Caro Enrico Berlinguer, non so dove sei e se riesci a sentirmi. Ma io ti sento sempre forte e chiaro. Ho appena riletto la tua intervista a Eugenio Scalfari del 1980 sulla questione morale: “I partiti non fanno più politica. Politica si faceva nel ’45, nel ’48, negli anni 50 e 60. Che passione! Quanto entusiasmo, quante rabbie sacrosante! E tra avversari ci si stimava. De Gasperi stimava Togliatti e Nenni e, al di là delle asprezze polemiche, ne era ricambiato… I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e clientela: idee, ideali, programmi pochi o vaghi; sentimenti e passione civile zero. Gestiscono interessi, talvolta loschi… Sono federazioni di correnti, ciascuna con un boss e dei sotto-boss. Hanno occupato lo Stato e tutte le sue istituzioni, a partire dal governo. Hanno occupato gli enti locali, gli enti di previdenza, le banche, le aziende pubbliche, gli istituti culturali, gli ospedali, le università, la Rai, alcuni grandi giornali”. Questo dicevi nel 1980, e descrivevi la politica di oggi: “Molti italiani si accorgono benissimo del mercimonio che si fa dello Stato, delle sopraffazioni, dei favoritismi, delle discriminazioni. Ma gran parte di loro è sotto ricatto. Hanno ricevuto vantaggi, o sperano di riceverne, o temono di non riceverne più”. Invece – osservavi –“il voto ai referendum non comporta favori, non coinvolge rapporti clientelari, non mobilita candidati e interessi privati o di parte. È un voto assolutamente libero da condizionamenti. Sia nel ’74 per il divorzio, sia nell’81 per l’aborto, gli italiani hanno fornito l’immagine di un Paese liberissimo e moderno. Nelle elezioni politiche e amministrative il quadro cambia, anche a distanza di poche settimane”.

Ora purtroppo non è più così: siamo alla vigilia di un referendum ancor più importante, perché riguarda la nostra Costituzione che il governo vuole cambiare a colpi di maggioranza, anzi di minoranza, perché sta in piedi grazie a una legge elettorale incostituzionale. E cerca di comprare i Sì con ricatti, minacce, bugie, soldi pubblici, clientele, false promesse persino ai malati di cancro e di epatite, ai bambini diabetici. Senza pietà e senza vergogna. Se fossimo elettori liberi, voteremmo tutti No. Non perché la Costituzione non si possa cambiare in qualche articolo: tu eri per abolire il Senato, ma allora c’era il proporzionale, che mandava in Parlamento chi volevano i cittadini, senza trucchi. E comunque questa riforma mica lo abolisce, il Senato: abolisce le elezioni. Se fossimo liberi, voteremmo tutti No perché lo sappiamo tutti che questa cosiddetta “riforma” ci toglie il diritto fondamentale di sceglierci i senatori. E li fa nominare dai Consigli regionali, tra consiglieri e sindaci spesso screditati o indagati, che vanno in Senato per prendersi l’immunità diventata impunità. Sappiamo tutti che la riforma è scritta male e piena di assurdità. Ma ci ordinano di votarla lo stesso, sennò cade il governo. Come se il governo fosse obbligato a dimettersi. E come se si potesse barattare la legge più importante che deve durare decenni, col destino di un governo che – se va bene – dura al massimo un anno. Vogliono dividere noi italiani proprio sulla Carta che per 68 anni ci ha tenuti uniti sui grandi principi, diritti e doveri. Si meravigliano se persone e partiti di idee diverse e anche opposte, come 70 anni fa, si ritrovano uniti per difenderla. E vorrebbero imporcene una nuova che è molto più vecchia: riempie il Senato di nominati, toglie spazi di partecipazione a noi cittadini (anche alzando le firme da 50 a 150 mila per le leggi popolari), dà più poteri al governo e ai partiti per fare gli interessi della grande finanza e occupare tutto ciò che è pubblico, cioè nostro. Come prima, più di prima. Proprio come denunciavi tu, Enrico, inascoltato, 36 anni fa. Solo che stavolta quel tradimento non viene dai partiti in generale, ma da quello che si dice “democratico” e “di sinistra”. Il mio partito, che alle ultime elezioni prometteva “l’applicazione corretta e integrale di quella Costituzione che rimane tra le più belle e avanzate nel mondo”. Non di sfasciarla per un terzo.

Io mi sento tradita e voto No, insieme all’Associazione Partigiani, ai migliori costituzionalisti, alla Cgil, alla Fiom, a Magistratura democratica, al Fatto Quotidiano, a centinaia di comitati, agli amici che sono qui stasera e a tanta gente che vuole tenere la schiena dritta e la testa alta, senza farsi ingannare e ricattare da gente che la politica non sa nemmeno dove sta di casa, scaricando su tutti noi cittadini le loro incapacità e fallimenti e cosa ancora più grave sulla nostra Costituzione italiana. Tu, Enrico, chiudevi quell’intervista con una domanda: “Ma non è venuto il momento di cambiare e di costruire una società che non sia un immondezzaio?”. Certo che sì. Per questo domenica io voto No!