Sky Arte sta preparando una serie di puntate dedicate ai 10 dischi più belli nella storia della musica italiana. L’idea, per quanto non nuova, è stimolante e per questo ci vogliamo provare anche noi. Ovviamente è una scelta difficilissima e, se solo ci riprovassimo domani, compileremmo una decina diversa. Però tentiamo comunque. Potrete farlo anche voi, non appena questo sondaggio verrà pubblicato sul sito del Fatto Quotidiano. Poche regole, ma chiare. Anzitutto: parliamo di dischi, non di artisti. La differenza è sostanziale.

Per esempio: Lucio Battisti e Paolo Conte sono sicuramente due dei dieci artisti più importanti della musica italiana, ma è più faticoso scegliere unicamente un loro disco, perché hanno distribuito la bravura equamente in ogni album. Al contrario ci sono artisti che magari hanno inciso un “solo” disco perfetto e poi basta, ma quel disco fai fatica a non metterlo nella decina (per esempio: l’esordio di Alberto Fortis). Altre regole. Potrete mettere un solo album per artista: troppo facile – e sbagliato – metterne 7 di De André. Poi: deve essere un “33 giri”, o almeno così li si chiamava una volta. Niente singoli o mini-cd. Il disco scelto deve poi essere stato registrato in studio: i live non sono ammessi. Infine: niente antologia e greatest hits, valgono solo le opere propriamente dette e non le raccolte.

Vi renderete conto che sarà una scelta difficilissima. Lascerete fuori troppe, troppe meraviglie. Ma qualcuno deve pur cominciare. E sia: Fabrizio De André non potrà mancare, e si sceglie qui Creuza de mä (al fotofinish su La buona novella) come rivoluzione nella rivoluzione, apice musicale (lode a Mauro Pagani) e al contempo vertigine lirica. Di Giorgio Gaber va bene tutto, e probabilmente il picco del teatro-canzone con Sandro Luporini è Libertà obbligatoria, ma se preferite vanno bene anche Polli di allevamento e Anni affollati. Ivano Fossati è un genio e, in particolare, tra 1986 e 1993 era palesemente baciato dagli Dei: diciamo Discanto, ma fate voi. Spazio poi a un pioniere mai abbastanza ricordato, Ivan Graziani, che tra Settanta e Ottanta regalava costantemente perle: Pigro non potrà certo mancare. In quegli anni un altro che nulla sbagliava era Edoardo Bennato: prendiamo La Torre di Babele, ma non verrete multati se opterete per I buoni e i cattivi o Burattino senza fili. Sempre in quel tempo Franco Battiato viveva l’apice: ecco allora L’era del cinghiale bianco, appena davanti a Patriots e La voce del padrone. Ci macchiamo di eresia e, pensando a Vasco Rossi, non scegliamo Bollicine ma C’è chi dice no, prova ulteriore di come sia stato uno dei pochi artisti italiani a non smarrirsi negli Anni Ottanta (anzi). Di Vasco, comunque, se preferite prendiamo Siamo solo noi e Vado al massimo: oppure i primi tre dischi, per nulla “acerbi” e oggi persino più belli di 40 anni fa. Infatti, ora che ci ripenso, mi macchio di eresia, ci ripenso e scelgo il disco di esordio (… Ma cosa vuoi che sia una canzone…): contiene almeno cinque capolavori dalla incredibile dolcezza. Di Lucio Battisti, la cui grandezza resta accecante, va bene tutto. Solo che i primi erano più che altro raccolte di singoli. Così andiamo un po’ avanti nella discografia, ritroviamo Graziani alla chitarra e glorifichiamo La batteria, il contrabbasso eccetera. Per godere di più, si consiglia poi di riascoltare Battisti leggendo Edmondo Berselli.

Zucchero non sbagliò nulla in Blue’s: che perfezione, mamma mia. E Rimmel ha ancora la magia di un tempo, una magia che probabilmente neanche Francesco De Gregori saprebbe spiegare. Lo so, dominano i Settanta e il più recente è del 1990, ma se mettessi un Motta tra i dieci migliori dischi di sempre mi farei ricoverare. Tante, troppe le esclusioni. Per la cronaca nella fascia 11-20 metterei: Guccini, Dalla, Jannacci, Conte, PFM, New Trolls, CSI, Gaetano, Finardi, Capossela. E poi Paoli, Tenco, Ciampi, Daniele, Baglioni, Lauzi, Endrigo, Fortis, Zero, Venditti, Ron, Cocciante, Branduardi, Vecchioni. Eccetera. Ora tocca a voi. Buon divertimento e buone litigate (con voi stessi).