» Cronaca
venerdì 16/06/2017

Consip, inchieste e notizie ai vertici. Tutto il Csm boccia Renzi

All’unanimità - Togati e laici contro il decreto: obbligare gli investigatori a riferire ai superiori mette a rischio la segretezza delle inchieste giudiziarie

Raramente il Plenum del Csm vota all’unanimità, ma ieri è accaduto. Togati e laici di tutti gli schieramenti hanno stroncato la norma del governo Renzi che obbliga gli investigatori della polizia giudiziaria a raccontare le indagini ai superiori, pur essendo alle dipendenze dei pm. Una norma (articolo 18 del decreto 177 del 2016) inserita sottobanco nella riforma della Guardia forestale, che è stata accorpata all’Arma dei carabinieri.

La delibera della Sesta commissione, relatori il presidente Ercole Aprile e i consiglieri Antonello Ardituro e Luca Forteleoni, evidenzia il rischio che l’obbligo favorisca fughe di notizie istituzionali, essendo i capi degli investigatori collegati all’esecutivo: la polizia dipende dal ministero dell’Interno, i carabinieri da quello della Difesa, la Finanza da quello dell’Economia. Il testo, anticipato nei giorni scorsi, sottolinea il pericolo che le informative siano “portate a conoscenza di soggetti esterni all’indagine, in rapporto di dipendenza organica dalle articolazioni del potere esecutivo”.

Il Csm ha rilevato una serie di problemi “pratico-applicativi” nelle Procure e “ha preso atto”, con le audizioni, che alcuni uffici, capofila la Procura di Torino guidata da Armando Spataro, hanno dato alla norma una interpretazione “riduttiva”, facendo prevalere il principio della segretezza delle indagini sull’obbligo di informare i vertici. D’altronde, secondo la Costituzione, la polizia giudiziaria dipende dal pm. Altre Procure, invece, erano in attesa di una parola chiarificatrice del Csm, che ieri è arrivata: il governo dovrebbe fare marcia indietro e prevedere “un potere di segretazione del pm anche rispetto alla scala gerarchica della polizia giudiziaria”. Cioè gli investigatori devono riferire “compatibilmente” con gli obblighi del codice di procedura penale sul segreto e non “indipendentemente”, come prevede la riforma Renzi.

Nel dibattito c’è stato un momento di subbuglio e il vicepresidente Giovanni Legnini si è visibilmente alterato per l’intervento di Pierantonio Zanettin, consigliere laico di Forza Italia che ha associato questa norma all’inchiesta Consip e alle “talpe” che hanno informato i vertici della centrale acquisti dell’indagine che coinvolge l’imprenditore Alfredo Romeo e Tiziano Renzi, padre dell’ex premier: “Il 9 agosto 2016 il capitano Scafarto per sms scrive al colonnello Sessa, indagato per depistaggio: ‘Abbiamo fatto una stupidaggine a dirlo al capo’… È assai singolare che, solo pochi giorni dopo le preoccupazioni espresse dagli ufficiali del Noe, il 19 agosto, il governo abbia varato” la norma incriminata. Qualche mese dopo i vertici di Consip saranno informati dell’inchiesta e il ministro renziano Luca Lotti, il comandante dei carabinieri Tullio Del Sette e il generale Emanuele Saltalamacchia sono ora indagati per favoreggiamento e rivelazione di segreto. “Contesto categoricamente qualsiasi connessione tra l’iniziativa presa dal Consiglio” e il caso Consip, ha ribattuto Legnini.

Nei giorni scorsi con il Csm aveva polemizzato il capo della polizia Franco Gabrielli, che aveva detto: “Io servo lo Stato, non il governo” e aveva ricordato che, di fatto, i vertici delle forze di polizia sono sempre stati informati ma ora la cosa è stata formalizzata e disciplinata. “Mi dispiace che abbia letto la delibera in chiave di sfiducia”, ha risposto ieri Legnini, “al contrario riconfermiamo la nostra fiducia, consapevoli che la norma controversa carica di ulteriori oneri e responsabilità i vertici dei corpi di polizia”. Ma per il Csm la norma favorisce le fughe di notizie: le informazioni “senza alcun filtro o controllo del pm” e a favore anche di “soggetti che per la loro posizione apicale vedono stretto il rapporto di dipendenza organica” dal governo “appare non essere in linea con le prerogative riconosciute” al pm dalla legge.

