Domenica sera il gruppo di ribelli che si riconosce in Jaish al-Islam – il gruppo islamista finanziato dall’Arabia Saudita – e che cercava di resistere nella Ghouta orientale e nella città di Douma, ha deciso per la resa e l’evacuazione. I suoi miliziani con le loro famiglie potranno dirigersi attraverso un “corridoio concordato” verso Jarabulus, la città controllata dall’opposizione nel nord della Siria. La situazione dei ribelli a Douma, vicino alla capitale Damasco, era terribile già prima del presunto attacco di armi chimiche di sabato. Ma le terribili fotografie delle vittime e l’enorme numero di feriti a causa del misterioso gas hanno mandato un messaggio chiaro ai ribelli: non possono sopravvivere combattendo contro l’esercito siriano.

L’attacco solleva una domanda: perché era così urgente per Assad usare armi chimiche su un fronte in cui la vittoria è imminente e quasi assicurata? Perché Assad adesso può farlo. Il presidente siriano ha capito che il presidente degli Stati Uniti Trump intende ritirare presto le sue forze dalla Siria, entro 6 mesi tutti fuori l’ordine segreto della Casa Bianca, e non c’è nessuno che si frappone sulla sua strada.

La Russia sta dando pieno sostegno militare e diplomatico ad Assad, gli iraniani e il potente gruppo libanese Hezbollah sono dalla sua parte. Non esiste uno Stato che possa fare da contrappeso a Mosca o anche a Teheran nella competizione per il futuro della Siria. Assad sa che è libero di massacrare, uccidere, bombardare e devastare ogni enclave dell’opposizione, grande o piccola. Anche se ha bisogno di usare di nuovo armi chimiche.

Dopo gli annunci di Trump è probabile che il leader siriano pagherà il prezzo sotto forma di qualche missile Tomahawk americano – come avvenne anche sotto la presidenza Obama – per colpire una delle basi militari del regime, ma è anche abbastanza chiaro che gli americani non andranno oltre. Sarà una rappresaglia spuntata e assai costosa in termini di dollari. Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite non prenderà provvedimenti finché i russi appoggeranno Assad, per il resto la “comunità internazionale” – grazie anche a quanto accade a Gaza – è una definizione che è stata resa priva di significato e peso per quel che riguarda il Medio Oriente.

Assad sta violando l’accordo per la rimozione delle armi non convenzionali dalla Siria che vennero raggiunte tra Obama, Russia e Damasco dopo un attacco chimico su larga scala nel 2013. Adesso il leader siriano scommette sulla sua impunità. Inoltre, l’uso delle armi chimiche può ridurre i combattimenti, non solo nella regione di Douma o nella Ghouta orientale. La prossima fermata per Assad sarà la “pulizia” dei gruppi islamisti che si trovano nel Golan e della regione di Idlib, in una spinta destinata a ripulire interamente la Siria dai ribelli. Le immagini di quelle donne e bambini che schiumano dalla bocca mandano un messaggio chiaro ai ribelli di quelle zone: questo sarà il tuo destino se decidi di combattere il regime.

Il vertice del 4 aprile in Turchia fra Mosca, Ankara e Teheran ha dato un’idea pericolosa del futuro regionale. Questo gruppo è diventato strategico nella definizione del nuovo Medio Oriente e della forma che prenderà. Il gruppo non è coeso e la sua capacità di resistenza è incerta. Gli Stati Uniti stanno per passare la mano. E già emerge una nuova architettura.