Se Luigi Di Maio ha voluto fare accenno alla “manina” che ha modificato il decreto fiscale, la Lega nega che sia mai esistita sostenendo che il testo incriminato è frutto di un accordo politico. Ecco la dinamica dei fatti che hanno portato al pasticcio del condono.

Lunedì 15, ore 10:30. In quelle ore dovrebbe tenersi un vertice politico tra il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte e i suoi due vice, Di Maio e Matteo Salvini, ma il vertice non si terrà. Salvini dice che ha altro da fare e anche Di Maio si adegua e non partecipa nonostante si trovi a Palazzo Chigi, sede del governo.

Palazzo Chigi, ore 15:30. Il vertice fallito al mattino si tiene nel primo pomeriggio. Vi partecipano Conte, Di Maio e Salvini. Di Maio in questa sede dice di aver bocciato tutte le proposte hard della Lega: scudo fiscale, depenalizzazione, limite dei 100 mila per singola imposta. “Non se ne parla” avrebbe risposto alle insistenze leghiste. Il vertice, che avrebbe dovuto concludersi alle 17, si prolunga fino alle 19 facendo ritardare l’avvio del Consiglio dei ministri.

Tra il vertice e il Cdm. Tra il vertice politico e l’avvio della riunione di governo gli sherpa dell’esecutivo, i vari capi di gabinetto coordinati da Roberto Garofoli del Mef, mettono nero su bianco le varie modifiche. La bozza del decreto quindi prende la forma definitiva e nel Consiglio dei ministri non si entrerà nei dettagli. La riunione di governo infatti inizia alle 19:31 e termina alle 21:15, un’ora e tre quarti in cui ci si occupa anche di molte altre questioni. Le modifiche contestate dovrebbero essere state introdotte in questa fase: escludendo che funzionari tecnici abbiano preso un’iniziativa personale, è probabile che il testo abbia tradotto delle indicazioni politiche rivendicate ieri dalla Lega.

Ore 21:15, dopo il Consiglio. Il M5S fa subito sapere che ci sarà “l’arresto per gli evasori” anche se la formulazione “finale” del testo è un po’ diversa. La Lega parla solo ed esclusivamente di “sanatoria per liti e cartelle” e rateizzazione in 20 rate per cinque anni. Sulla “pace fiscale” si fa riferimento solo all’aliquota che verrà applicata, il 20% sugli importi portati a emersione, e al tetto di 100 mila euro.

Il video. In un video pubblicato dal fattoquotidiano.it si vedono il sottosegretario all’Economia della Lega, Massimo Bitonci, che spiega le misure fiscali alla collega 5Stelle, Giulia Grillo, dilungandosi sulla rottamazione delle cartelle con eliminazione delle sanzioni e degli interessi. A proposito delle soglie sulla dichiarazione integrativa parla invece di “una fase di discussione” ancora in corso: potrebbe significare che c’è ancora da discutere, ma che una decisione non è stata presa.

21:30 conferenza stampa. Conte, a proposito del condono, dice “chiamatelo come volete”. Nessun accenno alle depenalizzazioni, all’Iva o all’ampliamento delle soglie. Il comunicato diramato dal governo elenca solo i punti generali e non fa nemmeno menzione della “pace fiscale”. Nel Documento programmatico di Bilancio, che in nottata viene inviato a Bruxelles, alla voce in questione si stimano entrate per 180 milioni di euro, una cifra modesta.

La bozza. La bozza del decreto contestata è datata 16 ottobre ore 10:30. Questo documento è quello che è stato dato in visione al Quirinale, non in forma ufficiale e definitiva, permettendo agli uffici di Mattarella di segnalare la non praticabilità delle ipotesi di depenalizzazione.

Di Maio spara a zero. Essendo venuti a conoscenza della bozza i dirigenti 5Stelle iniziano ad attaccare i tecnici del Mef, ma fanno allusioni anche sulla Lega e in particolare sul sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti. Di Maio in tv annuncia il ricorso in Procura e parla di decreto “manipolato”.