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venerdì 10/03/2017

L’agenda del cactus – Tutti i nomi dei politici citati nelle carte dei pm su Alfredo Romeo

Nome per nome Tutti i politici citati nelle carte dei pm su Alfredo Romeo

LICINE. Sostiene Italo Bocchino, l’ex finiano indi factotum per Alfredo Romeo: “Temo che ancora una volta poi Gianni prende la seggiata… de Magistris sta facendo operazioni clientelari a tutto spiano… eh!”. I suoi interlocutori sono due. Lo stesso Romeo e Stefano Caldoro, socialista berlusconiano, già governatore campano. La seggiata, in dialetto napoletano, è la sediata. Bocchino si dilunga sul presunto clientelismo di Luigi de Magistris, rieletto sindaco di Napoli nel giugno 2016, sconfiggendo Gianni Lettieri del centrodestra. Ma Romeo lo interrompe: “Assaggiate queste alicine… sono deliziose”.

ALFREDO VITO. Il Sistema Romeo, come lo chiamano i magistrati, è una sorta di circo laborioso sempre in cerca di buone notizie per appalti e gare varie. L’inchiesta Consip nasce a Napoli per i sospetti sui servizi di pulizia dell’ospedale Cardarelli. Negli atti rispunta persino Alfredo Vito, l’ex dc soprannominato “Mister centomila preferenze”, contattato da Guido Esposito, avversario di Romeo nella gara per il Cardarelli. Vito parla anche di Lotti: “In proposito l’Esposito, con specifico riferimento al giudizio pendente innanzi al Consiglio di Stato, in un primo tempo mi ha manifestato il suo ottimismo in ordine al buon esito di tale giudizio di secondo grado (peraltro il Tar aveva accolto il ricorso presentato da Esposito), successivamente, invece, avendogli il suddetto Consiglio di Stato dato torto, mi ha più volte rappresentato che tale decisione del Consiglio di Stato sarebbe stata condizionata da un intervento politico fatto nell’interesse della Romeo in particolare dal sottosegretario Lotti… Mi chiedete di precisare se e in che termini l’Esposito Guido mi riferì di tale intervento e se ebbe a riferirmi da chi ovvero in che modo avrebbe appreso tale notizia; a tale domanda rispondo che l’Esposito non mi ha mai detto da chi ha appreso quanto vi ho riferito a proposito dell’intervento del sottosegretario Lotti sulla menzionata controversia pendente innanzi al Consiglio di Stato, dicendomi, ancora, che un suo amico, di cui non mi ha fatto il nome, aveva visto pranzare in un ristorante romano (forse dalle parti di via Boncompagni, ma non ne sono certo) insieme allo stesso tavolo il Romeo, l’on. Bocchino e il sottosegretario Lotti”.

CIRINO POMICINO. Un altro ex democristiano è l’ex ministro Paolo Cirino Pomicino. Gli investigatori riassumono così un incontro tra lui e Romeo: “Subito dopo entrerà Paolo Cirino Pomicino che consiglia a Romeo – dopo tutti questi attacchi giudiziari che sta subendo da svariati anni dalla Procura di Napoli e che puntualmente non portano a niente se non favorire, a suo dire, la carriera di certi pm – di abbandonare le attività che ha su Napoli, di trasferire anche la sede legale su Roma e di fare una conferenza stampa coinvolgendo anche una grande testata giornalistica (indica il Corriere delle Sera) e dichiarare che non è possibile portare avanti un attività produttiva sulla città di Napoli e che di conseguenza dovrà licenziare i lavoratori, con la speranza che gli organi di Vigilanza possano comprendere quello che sta succedendo”.

IL CACTUS. Simbolo dell’impero Romeo a Napoli è l’albergo costruito nel palazzone dell’ex flotta di Achille Lauro buonanima. Il solerte imprenditore vuole a tutti i costi le fatidiche “Cinque stelle L” rilasciate da un apposito ufficio pubblico. Alla fine arrivano (in modo irregolare sostengono i pm) e la “dazione” decisiva è una pianta ricercata che arriva dal Marocco: “La successiva dazione, ancor prima del controllo, effettuato materialmente il 16 dicembre 2015 presso il predetto Hotel, di una pianta grassa denominata ‘Myrtillocactus Geometrizian Crestata’ (dell’altezza di circa novanta centimetri, che si ha contezza essere giunta a Napoli il 30 novembre 2015), che successivamente (ma prima del sopralluogo) era consegnata alla predetta Stefania De Angelis – la quale precedentemente ne aveva visto e fotografato un esemplare di fronte l’hotel Romeo -, del valore prudenziale di euro quattrocentocinquanta (450,00) circa, con l’aggiunta del costo di spedizione da Napoli a Nocera Superiore (Sa) di novanta (90,00) euro circa”.

