Caro presidente Roberto Maroni, il premier Renzi parla, parla, e intanto lei fa. Lui promette l’addio a Equitalia a fine anno? Lei, con scatto felino, lo brucia sul tempo: “Oggi la Regione Lombardia ha ‘licenziato’ Equitalia. Come avevamo promesso. Siamo la prima Regione a farlo”, ha annunciato trionfante l’altro giorno sui social. Con la delibera approvata in giunta, la riscossione dei tributi passa a un nuovo concessionario scelto con gara europea: le due società RTI Publiservizi srl e Duomo GPA srl.

“La fase di recupero bonario sarà gestita dalla Regione, mentre al recupero coatto penserà il nuovo soggetto” – ha spiegato l’assessore al Bilancio Garavaglia (lo stesso per cui è stato chiesto il rinvio a giudizio per turbativa d’asta nell’inchiesta sulle presunte tangenti nella Sanità lombarda; ma appena eletto non aveva detto “Niente indagati in giunta”?) – mentre lei ha preferito rivolgersi al cuore dei contribuenti: “Voglio un fisco umano, che aggredisca gli evasori veri ma abbia comprensione per chi ha difficoltà”, “prima viene il cittadino e poi il tributo alla Regione. Stop #Equitalia”. Bene bravo bis, è stato il coro dei lombardi che, alla Fracchia, hanno aggiunto: “Com’è umano, lei”. È davvero così?

Già, perché è bene ricordare che fu proprio il governo Berlusconi con lei ministro del Lavoro a far nascere nel 2005 la feroce Equitalia delle cartelle esattoriali (allora si chiamava Riscossione Spa, fu Prodi nel 2007 a cambiare nome), portando la riscossione in mano pubblica (prima affidata a privati, soprattutto banche, passò ad Agenzia delle Entrate e Inps). E fu ancora l’ultimo governo Berlusconi con lei ministro dell’Interno, nel 2011, ad aumentarne i poteri fino al pignoramento della casa e a bocciare una moratoria sulle riscossioni per imprese e famiglie in difficoltà per la crisi, proposta dall’Udc (“Veto del governo”, disse Casini). Allora non sembrava così umano… Ma meglio tardi che mai: sia pure a distanza di 11 anni, elimina ciò che contribuì a creare e ammette l’errore.

Chiarito il passato, mi preoccupa il futuro. Per vincere le Regionali, promise che il 75 per cento delle tasse pagate dai lombardi sarebbe rimasto sul territorio: non è che questa riscossione regionale è il primo passo? Sarebbe un bel danno per le regioni più povere e il Mezzogiorno, che vive anche grazie ai trasferimenti dalla ricca Lombardia.

Il timore riguarda però anche i contribuenti lombardi: oggi assicurate che col nuovo sistema ci sarà una riduzione dei costi per la Regione e delle spese (postali) per i cittadini. Ma le tasse da pagare quelle sono e quelle resteranno: forse è il caso di sottolinearlo, no? Per evitare illusioni di ben più sostanziosi risparmi, manco la Lombardia diventasse la Svizzera. E siamo sicuri di queste nuove società di riscossione, visto che nel recente passato hanno avuto parecchie grane per cartelle pazze? Soprattutto: chi pagherà il necessario – e imponente – cambiamento organizzativo, informatico, operativo?

Caro, umano, Maroni, va bene parlare alla pancia, al cuore, al portafoglio degli elettori come ha sempre fatto con la Lega; ma un paio di sussurri anche alla testa, giusto per chiarire come stanno esattamente le cose, non guasterebbero.

Un cordiale saluto.