Opinioni

Lo strano tifo italiano se mancano gli azzurri

C’è chi punta sulla simpatia, chi sui ricordi, chi su suggestioni. Padellaro: “Io seguo le squadre dove giocano i calciatori della Roma”

Di Daniele Erler
14 Giugno 2018

Sono passati sette mesi da Italia-Svezia, ma c’è ancora chi non si rassegna all’idea che gli azzurri non abbiano staccato il biglietto per la Russia: erano sessant’anni che non succedeva. Quello che inizia oggi è un Mondiale diverso dal solito e per consolarsi (almeno un poco) gli italiani sono in cerca di altre squadre da tifare. Può essere l’affetto per un Paese e il suo popolo, o una simpatia tutta calcistica per i campioni altrui, soprattutto se a settembre torneranno nel campionato italiano, a vestire i colori del club per cui si fa il tifo.

Ricordate l’haka, la coreografia degli islandesi? Quel modo così particolare di esultare diventò famoso due anni fa, durante gli Europei: in molti iniziarono a tifare per l’Islanda, soprattutto quando riuscirono nell’impresa di sconfiggere gli inglesi, i padri del calcio. Quattro anni fa la stessa sorte toccò a Colombia e Costa Rica, che nel Mondiale brasiliano riuscirono ad arrivare fino ai quarti di finale. E quest’anno? In attesa magari di avere un nuovo, inaspettato, colpo di fulmine calcistico, per chi faranno il tifo gli italiani? Ecco alcune risposte autorevoli.

Roberto Beccantini – Per i miei pronostici, che ci sia l’Italia o no. E quindi quest’anno per il Brasile che ha un allenatore, Tite, che non sembra uno scienziato e non vuole passare per scienziato: già questo è un vantaggio. Il Brasile avrà la voglia di cancellare il 7 a 1 contro la Germania di quattro anni fa. E poi c’è una chicca statistica. Nei Mondiali in Europa hanno sempre vinto le europee, tranne una volta. Era il 1958, si era in Svezia e vinse il Brasile di Pelé e Garrincha. In quell’occasione l’Italia non si qualificò.

Rossella Brescia – Per il Perù grazie a Michele. Chi è Michele? È un peruviano che ho incontrato in trasmissione e che ho trovato simpatico. Allora tiferò per loro.

Massimiliano Bruno – Argentina, perché sono un grande ammiratore di Leo Messi e penso che a un talento così manchi solo la vittoria di un Mondiale per entrare definitivamente nella storia.

Maccio Capatonda (Marcello Macchia) – Per l’Italia perché non c’è.

Mimmo Calopresti – Per il Brasile, senza dubbi. Per Socrates su cui ho fatto anche un documentario. E poi per questioni affettive, per il modo in cui interpretano il calcio. Ma d’altronde tifo sempre per il Brasile e poi, solo occasionalmente, anche per l’Italia.

Silvia D’Onghia – L’Egitto perché è una realtà che ha bisogno di non spegnere i riflettori sul regime e, per questo, anche il Mondiale può aiutare (e poi, da romanista, c’è pure Mohamed Salah…). Se dovessi essere razionale, invece, direi la Germania: se guidano l’Europa possono guidare anche il calcio. E chissà che il nostro popolo di pallonari, punto nell’orgoglio, non reagisca.

Sabrina Ferilli – Croazia perché ha un buon centrocampo.

Massimo Giletti – Argentina per la sua scuola calcistica di livello, per la garra e la tigna. E poi perché metà Argentina è di origini italiane.

Antonio Padellaro – Innanzitutto per l’Egitto dove gioca Salah, grande rimpianto della Roma. Poi per il Brasile dove gioca il più grande portiere di tutti: Alisson. E infine per la Serbia, dove gioca Aleksandar Kolarov. Ovviamente il mio tifo è molto orientato.

Omar Pedrini – Per l’Argentina perché il mio nome è lo stesso di Omar Sívori, genio e sregolatezza. E per la Svizzera: potrebbe essere la sorpresa di questo Mondiale e ha la mia simpatia.

Edoardo Pesce – Per l’Italia… perché, non gioca? Allora per la Spagna, perché è Europa del sud.

Pinuccio (Alessio Giannone) – Uruguay, perché da piccolo mi piaceva Recoba, calciatore uruguagio dell’Inter. E poi, visto che non avrò una pensione, magari per la vecchiaia me ne vado ad aprire un bar da loro. Sempre che non eleggano pure loro uno come Salvini, un Salvininho.

Andrea Scanzi – Contro la Germania, come sempre. E per il Portogallo, come sempre. È anzi la mia seconda patria. Colpa, anzi merito, di Saramago. Di Pessoa, di Lobo Antunes. Di quelle terre così uniche che conosco bene e dove mi sento a casa. Certo, il mio Portogallo calcistico del cuore era quello di Figo e Rui Costa, che inciampò in finale a Euro2004 proprio a Lisbona (io c’ero). Questo Portogallo è meno talentuoso e più fighetto, oltre a CR7 non c’è molto e dopo l’epifania degli Europei di due anni fa non vincerà nulla per decenni. Non importa: la Lusitania è per sempre.

Gianmarco Tognazzi – Tifo sempre per i più deboli e improbabili, quindi direi per l’Islanda. Ma avrei voglia di trovare anche una squadra che abbia più possibilità di andare avanti e che non sia fra le solite Argentina, Brasile, Spagna e Germania. Un’outsider, forse un’africana… ma devo ancora decidere.

Paolo Ziliani – Croazia perché i croati ormai da tempo sono volti familiari del nostro campionato. Sono considerati indolenti e ingestibili, ma averne di giocatori così. Hanno una popolazione inferiore a quella dell’Emilia Romagna, ma sfornano comunque una nazionale piena zeppa di calciatori di classe. E poi c’è Modric, per me — insieme a Iniesta — il miglior centrocampista d’Europa.

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