La splendida cornice e la toccante cerimonia, o’ sole, o’ mare e il roof garden, segnalato dai siti locali come ‘nu babbà per festeggiare San Valentino. Per l’Hotel Mediterraneo di Napoli, insomma, il tocco glamour non servirebbe, ché ce l’ha già. E invece lei ce lo porta lo stesso: Maria Elena Boschi, la fatina delle riforme, una che tutti abbiamo avuto come compagna di classe in seconda media, ci siamo innamorati, poi per fortuna ci hanno promosso in terza ed è finita lì. Ma insomma, al netto dell’affannosa raccolta di firme, della formazione un po’ al ralenti dei comitati per il Sì (Renzi ne ha promessi diecimila che andranno “casa per casa”, incubo) e della ricerca di testimonial vip, dare una sensazione di attivismo fa sempre bene.

Ed eccola, allora, la titolare del dicastero della Riforma-Fine-Di-Mondo, fare il giro delle sette chiese: sabato, ore 11, Napoli, appunto, città dove il Pd non è nemmeno arrivato al ballottaggio e dove ha invitato a votare la destra di Lettieri. Corte ristretta, dicono le cronache che annunciano l’evento, ma certo Maria Elena non può essere lasciata sola.

Accanto a lei ci saranno il sottoguru della comunicazione Francesco Nicodemo e un De Luca, notizia che induce sempre a chiedere: ah sì, quale? Delusione in sala: non sarà il prorompente governatore della Regione Campania, quello che ormai imita Crozza che imita lui (ultima uscita: “bambolina imbambolata” alla neo-sindaca di Roma che li ha stracciati alle elezioni: l’hanno presa bene). Né il figliolo Roberto, piazzato assessore al comune di Salerno; ma l’altro rampollo, Piero, avvocato d’affari tra l’Italia e il Lussemburgo, che proprio a causa di certi affari non si riuscì a piazzare nelle liste bloccate del Pd per la Camera a Salerno.

Ach! Vero che il ragazzo non si è perso d’animo e ha continuato la sua resistibile ascesa, anche come socio di tale Emilio Ferraro, che aveva incarichi in società partecipate del Comune di Salerno: essendo ai tempi il padre sindaco della città c’è da pensare alla mirabolante coincidenza. In più ebbe una consulenza dal gruppo Mcm di Lettieri, azienda privata che trattava col Comune una delocalizzazione industriale: altra coincidenza. Per gli amanti del genere (il giallo familiare partenopeo, segno zodiacale Totò, ascendente Pulcinella), ci sarebbe anche il fallimento di una piccola società di consulenza, l’Ifil, sulla quale la procura di Salerno aprì un fascicolo, sospettando un intreccio tra finanziamenti alle campagne elettorali di papà e sostanziose consulenze ricevute dall’Esa, la società impegnata nel rifacimento di piazza Libertà per cui De Luca (padre, che casino, eh!) ha passato i suoi guai.

In più, la procura vorrebbe sapere come mai e a quale titolo Piero De Luca riceveva dalla Ifil biglietti aerei per decine di migliaia di euro, e ci andava il Lussemburgo con la consorte. In soldoni (è il caso di dire): avviso di chiusura indagini e ipotesi di bancarotta fraudolenta. Un bel quadretto, una cosuccia sobria che pare il presepe (te piace o’ presepe?), con Nostra Signora delle Riforme alle prese con dicerie e malelingue. È vero che ha un po’ litigato con Matteo? È vero che lui ritiene meglio spedirla in giro a benedire comitati per il Sì invece che mandarla in tivù a discutere di Costituzione con la stessa inattaccabile credibilità con cui il vostro ferramenta discetterebbe di fisica quantistica? Chissà.

Se si resta ai fatti, c’è un recente sondaggio Ipr Marketing che segnala la popolarità di Santa Maria Elena in caduta libera: dal 22% di novembre all’11% di oggi (peggio di lei fanno solo le ministre Madia e Giannini, ti piace vincere facile, eh!). Ce n’è abbastanza per dire che la toccante cerimonia di Napoli, sabato ore 11, potrà dare buoni spunti: il figlio del potentissimo De Luca padre, la ministra che fu tanto amata e il sottoguru dal tweet facile. Andranno lì a dire che se vince il No ci saranno morte e distruzione, la scabbia e lo scorbuto. Mentre se vince il Sì ci teniamo loro. Ma sai che in fondo in fondo lo scorbuto…