla riforma di Renzi e promotore del Comitato del Sì ma allora era considerato vicino a Verdini, nominato nel cda di Mps in quota centrodestra.

Il 12 giugno 2008 Pisaneschi dice che c’è bisogno di una spinta nel comitato crediti, ma esulta già: “Non ho difficoltà perché se la pratica è ben istruita eccetera… lì c’è… il Morelli c’è”. Il 17 giugno Fusi dice al suo socio Bartolomei che “Pisaneschi ormai di banda c’è” e aggiunge che “poi il passaggio va fatto anche con Marino e con Morelli … perchè loro quando va in Comitato (crediti) bisogna che ci siano”. Il 27 giugno Pisaneschi informa Fusi: “Ho parlato con Pompei (funzionario Mps) mi pare che la cosa vada bene”. Aggiunge: “Lo porterà in Comitato Crediti lunedì però io immediatamente ho già parlato anche con Morelli, ovviamente non credo che ci siano problemi”. Il 14 luglio arriva il comitato crediti ed è Morelli l’uomo chiave. Alle 20 e 54 l’avvocato Pier Ettore Olivetti Rason chiama Fusi: “Mi ha detto Pisaneschi che ora stava mandando un messaggino a Marco Morelli chiedendo se avevano finito oppure no”. L’epilogo della vicenda è registrato sul telefono di Fusi: “Riccardo? Sono Andrea Pisaneschi… scusami tanto l’ora… ma mi hanno chiamato dieci minuti fa dunque mi sembra che è andato bene però il Morelli che mi ha chiamato non si ricordava con esattezza la cifra .. dice… ‘te lo farò sapere domattina … sono stremato … ho fatto 4 ore di comitato’ …‘si… ho capito’ –dico – ‘ma dimmi la cifra’ e lui dice: ‘è passato per quello che doveva essere’”. Poi sorge un problema sul pegno delle azioni. E Pisaneschi rassicura Fusi: “richiamo Morelli anche su questo”. Pochi minuti e arriva un sms a Fusi: “Il 24 vedo Morelli e sollecito ulteriormente. Ti tengo aggiornato”. Il 25 luglio Pisaneschi aggiorna Fusi: “Sono stato ieri a cena con Marco …. gliel’ho ridetto… così … ma lui era sereno”.

Un paio di telefonate di Morelli con Di Nardo sono state registrate dal Ros ma non ritenute rilevanti tanto che Morelli non è stato indagato né sentito dai pm. Il 26 febbraio Di Nardo organizza un incontro nella sede Mps con Fusi e Morelli per il finanziamento. Il 19 marzo del 2008 Fusi chiede a Di Nardo di dire a Morelli di parlare al funzionario Pompei, che si occupa della pratica. Di Nardo esegue il 20 marzo. La telefonata viene annotata così dai Carabinieri: “Di Nardo chiama Morelli e gli dice che l’operazione è ben vista e ben valutata da Firenze e sta arrivando oggi sul tavolo di Pompei per una verifica definitiva. Di Nardo aggiunge di parlarci subito con Pompei e fargli sapere. Morelli gli farà sapere”. Il 26 marzo Fusi richiama Di Nardo. Il 28 marzo Di Nardo invia un sms a Morelli: “Caro Marco quando puoi mi kiami? Vorrei vederti 5 minuti a Siena. Il 16 aprile hai un cda importante. Non mancare! Vincenzo”. Il 23 aprile Di Nardo richiama Morelli. Ha saputo che “devono portare i bilanci anche se sapevano che i bilanci verranno approvati a giugno”. I bilanci non sono una cosa secondaria per chi vuole avere 60 milioni da una banca. Ma Morelli non si scompone: “Dice che il problema è che se Pompei non ha i bilanci non delibera in quanto non vuole che ci siano dei cambiamenti e di aver chiesto a Pompei e Zamparella di vedere cosa era possibile fare”. Poi “Morelli dice che stamattina ne parla con Pompei”. Alla fine trova la soluzione: “Morelli chiama Di Nardo – scrive sempre il Ros – e gli dice che la cosa può essere risolta con l’approvazione in consiglio della bozza del progetto di bilancio prendendo in considerazione il bilancio del 2007”. I bilanci aggiornati in fondo non erano la cosa più importante per un prestito dal Monte di Morelli e Mussari.