» Politica
domenica 04/12/2016

“Meravigliosa frittura” e impepata di accozzaglia

Flora e tanta fauna - Gamberi e calamari offerti da De Luca; la scrofa ferita di Grillo; Salvini giallo canarino come Trump e l’eterno ritorno del Caimano

È stato giovedì scorso che, in una bella giornata di sole, Maurizio Gasparri ha liberato nel mare di Agropoli una decina di pesci. A dire il vero, il vicepresidente del Senato ha issato una bagnarola bianca e l’ha rovesciata in acqua, un po’ troppo a riva. E così alcuni pesci hanno rischiato di arenarsi, ma il prode Gasparri, immergendo i mocassini in mare e con l’aiuto di Gaetano Quagliariello, è riuscito a far guadagnare il largo alle povere creature. La liberazione dei pesci come la liberazione degli elettori dalle ormai note clientele di Vincenzo De Luca.

Dal discorso del governatore campano ai 300 sindaci e amministratori della sua Regione, quello di metà novembre scoperto dal Fatto, hanno preso forma centinaia di parodie referendarie. Tutto merito dell’apologia del clientelismo raccomandata con il fulgido esempio del sindaco indagato di Agropoli, il benemerito Franco Alfieri: “Offri una frittura di pesce, portali sulle barche e sugli yacht, fai quello che cazzo vuoi tu, ma porta 4 mila persone a votare Sì”. Dall’apologia all’apoteosi il passo è brevissimo, al punto che il medesimo Gasparri, dopo aver liberato i pesci nel golfo salernitano, ha finanche cantato Meravigliosa frittura, sulle note di Gianna Nannini: “Mari di clientele mobiliterò/meravigliosa frittura attenti alla questura”. Formidabile.

Transitando dal reparto ittico alla norcineria ci s’imbatte in Beppe Grillo che anziché rimanere zitto e vincere per inerzia ha paragonato il pingue premier a “una scrofa ferita” e impaurita. Quello dell’adipe, in ogni caso, sta diventando un complesso per Matteo Renzi, che Barbara d’Urso ha provato a esorcizzare in diretta tv con untuosi complimenti estetici. Se questo è un referendum: la povera Costituzione ridotta a riempitivo propagandistico per la passerella renziana nel programma più trash dell’orbe terracqueo, la domenica pomeriggio su Canale 5. Renzi ha fatto il finto indignato: “A me non lo dici che sto meglio di prima, perché sono ingrassato”. Risposta di D’Urso: “Non è vero, sei bellino”. A men. E poi uno rimpiange la Prima Repubblica. Ma le campagne elettorali sono sempre state così. In Italia e altrove. Non solo: quando il grado di saturazione supera il livello di guardia, ecco partire l’offensiva farisea contro i fatidici toni alti. Fuffa, tutta fuffa. Se la politica è sangue e merda, come realizzò il socialista Rino Formica, lo è ancora di più in una campagna elettorale.

A proposito di toni bassi e pure raffinati. È stato proprio il presidente del Consiglio, stordito da un’overdose di personalizzazione, a definire il fronte del No come un’accozzaglia sic e simpliciter, raffigurata come un mostro a sette facce, tra cui curiosamente manca quella di Silvio Berlusconi. Un’impepata di accozzaglia da servire come antipasto prima della frittura di pesce chez De Luca. L’ex Cavaliere ha titubato parecchio prima di farsi vedere in giro. Dapprima ha tollerato il Sì del partito Mediaset guidato da Fedele Confalonieri, indi ha offerto il suo corpo di ottuagenario a uno sfiancante tour televisivo nel segno del No. Da Floris su La7, per esempio, non voleva sloggiare e al sornione conduttore è scappato un eclatante “portatelo via”.

Una campagna elettorale moderna, però, non è tale se non scatta l’accusa di omofobia. Stavolta a finire stritolata dalla spietata gogna dei social network è stata un’improvvida e incauta immagine antirenziana: una saponetta con il simbolo del Sì e un uomo nudo, di cui si vedono solo i piedi, costretto ad abbassarsi per prenderla. Un noto stereotipo diffuso in caserme e spogliatoi vari riservati ai soli maschi. Il tormentone del Sì e del No è durato comunque mesi e per forza di cosa ha incrociato altri eventi memorabili e non. Il provincialismo italico si è autolucidato a dovere con la clamorosa vittoria di Donald Trump alle presidenziali americane. Tutti a chiedersi, allora, chi sarà mai il Trump del Belpaese. Grillo, Salvini, Berlusconi? Nel dubbio tutti i predetti leader, con l’aggiunta di altri, sono stati rappresentati con il riporto giallo canarino del nuovo presidente miliardario e femminaro.

Gli eventi poco memorabili, infine. Nella consueta orgia anti-grillina dei media di matrice borghese e governativa, all’improvviso si è materializzata un’improbabile Spectre internettiana con sede a Montecitorio e guidata dal Grande Giovane Cinquestelle (Di Maio). A scoprirlo un solerte segugio della Stampa sabauda. La verità è arrivata qualche settimana dopo: la Spectre con falsi account per colpire Renzi e il renzismo sarebbe riconducibile a Titti Giovannone, al secolo la moglie valchiria di Renato Brunetta, capogruppo forzista alla Camera. Altro sublime frammento di politica trash.

© 2009-2018 RIPRODUZIONE RISERVATA - Il Fatto Quotidiano - Ti preghiamo di usare i bottoni di condivisione, e di non condividere questo articolo via mail o postarlo su internet, il giornalismo indipendente ha un costo, che può essere sostenuto grazie alla collaborazione dei nostri lettori.
Politica

Parlamento Ue, la poltrona per trattare con Berlusconi

Politica

Dal cancro al Ponte: balle, false promesse e minacce

“Rei” contro la povertà, un appello ai partiti
Politica
L’intervento

“Rei” contro la povertà, un appello ai partiti

di
A Roma sfilano in 30 mila. Renzi si risparmia i fischi
Politica
Nella capitale

A Roma sfilano in 30 mila. Renzi si risparmia i fischi

di

I commenti a questo articolo sono attualmente chiusi.

Per offrirti il miglior servizio possibile questo sito utilizza cookies. Continuando la navigazione nel sito acconsenti al loro impiego in conformità alla nostra Cookie Policy

×