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lunedì 05/12/2016

M5S e Lega, ovvero quelli che “le elezioni subito”

Grillo: “Votiamo con l’Italicum”. Ma i suoi lo correggono: “Aspettiamo la Consulta”. E Salvini propone: urne col proporzionale

Adesso che la campagna elettorale è già (ri)cominciata, la corsa al candidato anti-Matteo taglia il nastro di partenza 8 minuti dopo la chiusura dei seggi. Al primo exit poll sul referendum costituzionale, Matteo Salvini si piazza davanti alla luce verde delle telecamere e pare intenzionato a rimanerci a lungo, nel tentativo di accreditarsi come leader del fronte del No.

Il campo è affollato, non solo a destra. C’è Roberto Speranza, il primo della minoranza Pd a farsi avanti. Poche parole: “Eravamo nel giusto”, sentenzia quasi biblico e poi si unisce alla corte del comitato presieduto da Massimo D’Alema, redivivo anche lui. Ci sono i professori, per nulla interessati alla discesa in campo, eppure decisi a far pesare i comitati anche nella prossima battaglia, quella per la legge elettorale. E poi ci sono i Cinque Stelle, quelli che sulla carta sono i più titolati a spingere sull’acceleratore del voto. E che infatti lo fanno, con tanto di scivolone iniziale.

La linea della prudenza è stata rispettata fino a dopo l’annuncio delle dimissioni di Matteo Renzi: inaugurata già alla vigilia del voto (Grillo, nel comizio di chiusura a Torino, dava addirittura la faccenda per persa: “Ho già comprato una cassa di Maalox”, diceva), è stata mantenuta ieri sera ben oltre la mezzanotte. Nemmeno una dichiarazione dopo le prime notizie diffusi dai sondaggisti, una sobrissima conferenza stampa subito dopo la resa del presidente del Consiglio. Eppure, dicevamo, lo scivolone c’è e a farlo è Beppe Grillo in persona: sul blog, pubblica un testo in cui chiede le elezioni anticipate, niente meno che con l’odiato Italicum, quello che fino a ieri era bollato come una legge anti-democratica. Saranno i suoi a correggere il tiro, in conferenza stampa: “È finita l’epoca dell’arroganza al potere. Noi al governo ci andiamo con il voto dei cittadini: una legge elettorale esiste, se va modificata c’è la Consulta”, dice Luigi Di Maio.

Si spiega ancora meglio Danilo Toninelli, quello che per i Cinque Stelle ha seguito la stesura della proposta del Movimento in materia di elezioni: “Dite che l’Italicum è la legge dei nominati? Ma voi pensate che questo Parlamento ci lascerebbe partecipare, ci lascerebbe incidere? – questa è la tesi – Questo Parlamento avrebbe come unica intenzione quella di fare una legge contro di noi”. Per questo, insiste il deputato M5S “attendiamo i correttivi che la Consulta farà e poi andiamo a votare con questa legge: saranno le prossime Camere, legittimamente elette, a scrivere quella nuova”.

Di certo c’è che, oggi come oggi, l’impianto dell’Italicum è una manna per il Movimento: il ballottaggio, lo dicono tutte le ultime tornate elettorali, è un sistema che li premia. Non a caso, la richiesta della Lega – l’altra forza politica che ha chiesto di andare subito al voto – prevede le elezioni con il Consultellum, ovvero quel che resta della “porcata” di Calderoli (è stato proprio lui ieri sera a proporlo) dopo la bocciatura della Corte Costituzionale.

Ora la parola passa a Sergio Mattarella: il presidente della Repubblica, d’altronde, ha più volte fatto sapere di non avere fretta di riportare il Paese alle urne.

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Lo sberleffo

Il web non perdona #Ciaone, Ernesto

La Rete è una brutta bestia, Twitter un covo di rancorosi: Ernesto Carbone se lo sarebbe dovuto aspettare. Lo scorso 17 aprile, quando il referendum sulle trivelle, ostacolato dalla maggioranza del Pd, fallì senza raggiungere il quorum, il deputato super-renziano ebbe la brillante idea di rivolgere una sonora pernacchia digitale a chi era andato a votare. Con la maturità di un politico navigato e la classe di un lord democratico, Ernesto si rivolse agli sconfitti con l’hashtag #ciaone. Un gesto effettivamente indimenticabile: ieri notte, mano a mano che exit poll e proiezioni stendevano un velo pietoso sui mille giorni del governo renziano, chi era stato deriso ad aprile si è ricordato di lui. L’indirizzo twitter di Carbone è stato preso d’assalto: decine e decine e decine di messaggi; la pernacchia referendaria è stata restituita al legittimo proprietario. Amorevoli gesti dell’ombrello, cancelletti impazziti, sberleffi di ogni genere: un unico, fragoroso #Ciaone collettivo. Il povero Ernesto si è chiuso in un silenzio dignitoso, quanto tardivo. S’è limitato a rilanciare il tweet di Matteo Renzi che preludeva alla conferenza stampa d’addio. Per studiare una risposta all’altezza, presto potrebbe avere un sacco di tempo libero.

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