Ieri sera Huffington Post ha pubblicato una bozza del contratto di governo tra Lega e 5 Stelle variamente smentito dagli interessati: in sostanza, par di capire, era un testo di lavoro, di mano grillina, che oggi è “modificatissimo”. Porta però la data del 14 marzo alle 9.30 del mattino ed è una curiosa coincidenza: ieri, infatti, i 5Stelle – al termine delle consultazioni – secondo un take di agenzia non smentito, avrebbero lasciato in dono a Sergio Mattarella proprio una bozza del contratto.

Se fosse la stessa pubblicata dal sito, o comunque se i suoi contenuti fossero arrivati all’orecchio del Colle, l’improvvisa guerra preventiva partita da Bruxelles avrebbe un motivo e pure un mandante. Nella bozza, infatti, ci sono alcuni punti che provocherebbero una rottura con l’Ue. Ma soprattutto uno, esplosivo se messo per iscritto: la possibilità di uscire dall’euro. Il testo recita: “Bisogna introdurre specifiche procedure tecniche di natura economica e giuridica che consentano agli Stati membri di recedere dall’Unione monetaria, e quindi di recuperare la propria sovranità monetaria, o di restarne fuori attraverso una clausola di opt-out permanente, al fine di consentire agli Stati Membri di poter avviare un percorso condiviso di uscita concordata nel caso in cui ci sia una chiara volontà popolare”.

Appena diffusa la bozza, 5Stelle e Lega corrono ai ripari: “È una versione vecchia, sull’euro le parti hanno già deciso di non metterlo in discussione”. Ad ogni modo il riferimento alla volontà popolare suggerisce l’autore, visto anche il referendum sulla moneta unica evocato da Grillo. Sospetta è anche l’ingenuità. Uscire dall’euro impone misure di emergenza rapide, anche solo accennare questa cosa in un contratto di governo causerebbe scossoni sui mercati.

Ci sono poi altri punti, per così dire, non graditi a Bruxelles. C’è la “discussione” dei trattati Ue che “risulta necessaria” (l’auspicio è il timbro 5Stelle, non a caso su questo punto non c’è accordo con la Lega), la modifica del Patto di Stabilità (da cui derivano i vincoli fiscali) e la fine delle sanzioni alla Russia, ma tenendo ferma “l’adesione piena” alla Nato.

Altro punto rilevante è la richiesta alla Banca centrale europea di sterilizzare 250 miliardi di titoli di Stato italiani (il 10% dello stock di debito) acquistati attraverso il Quantitative easing (quindi, in realtà, in pancia a Bankitalia). C’è il reddito di cittadinanza nella versione piena dei 5Stelle mentre di fatto sparisce la flat tax unica, in favore di una riforma fiscale con “aliquote fisse e deduzioni”. Tra i punti concordati c’è un maggior impegno della Cdp e la vendita di parte del patrimonio immobiliare statale, con prelazione alle “famiglia italiane”.

Viene poi ipotizzata l’introduzione di uno strumento che supplisca alla cancellazione dei voucher, i buoni lavoro e un salario minimo orario (voluto dai 5Stelle). Niente invece sulle modifiche al Jobs act. C’è infine una revisione della Fornero molto graduale, partendo dall’allargamento delle categorie che possono beneficiare di un’uscita anticipata e solo dopo con quota 100. Anche qui, ça va sans dire, ricalca il programma pentastellato.

“La bozza è un misto di cose vere, di cose vecchie, di cose scartate e di cose mai inserite”, spiegano dalla Lega, dove parlano apertamente di “bozza grillina”. Basti dire che c’è la chiusura di fatto dell’Ilva, alla quale i leghisti sono contrari, e pure l’introduzione del “vincolo di mandato” per i parlamentari (con annessa citazione della Carta portoghese).

C’è pure – e spiegano che dovrebbe essere nella sua versione definitiva – il conflitto di interessi, quello che interessa Silvio Berlusconi, terzo incomodo dei gialloverdi. Nel contratto, si spiega che riguarderà qualsiasi possibile “interferenza” tra l’interesse pubblico e un altro interesse, anche se non legato a un “vantaggio immediatamente qualificabile come monetario”. Le norme, si legge ancora nella bozza di contratto, verranno applicate anche a chi non ha incarichi governativi: tipo i sindaci delle grandi città o i dirigenti delle aziende partecipate.

Nel capitolo “Giustizia” si annuncia, senza entrare nei dettagli, una riforma del sistema elettorale del Consiglio superiore della magistratura e si stabilisce che, chi si butta in politica, non può tornare a vestire la toga. In materia penale, il contratto è durissimo: verrà vietato il rito abbreviato per i reati più gravi, si estendono i confini della legittima difesa domiciliare, si propone di rivedere la non punibilità dei minorenni, si promette la costruzione di nuove carceri. “Severa e incisiva” sarà, si legge, la lotta alla corruzione: aumento delle pene per i reati contro la Pa, Daspo per corrotti e corruttori, introduzione degli agenti provocatori. Anche la prescrizione verrà di nuovo riformata.