I PITTELLA’S. Nelle intercettazioni I. e A. sono Italo e Alfredo, quasi una consuetudine familiare degli investigatori per Bocchino e Romeo. Il teatro d’azione dell’ineffabile coppia è l’Italia intera. Compresa la Basilicata dei fratelli Pittella: Gianni, capogruppo dei socialisti nell’Europarlamento, e Marcello, attuale governatore. “I: Noi abbiamo il sindaco sia a Matera che a Potenza, che sono due ex An! Mi ha detto… decide… solo ed esclusivamente il presidente della Regione!.. Allora, o vi rivolgete al fratello… chiusura in prima battuta!… O a lui. Lui fa solo operazioni… quindi, voglio dire…; A: e bé no..; I: … se li vende!… Se vuoi… tanto io delle operazioni ce li faccio… che io ci parli, e vi organizzi… vi organizzo. Gli ho detto: ‘No, fermati qua!’… A me serve l’informazione… tu c’hai il canale tuo!… Quindi… però… Allora se passate con il fratello è più di alto livello e costa un po’ meno (sorride), perché è un po’ più pulita la cosa…”.

SCHIFANI. Altra regione, altra appalto. A Palermo, in Sicilia. Qui Romeo e Bocchino temono l’ostilità degli uomini di Renato Schifani, ex presidente del Senato, tornato berlusconiano dopo la parentesi con Ncd di Alfano. Bocchino s’informa con un amico che è stato al Rup, acronimo che significa Responsabile unico del procedimento. Il sunto che ne fa a Romeo è scoraggiante: “Allora… ho parlato con Dario Colombo che è quello che ha fatto la gara e poi è andato via un mese prima (sorride)… mannaggia la miseria come amministratore delegato… ha detto Italo se c’ero io… allora (abbassa il tono della voce)… il Rup è schieratissimo per due ragioni… sul secondo… uno è l’uscente… due… vuole i soldi;… è un Consigliere Comunale di Palermo, di Forza Italia, uomo di Schifani e si occupa di Schifani… quindi stiamo messi malissimo col Rup… dice secondo lui… ha già incassato… e poi sta lì… coperto da Schifani… cioè… quindi… la battaglia la stai facendo contro… Schifani”.

LEOLUCA ORLANDO. Ma i due, sempre Romeo e Bocchino contano sul presunto aiuto di Fabio Giambrone, altro “soggetto” della gara, a capo dell’aeroporto: “Il Presidente che è Fabio Giambrone, ex Deputato… uomo… amico di Leoluca Orlando e messo lì da Leoluca Orlando… dicono… – abbassa il tono della voce – …ci stanno dando una mano e stanno facendo pressioni…”.

DENIS “VERDOS”. Nell’inchiesta Consip sul maxi-appalto da quasi tre miliardi di euro, Romeo è ossessionato da una cordata capeggiata da un altro toscano amico di Renzi, l’immarcescibile Denis Verdini, che negli atti compare più di una volta. Romeo lo chiama “Verdos”, in una riunione con Bocchino e Gaetano Quagliariello, ex ministro: “Nella mattinata del 27 settembre 2016 nell’ufficio di Romeo sono presenti, oltre che quest’ultimo anche Gaetano Quagliariello e Italo Bocchino, l’argomento di cui i tre dibattono attiene maggiormente ad un personaggio dei servizi segreti che ha avvicinato il Romeo e di cui se ne parlerà in apposito capitolo tuttavia i presenti parlano di Verdini; Romeo: “Ma poi con chill (dialetto campano) come sei rimasto con Verdos”. Bocchino riferisce che Verdini gli avrebbe detto che lo avrebbe chiamato: “Ha detto ‘ti chiamo!’. Io l’ho sfanculato (tono di voce alto)”.

IL TESORIERE. Francesco Bonifazi è il petalo barbuto del Giglio Magico. Fa il tesoriere del Pd, incaricato di trovare finanziatori dell’Unità. Romeo ha una certa idea della stampa, insieme con Carlo Russo, “l’omino” amico di babbo Renzi: “La riunione si avvicina al termine e Romeo dice ancora al Russo di non trascurare una persona, che potrebbe identificarsi nel Bonifazi in quanto i due poi parlano del giornale e tra l’altro, da fonti aperte, emerge la volontà del Gruppo Pessina, attuale editore dell’Unità, nel voler cedere la testata e che sia proprio il tesoriere del Pd in persona alla ricerca di un sostituto: ‘E poi non dobbiamo trascurare la posizione di questo, secondo me’ e Russo risponde: ‘ci sono altri… altri metodi di scambi insomma per… fermo restando che è in … è in stand by la partita giornale è lì… se e quando’ e Romeo: ‘e quella può essere una buona partita’, precisando però il Pessina è stato molto avvantaggiato nell’aggiudicazione di commesse pubbliche”.

