» Cronaca
martedì 31/05/2016

“Marco Lillo del Fatto Quotidiano fuori dalla tv”. Maroni detta la linea alla Rai. Che esegue sconsigliando ai direttori di invitarlo

Il governatore della Lombardia ha inviato una diffida a viale Mazzini per impedire la divulgazione del libro “Il potere dei segreti”. L'ufficio legale dell'azienda pubblica scrive ai responsabili di testata: "Valutare la presenza del giornalista in trasmissioni solo con motivazioni fondate e imprescindibili esigenze di cronaca". Ora il giornalista è escluso dal video

Come arriva la censura in Rai. Su carta intestata della Regione Lombardia, il governatore Roberto Maroni, detto Bobo, ha spedito una diffida legale alle televisioni Rai e La7 per impedire la divulgazione del libro Il potere dei segreti di Marco Lillo, vicedirettore del Fatto Quotidiano. Il libro contiene le telefonate accluse agli atti di un’inchiesta della procura di Reggio Calabria non ancora terminata; pagina dopo pagina, si dipanano le inquietanti trame di un sistema di potere onnivoro e onnipresente – prefetti, politici, manager – che tenta di agganciare o blandire Isabella Votino, portavoce e detentrice del pensiero di Maroni.

Il governatore prova a censurare Lillo con la lettera del 28 aprile, dopo una doppia apparizione nel servizio pubblico, a Virus su Rai2, ad Agorà su Rai3: “Devo con rammarico rilevare che la promozione del libro (edito da Paper First del Fatto, ndr) in occasione delle vostre trasmissioni aggravi le conseguenze del reato e configuri a sua volta un illecito penale quale condotta di concorso nel reato, ovvero di favoreggiamento, anche attraverso l’utilizzo di atti o documenti di provenienza illecita (corpo del reato)”.

Maroni si rivolge ai vertici di viale Mazzini e in copia a Federico Cafiero De Raho, procuratore a Reggio Calabria, perché l’indagine è partita lì e perché lì Marco Lillo è accusato di rivelazione di segreto istruttorio. Con questa infuocata premessa, Maroni conclude: “Vi intimo e diffido pertanto ad adottare ogni misura idonea a evitare il protrarsi di tali condotte incaute e favoreggiatrice e ad astenervi per il futuro dal promuovere nelle vostre trasmissioni la citata pubblicazione”.

I dirigenti di La7 non rispondono e non inoltrano la missiva ai giornalisti, viale Mazzini non replica a Maroni, ma l’ufficio legale dell’azienda pubblica – il 27 maggio – allerta i direttori di testata e dei canali e, in pratica, sconsiglia di ospitare il vicedirettore del Fatto Quotidiano: “La partecipazione per il futuro del predetto giornalista è rimessa alle opportune valutazioni editoriali che – in considerazione della contestazione in questione – dovranno considerare la sussistenza o meno di una fondata motivazione a soddisfare imprescindibili esigenze di cronaca e di critica. (…) Facciamo presente la necessità di adottare le più adeguate cautele affinché il giornalista, qualora ospitato per le sopra indicate esigenze, sia richiamato alla propria personale responsabilità”.

Chi avrà il coraggio di offrire il microfono a Marco Lillo dopo simili richieste di precauzione? Per saperlo occorre un po’ di tempo, ma è già inconfutabile che il giornalista, dopo Virus e Agorà, non sia stato più invitato negli studi del servizio pubblico, mentre ieri, per esempio, era a La7. Viale Mazzini non sarà mica un presidio del Pirellone?

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Lo sberleffo

“Verdini tuo!”. Giochi democratici

Avete presentequel gioco di bambini in cui si gioca a passarsi la sfiga o altre brutte cose semplicemente toccandosi? “Tua”; “no, tua”. Ebbene, il nuovo must della maggioranza di governo è praticare questo simpatico passatempo con Denis Verdini. Però a mezzo stampa, che è una modalità più raffinata rispetto all’aspettare il collega in un angolo del Transatlantico passandogli il “Verdini” con una pacca sulla spalla e una risata. Il gioco, ieri, l’ha cominciato Angelino Alfano, passando il “Verdini” al Pd sul Corsera: “È un’alleanza che il Pd ha sancito per i fatti suoi ed è sotto gli occhi di tutti, conclamata. È ipocrita che ci si sforzi di negarla. È già in maggioranza e solo dei minuetti interni al Pd impongono ogni volta di cambiare gli aggettivi”. Poche ore e il presidente del Pd, Matteo Orfini, se ne va a Radio2 per ripassare il Verdini a Ncd: “Forse è Alfano a essere alleato con Verdini. Noi no, Verdini non è in maggioranza, alle amministrative in alcune realtà è alleato in altre no, ma è del tutto fisiologico, alle amministrative ci sono duemila coalizioni”. Più astratto il tentativo di passare il Verdini della compagna di corrente di Orfini, Valeria Valente, candidata sindaco del Pd a Napoli appoggiato da Ala: “Non sono i voti dei Verdini, sono di Ala”, ha detto a Canale 5. Bel tentativo e comunque l’importante, alla fine, è che si divertano.

Testatine

Testatina del 31/05/2016

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