Entra ne Il Fatto Social Club

In offerta per il primo mese a solo 1€

Abbonati ora
© 2009-2018 RIPRODUZIONE RISERVATA - Il Fatto Quotidiano - Ti preghiamo di usare i bottoni di condivisione, e di non condividere questo articolo via mail o postarlo su internet, il giornalismo indipendente ha un costo, che può essere sostenuto grazie alla collaborazione dei nostri lettori.
Cronaca
Tribunale di Milano

Fotomontaggi hot, seconda condanna per Fede: 27 mesi

È arrivata una seconda condanna nel giro di tre giorni da parte del Tribunale di Milano nei confronti dell’ex direttore del Tg4 Emilio Fede. Dopo quella di lunedì scorso a 3 anni e mezzo di carcere per concorso in bancarotta nel fallimento della Lm Management di Carlo Mora, ieri un’altra sezione penale ha inflitto al giornalista 2 anni e 3 mesi per la vicenda con al centro alcuni falsi fotomontaggi ‘hot’ che avrebbe fatto confezionare per ricattare i vertici di Mediaset quando venne licenziato nel 2012 e, in sostanza, per ottenere un accordo di uscita più vantaggioso. La Procura aveva chiesto una pena anche più pesante per Fede, 4 anni e 9 mesi, ma il giudice Alberto Carboni della sesta sezione ha sì confermato un’imputazione di tentata estorsione ma ha riqualificato altre due accuse: un’ipotesi di estorsione in tentata estorsione e una violenza privata in minacce. Secondo le indagini, il giornalista nel 2012 avrebbe dato mandato a Gaetano Ferri, suo ex personal trainer di assemblare finti fotomontaggi compromettenti che ritraevano il direttore dell’informazione di Mediaset, Mauro Crippa, così come il presidente dell’azienda Fedele Confalonieri.

Politica

“Le unioni ‘rosse’ fanno sempre flop. Il 6%? Un miracolo”

Cronaca

Polizia, Gabrielli lancia il piano anti-suicidi

Così hanno scoperto la rete dell’imprenditore
Cronaca
Agli atti

Così hanno scoperto la rete dell’imprenditore

di
“Ciancio è socio di mafiosi ”Sequestrati anche i giornali
Cronaca
Catania

“Ciancio è socio di mafiosi ”Sequestrati anche i giornali

di
Gli “effetti del Capitano”: oltre 130 mila irregolari in più
Cronaca

Gli “effetti del Capitano”: oltre 130 mila irregolari in più

di

Gentile lettore, la pubblicazione dei commenti è sospesa dalle 20 alle 9, i commenti per ogni articolo saranno chiusi dopo 72 ore, il massimo di caratteri consentito per ogni messaggio è di 1.500 e ogni utente può postare al massimo 150 commenti alla settimana. Abbiamo deciso di impostare questi limiti per migliorare la qualità del dibattito. È necessario attenersi Termini e Condizioni di utilizzo del sito (in particolare punti 3 e 5): evitare gli insulti, le accuse senza fondamento e mantenersi in tema con la discussione. I commenti saranno pubblicati dopo essere stati letti e approvati, ad eccezione di quelli pubblicati dagli utenti in white list (vedere il punto 3 della nostra policy). Infine non è consentito accedere al servizio tramite account multipli. Vi preghiamo di segnalare eventuali problemi tecnici al nostro supporto tecnico La Redazione

Per offrirti il miglior servizio possibile questo sito utilizza cookies. Continuando la navigazione nel sito acconsenti al loro impiego in conformità alla nostra Cookie Policy

×