Convegno per il Sì. A Carlo Russo, Romeo confida anche di voler organizzare a Napoli un bel convegno a favore del Sì al referendum del 4 dicembre scorso. Anche questa un’occasione per agganciare il Giglio Magico, compresa Maria Elena Boschi. Romeo riferisce di una conversazione con una sua amica magistrato, ai vertici del ministero dell’Istruzione: “Tu sei un Magistrato sei un giurista, il rapporto con l’Università… massimo parli con Cassese, parli con Lotti (abbassa la voce) o Maria Elena ho detto, metti al centro loro e fa il convegno dicendo che consiglio mi dai su… uno di quelli, uno del no? Poi ha detto ‘ci metti uno del No dentro purché non sia Movimento 5 stelle, uno di questi di Forza Italia… secondo me… che non vale un cazzo’ in modo che segni la differenza e fai la proporzione eccetera… io gli … ma tu vuoi creare un contatto con Lotti? (risata)”.

RISO IN BIANCO. Bocchino monitora le mosse dei verdiniani di Cofely, la ditta avversaria nel maxi-appalto Consip, e va a Montecitorio: “Ieri, vado alla Camera… ho incontrato ‘riso in bianco’ che una volta a settimana vado là così faccio un giretto vedo un po’ di gente e viene, il consulente di Cofely, Abrignani, l’uomo braccio destro di Verdini”. Un altro verdiniano che compare negli atti, a proposito dell’appalto del Cardarelli, è il senatore Ciro Falanga mentre Riccardo Villari è citato per alcune informazioni sul soprintendente di Roma.

PIETRA TOMBALE. Dobbiamo mettere “una pietra tombale su Luigi de Magistris”. A parlare è un dirigente del comune di Napoli amico di Romeo, che poi va da Bassolino per riempire “due fogli dattiloscritti” contro l’attuale sindaco di Napoli, una vera ossessione. Pur di battere de Magistris, Romeo interloquisce con tutti i suoi potenziali avversari: Bassolino e la sua “nemica” Valeria Valente alle primarie del Pd, infine il berlusconiano Gianni Lettieri.

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Contraddizioni

Rossi a Padoan: “Non può salvare Marroni che smentisce Lotti”

Anche il governatore Enrico Rossi, fresco di scissione dal Partito democratico e tra i fondatori del Movimento democratici e progressisti, ha capito che tra il capo di Consip Luigi Marroni e il ministro Luca Lotti – in merito alle spifferate attribuite al “lampadina” sull’inchiesta sulla Centrale pubblica degli acquisti – uno dei due mente. E dunque Rossi, ieri mattina ospite della trasmissione Coffee Break su La7, fa notare che il ministro Pier Carlo Padoan difendendo con forza la poltrona di Marroni in Parlamento di conseguenza non ha seguito la linea di Matteo Renzi che difende il suo amico Lotti: “Sarebbe singolare che Padoan rinnovasse la fiducia a Marroni che dice cose diverse da Lotti, che ha la fiducia del presidente del Consiglio”. Ma la sintesi a una contraddizione in termini, invece, l’ha trovata proprio Matteo Renzi nell’intervista di Porta a Porta di mercoledì sera a Bruno Vespa con una dichiarazione di innocenza nei confronti dell’indagato Lotti e la conferma delle parole di Padoan su Marroni (non indagato).

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“La gabbia”

Rondolino insulta il Fatto su La7: nuovo round in Tribunale

Il confronto in tv con il nostro Marco Lillo sul caso Consip, mercoledì sera a La Gabbia su La7, ha innervosito l’ultrà renziano ex-dalemiano Fabrizio Rondolino. L’ex giornalista dell’Unità ha detto che nel caso Consip “non ci sono reati”, se non “la fuga di notizie che favorisce la curiosità dell’opinione pubblica”, la “sistematica violazione del segreto istruttorio” e “lo sputtanamento”. Poi, rispondendo a Lillo, Rondolino ha spiegato che il “meraviglioso caso Consip” sarebbe stato “inventato da Woodcock e dal Fatto“. Secondo lui “non c’è nulla se non le turbe tardoadolescenziali di Woodcock e Travaglio, non ci sono i soldi, le tangenti non sono state trovate, gli appalti Consip non sono mai stati assegnati”. Poi ha aggiunto, a proposito del Fatto: “Siete l’organo disonorevole della Casaleggio Associati Srl e delle peggiori Procure d’Italia”, accusando Lillo di fare “comizietti grillini”. Quanto alla Casaleggio, “forse non siete più soci, ma avete un interesse comune”. Il Fatto “non è un giornale, è un bollettino mal fatto alle dipendenze di una società di marketing digitale e di un megaevasore fiscale pluriomicida, Beppe Grillo”. Presto questo signore dovrà ripetere i suoi delirii in Tribunale, possibilmente munito di prove.

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Testatina del 10/03/2017

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