“I Romani nella loro disperazione si erano affidati a questi come all’ultima speranza. E ora…”.
Roberto Giachetti, Pd (La Repubblica)

Venerdì 16 dicembre, mentre Raffaele Marra (descritto come il Rasputin maneggione della giunta Raggi) veniva condotto a Regina Coeli, sui giornali romani si leggevano le seguenti notizie. “L’Authority per i servizi pubblici: Capitale sporca, bus e metro lenti”. “Assunsero parenti e amici, condannati gli ex vertici Atac”. “Testaccio, topi tra i lettini. I Nas chiudono la maternità”. “Maxi truffa al Mise le società fantasma del cassiere del Nero”. “Shopping di Natale, crollo di vendite, l’ira dei negozianti”. Si tratta di piccoli e grandi orrori attribuibili soprattutto a chi ha governato “prima” la città e forse anche al solito scaricabarile amministrativo (Regione, Provincia eccetera).

Una cosa è certa: la “disperazione” dei romani di cui parla il Pd Roberto Giachetti (sconfitto dalla Raggi nella corsa a sindaco) viene da lontano. E, ne siamo convinti, ai poveri cittadini dell’Urbe che da tempo immemorabile ogni mattina si muovono, per esempio, nel vietnam del Gra o sulla gruviera del manto stradale metropolitano importerà zero sapere se dovranno maledire di più, per dire, Alemanno o Marino. Oppure il Pd di Matteo Renzi (e di Giachetti) che pensò bene di cacciare (dal notaio) la giunta del Marziano, infischiandosene del voto dei romani in tal modo spianando la strada al trionfo dei 5stelle.

Ora che l’“ultima speranza” rischia di naufragare sulla solita storia di appartamenti e mazzette, il dibattito è tutto incentrato sull’ombelico della politica. Sul togliere o meno il simbolo M5s alla Raggi, sulle epurazioni dei fedelissimi della sindaca, sulle ruggini tra le varie anime del Movimento e sul conseguente regolamento di conti interno. Mentre le opposizioni, da destra a sinistra, non si fanno mancare nulla e praticano lo sport preferito di bastonare il cane che affoga.

E che sarà mai, morto un sindaco avanti un altro (nel tritacarne). Un gigantesco chissenefrega sembra risuonare sulle condizioni di vita quotidiana dei quasi tre milioni di cittadini romani. Quanto ai 770mila “disperati” che sei mesi fa si affidarono all’ultima speranza Virginia, neanche a parlarne. Continuando così il Campidoglio diventerà un lugubre museo delle cere. E per favore, l’ultimo che esce spenga la luce.