“Lo sapevo, me lo avevano detto, erano giorni che me lo ripetevano: appena ti schiererai per il Sì, ti chiameranno quelli del Fatto Quotidiano”. Preveggenza, buon intuito, una scherzosa provocazione al cronista, chissà, quella di Ernesto Sica, l’uomo dei dossier contro Stefano Caldoro, l’amico della P3, il sindaco di Pontecagnano (Salerno) fresco di adesione al Nuovo Centro Destra di Angelino Alfano. L’altroieri Sica si è seduto in prima fila al Metropolitan di Napoli a una iniziativa organizzata dal ministro dell’Interno per propagandare la riforma Boschi-Renzi-Verdini.

Intruppato sin dalle regionali 2015 tra i sostenitori e gli amiconi del governatore Pd della Campania Vincenzo De Luca, dato da tempo in avvicinamento ai centristi di governo (“ho contribuito alla lista Ncd per le comunali di Salerno”, fa sapere), Sica ha ufficializzato in un colpo solo il suo ingresso tra gli alfaniani e il suo ok alla modifica della Costituzione. “Il Paese ha bisogno di fare un passo in avanti – spiega – anche se il mio è un Sì sofferto. Forse si poteva fare meglio, ma era l’unica riforma possibile. Io sarei per un sistema legislativo ancora più veloce, con una sola Camera”. Intanto Sica spera nella clemenza e nel perdono. La clemenza del Tribunale di Roma, affinché non accolga la recentissima richiesta di condanna a un anno e 6 mesi. Il perdono del Signore (“l’ho invocato”) e di Stefano Caldoro, vittima di un dossier fasullo fabbricato nel 2010 per provare a farne saltare la candidatura a governatore. Sica ha pure scritto una lettera di scuse alla figlia di Caldoro che il padre ha apprezzato molto.