C’è un dubbio che da qualche giorno perseguita Claudia, giovane studentessa Erasmus in Spagna, alle prese con il suo primo referendum: “Non saprò mai se il mio voto ha contato qualcosa”. Due mesi di gincana burocratica, risposte mai arrivate, ritardi nella spedizione dei plichi con la scheda elettorale, indirizzi sbagliati. E, alla fine, la croce finale, il voto, l’invio al consolato 24 ore prima del termine finale: nessuno le dirà mai se ha fatto in tempo, se il suo voto è stato conteggiato. Nella lunga lettera che Claudia ha scritto al Fatto c’è un concentrato di burocrazia e fragilità del sistema di controllo sul voto degli italiani all’estero. Può accadere di tutto: qualcuno può votare al posto tuo, la scheda può sparire prima di arrivare a destinazione ed è impossibile tracciare l’intero processo.

L’avventura di Claudia Castellucci, originaria di Latina, inizia a fine settembre: “Mi reco sul sito del Comune di Latina, dove tuttavia non ci sono molte indicazioni circa il voto all’estero, né è indicato un indirizzo a cui rivolgersi. Scrivo dunque più volte all’indirizzo generale del Comune di Latina (ufficio URP), da cui non ricevo risposta. Solo quando mia madre riesce a parlare con gli uffici, i funzionari forniscono l’email corretta: invio finalmente tutto e mi rispondono che è tutto a posto”. Claudia aspetta, dunque, con ansia la scheda elettorale. I suoi amici ricevono il plico, ma a lei non arriva nulla: “Scrivo di nuovo al Comune, poi al ministero degli affari esteri: niente”. Contattando il consolato la studentessa scopre che la scheda era stata inviata ad un indirizzo errato: “Per scrupolo sono andata a controllare, io l’indirizzo al Comune di Latina l’ho scritto bene”. Nulla da fare, deve chiedere un duplicato. “Invio di nuovo le scansioni del documento di identità al consolato, e il 27 novembre per scrupolo chiedo se la mia richiesta del duplicato sia arrivata”. Niente da fare: “La nostra casella email non accetta allegati oltre i 10 MB”, è la risposta che Claudia riceve dalla rappresentanza italiana. Lei non demorde, a questo voto ci tiene: “Domenica rinvio il tutto in modo tale che arrivi. Lunedi mattina mi rispondono e mi dicono che mi hanno spedito il plico elettorale”. Finalmente la scheda è in viaggio.

Il 30 novembre arriva il kit con la doppia busta. Claudia apre il pacco con ansia, legge le istruzioni e vota. Ed ecco l’altra sorpresa: “Bisogna spedire la busta all’Ufficio Consolare in modo che arrivi entro e non oltre le ore 16.00 del 1° dicembre 2016 (ora locale). È la prima volta che vengo a conoscenza di ciò, a parte in un comunicato del ministero affari esteri che ho però letto solo ieri”. Corre all’ufficio postale più vicino, lascia la busta indirizzata all’ambasciata italiana di Madrid “alle ore 16 del 30 novembre”. Ventiquattro ore prima della scadenza: “Non saprò mai se la mia scheda alla fine è arrivata o è finita distrutta”.